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MAMBO 16 Giugno Giu 2015 0956 16 giugno 2015

Renzi è senza idee, ma è presto per dirlo finito

È ancora un simbolo di cambiamento. Ma senza slanci resterà una bolla elettorale.

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Matteo Renzi.

L’idea che circola in queste ore che Renzi sia finito è bizzarra come quella che circolava poche ore fa, ossia che il premier fosse il dominus della politica italiana.
Il segretario Pd indubbiamente ha preso un colpo serio. Lo ha preso dove non ha rottamato e l’ha preso dove ha messo gente sua (Arezzo).
La sinistra, di cui Renzi, piaccia o no ai suoi compagni di partito, è il leader, paga il prezzo del governo ma anche errori tutti nati in casa dem.
MATTEO DISATTENTO AL SUO POPOLO. Quelli del presidente del Consiglio sono già stati detti: fa tutto da solo, apre scenari di guerra senza chiuderne alcuno, pensa che il contatto con l’opinione pubblica sia costruito attorno ai suoi tweet e agli articoli di giornale compiacenti. Poi ignora la sinistra, il suo popolo ormai disperso, i suoi sentimenti e anche i suoi tic. Vuole guidare una cosa ma gli manca l’umiltà di conoscerla.
I suoi critici di sinistra sono stati irresponsabili non a fronteggiarlo nelle proposte ma nel descriverlo come un dittatore in fieri. Resterà una pagina oscura della sinistra Pd, una forma di stalinismo senza comunismo.
IL PREMIER RAPPRESENTA ANCORA IL CAMBIAMENTO. Tuttavia Renzi non è finito. A meno che non si ostini nel fare gli stessi errori di questi mesi. Non è finito perché rappresenta la domanda di rinnovamento nella sinistra, il superamento di apparati ideologici che hanno dato tutto ciò che potevano dare di buono e oggi producono solo idee cattive, perché ha in testa un’Italia che si mette in movimento, invece di fare come tanti premier precedenti che hanno cercato di mettere il freno al Paese per paura dei conflitti.
Quello che emerge dalla successione delle prove elettorali è una cosa ben chiara: l’Italia è ben lontana dall’assestarsi sia con un sistema politico solido sia con rapporti di forza politici consolidati.
Il convitato di pietra è l’astensione, che indica il rifiuto del futuro gestito dalla politica. Se non calcoliamo questa massa di cittadini sfiduciati e rassegnati, e forse pure un po’ incazzati, in futuro ci accorgeremo che il restante 50% o poco più è un gioco a poker in cui il vincitore cambia partita dopo partita.
IL LEADER DEM NON HA UN'IDEA FORTE. Il segretario Pd ha vinto le prime partite, ha perso queste ultime. Il suo problema è che non è riuscito a trovare e a trasmettere l’idea forte. La destra cavalca la xenofobia. Grillo l’antisistema. Di Renzi poco si sa.
È questo il suo tallone d’Achille.
Qui si misurerà la capacità di essere leader vero o bolla elettorale.

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