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ALLEANZE 16 Giugno Giu 2015 1846 16 giugno 2015

Ue, il fronte anti-immigrati unito in parlamento

A Bruxelles nasce il gruppo Enf: con Salvini e Le Pen anche l'estremista Wilders. Mentre il Consiglio ritratta sui rifugiati. Sgomberi e caos a Ventimiglia. Foto.

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da Bruxelles

Da sinistra: Matteo Salvini (Lega Nord), l'austriaco Harald Vilimsky (Fpoe), la francese Marine Le Pen (Front National), l'olandese Geert Wilders (Pvv) e il belga Gerolf Annemans (Vlaams Belan).

Alla fine è nato. Dopo un anno di gestazione e tante polemiche, il gruppo europarlamentare anti-immigrazione, anti-Ue 'Europa delle nazioni e delle libertà' (Enf) si è insediato al parlamento di Bruxelles, grazie alla volontà di 40 eurodeputati appartenenti ai partiti più euroscettici e di estrema destra di sette diversi Stati membri.
Missione compiuta per la leader francese del Front national Marine Le Pen, che all'indomani delle elezioni europee si era vista portare via la possibilità di formare il suo gruppo per un pugno di deputati.
Secondo le regole del parlamento, infatti, per formare un gruppo servono almeno 25 deputati provenienti da sette Paesi membri. E Le Pen era riuscita a superare il primo traguardo, quota 25, ma non il secondo, fermandosi a soli cinque Stati.
OSTACOLO FARAGE. A metterle i bastoni tra le ruote era stato il leader dell'Ukip Nigel Farage, più astuto e soprattutto più veloce nel catalizzare intorno al suo Efdd, formato insieme con il Movimento 5 stelle, le forze euroscettiche europee.
A distanza di appena 12 mesi, il 16 giugno, Le Pen ha preso però la sua personale rivincita formando un gruppo grazie a una deputata inglese dell'Ukip che era stata espulsa dal partito in seguito a una questione di rimborsi elettorali gonfiati, due polacchi del Congresso della nuova destra (Knp), quattro deputati provenienti dai Paesi Bassi dal partito per la Libertà Pvv, quattro austriaci dell'Fpo, cinque italiani della Lega Nord, un belga del Vlaams Belang, 23 francesi del Front national.
«SCHULZ SI PREOCCUPI». «Questo è il risultato di un anno di lavoro, ma anche della voglia di non buttarsi in alleanze affrettate come hanno fatto altri partiti a scapito della loro reputazione», ha detto Le Pen riferendosi proprio all'Efdd.
Con lei a esultare per la nascita del gruppo, il leader della Lega Nord Matteo Salvini: «Finalmente ora c'è un'opposizione robusta a Bruxelles contro il pensiero unico, la moneta unica e l'invasione clandestina», ha commentato. «Se fossi in Martin Schulz e nei suoi soci di questa unione sovietica europea oggi comincerei a preoccuparmi parecchio».

Enar denuncia: «Così avranno maggiore influenza politica»

Matteo Salvini, leader della Lega Nord.

A preoccuparsi e a risentire già della pressione anti-immigrazione del neo gruppo parlamentare non sono però solo i politici di Bruxelles.
Dopo aver ribadito le recenti posizioni anti-semite da parte di esponenti del Front National, l'European network against racism (Enar), una rete di ong anti-razziste, ha denunciato che la formazione di un gruppo come l'Enf, «chiaramente xenofobo», permetterà a questi leader di «avere maggiore influenza politica a spese di denaro dei contribuenti europei».
«La nascita di questo gruppo fa suonare un campanello d'allarme in tutta Europa», ha detto l'europarlamentare tedesca della Gue, Sinistra unita, Gabi Zimmer. «Molti governi degli Stati membri dovrebbero interrogarsi in che modo hanno contribuito all'aumento delle destre, con le loro politiche anti-sociali che hanno provocato una disoccupazione di massa».
ALFANO RICUCE CON PARIGI. Tensioni con cui oggi i politici nazionali devono fare i conti. Così, nelle stesse ore in cui Salvini e Le Pen rafforzano la propria intesa in difesa dei diritti dei cittadini europei, a Lussemburgo i ministri dell'Interno italiano Angelino Alfano e quello francese Bernard Cazeneuve devono sforzarsi per ricucire lo strappo diplomatico avvenuto tra i due Paesi all'indomani della chiusura del transito da parte di Parigi al confine con Ventimiglia.
E soprattutto trovare insieme con gli altri colleghi europei una soluzione comune sulla questione immigrati.
WILDERS: «INIZIA LA LIBERAZIONE». Soluzione che Le Pen e Salvini hanno già concordato: «Chiudere i rubinetti», sintetizza Matteo. «Sospendere Schengen e chiudere le frontiere», gli fa eco la leader francese. A fare da megafono alla linea dura anti immigrazione del neo gruppo europeo è Geert Wilders, il fondatore e leader del partito xenofobo Pvv che fa parte dell'Enf con ben quattro europarlamentari, di cui uno è copresidente: Marcel De Graaf.
«Oggi è il D-day, l'inizio della nostra liberazione», ha esultato Wilders, «una catastrofe si sta compiendo in Europa e in Ue: milioni di persone stanno arrivando dall'Africa e questa immigrazione deve essere fermata. Vogliamo difendere la nostra sovranità nazionale contro l'immigrazione di massa e l'islamizzazione del nostro continente».

I ministri dell'Interno cedono alle paure dei Paesi membri

Un migrante fermo a Ventimiglia, al confine italo francese.

Parole che risuonano in Lussemburgo. Durante il Consiglio Ue, quasi in maniera condizionata, i ministri degli Affari interni dell'Ue decidono di cedere alle proteste e soprattutto alle paure di alcuni Stati membri contrari ad accogliere altri rifugiati, elaborando una proposta alternativa all'ambizioso piano della Commissione Juncker.
Si tratta di mettere in atto un vero e proprio sistema europeo di rimpatrio per chi non ha diritto di asilo, e un sistema di quote di rifugiati redistribuite da Grecia e Italia ma su base volontaria, il cui numero è ancora da definire, che diventano vincolanti solo una volta accettate dagli altri Stati membri.
UNA PROPOSTA AL RIBASSO. Una proposta al ribasso rispetto a quella che i capi di Stato e di governo avrebbero dovuto approvare durante il summit Ue del 25-26 giugno e che prevedeva, secondo la proposta legislativa della Commissione, la ricollocazione obbligatoria di 40 mila rifugiati, 24 mila dall'Italia e 16 mila dalla Grecia.
Una cifra che sembra ormai un lontano ricordo. E la cui cancellazione, se vincerà l'idea di un compromesso, metterà ancora più in difficoltà il governo di Roma, già in affanno nella gestione dei flussi, e fortemente criticato dalla Lega: «Se l'Italia continua a fare l'albergo per clandestini di mezzo mondo è chiaro che diventa l'unico posto dove questa gente sogna di arrivare. O a Roma si svegliano oppure anneghiamo tutti. Sino a ieri c'era il piano A», ha detto Salvini riferendosi a quello dell'esecutivo Ue, «e Renzi diceva: evviva siamo importanti, in Europa ci danno retta. Poi si è accorto che lo hanno preso in giro».

Twitter: @antodem

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