Presidente Lituana Dalia 141230100631
STRATEGIE 17 Giugno Giu 2015 0950 17 giugno 2015

Russia-Usa, Paesi baltici al centro del confronto

Alta tensione Russia-Usa, Paesi baltici in allerta. La Lituania reintroduce la leva. La Lettonia amplia le spese militari. L'Estonia chiama l'Ue. Intercettati jet russi.

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La presidente lituana Dalia Grybauskaite.

In un'intervista rilasciata al Corriere della sera il 10 giugno, Vladimir Putin affermava: «Solo una persona non sana di mente o in sogno può immaginare che la Russia possa un giorno attaccare la Nato. Sostenere quest’idea non ha senso, è del tutto infondata».
Il presidente russo si dà da fare a ogni piè sospinto per tranquillizzare l’Occidente, dicendo in sostanza che la crisi ucraina è una questione a sé stante, con una dinamica propria, e che Bruxelles e Washington non devono preoccuparsi troppo del resto, visto che nessuno a Mosca ha intenzione di invadere i Paese baltici, che sarebbero i primi a portata di mano.
E nei cui cieli la tensione sale giorno dopo giorno. Ultimo episodio in ordine di tempo il 17 giugno, quando la Raf ha intercettato tre jet russi che sorvolavano il Baltico.
REPUBBLICHE BALTICHE IN ALLERTA. Il Cremlino sostiene di non voler ricostruire l’Impero del Male che è già crollato una volta, che la mano russa è sempre tesa, sempre che qualcuno la voglia ancora accettare, e che lo spazio da Lisbona a Vladivostock può essere un’area comune di pace e prosperità tra Russia ed Europa.
Peccato che a ciò che racconta Putin credono in pochi: soprattutto dalla parti di Tallinn, Riga o Vilnius. Le tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) sono ormai da oltre 10 anni non solo membri dell’Unione Europa, ma anche della Nato. È evidentemente a queste che Vladimir Vladimirovich ha fatto riferimento, proprio perché sulle rive del Baltico sono scattati meccanismi di riflesso dopo l’inizio del conflitto nel Donbass e negli ultimi mesi la nuova situazione geopolitica e i rigurgiti della Guerra fredda hanno spinto a forti reazioni di difesa, autonome ed eterodirette.
LA LITUANIA RADDOPPIA LE SPESE MILITARI. Così la Lituania ha deciso di reintrodurre temporaneamente il servizio di leva obbligatorio per i giovani tra i 19 e i 26 anni, dopo che lo aveva abbandonato nel 2008, e di raddoppiare per il prossimo anno le spese militari.
La presidente Dalia Grybauskaite è una delle voci più critiche a livello europeo nei confronti della Russia e anche una delle più inclini ad ascoltare quelle in arrivo dagli Stati Uniti: non per niente Vilnius si è dichiarata pronta a ospitare subito mezzi e uomini che Washington e la Nato potrebbero inviare a breve in diversi Paesi dell’Est Europa.

Anche Lettonia ed Estonia mostrano i muscoli

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente Usa, Barack Obama.

A Riga non sono da meno e la presidenza lettone del primo semestre europeo nel 2015 si chiude tra qualche giorno all’insegna del confronto con Mosca e delle sanzioni che con grande probabilità saranno prolungate di altri sei mesi, nonostante tra i 28 non ci sia profondo consenso.
In seguito alla crisi ucraina anche la Lettonia ha deciso di aumentare del 15% la spesa per la difesa e già nel dicembre dello scorso anno ha acquistato nuovi carri armati dall’Olanda.
Una presenza militare permanente dell’Alleanza Atlantica è quello che si augurano pure a Tallinn, dove si fa molto affidamento sulla Germania di Angela Merkel, tanto che il primo ministro Taavi Roivas ha auspicato l’arrivo di forze europee sotto la guida di Berlino.
«USA PRONTI A MANDARE ARMI». Se a marzo la Nato e le tre repubbliche avevano già tenuto una grande esercitazione comune mostrando i muscoli sul confine russo, ora le cose si fanno più serie dopo le rivelazioni del New York Times, secondo cui il Pentagono avrebbe intenzione di mandare armi pesanti sul Baltico e in altre zone oltre la vecchia Cortina di ferro.
Sebbene i piani americani debbano essere ancora approvati, la risposta di Mosca non si è fatta attendere e il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere che gli Usa stanno coltivando volontariamente una fobia antirussa tra i loro alleati europei in modo da usare l'attuale momento di difficoltà per espandere la propria presenza militare e quindi la propria influenza nel Vecchio Continente.
IL BALTICO AL CENTRO DELLA CONTESA. In pratica quello che continua a ripetere Putin dal 2007, quando alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco aveva accusato per la prima volta apertamente gli Stati Uniti e la Nato di non volere in realtà nessuna partnership con Mosca e di rifiutare il nuovo ordine mondiale multipolare.
Il confronto è dunque in realtà tra Cremlino e Casa Bianca, come ai tempi della Guerra fredda: rispetto ad allora i Paesi baltici hanno cambiato alleanza, ma le contraddizioni interne sono rimaste.
Se sotto l’Urss erano i russi in maggioranza a essere privilegiati, ora sono la minoranza e vengono discriminati, basti pensare agli alieni della Lettonia, circa 300 mila persone prive di diritti politici.
UN QUADRO SIMILE A QUELLO UCRAINO. Il quadro non è molto diverso da quello di Kiev, dove le differenze di lingua, storia, cultura e religione tra russi e ucraini sono sempre state strumentalizzate dalla politica e in ultima analisi hanno costituito la base per la rivoluzione programmata dello scorso anno, tesa a trascinare l’Ucraina nell’orbita occidentale e transatlantica.
La differenza fondamentale, per la quale in realtà Estonia, Lettonia e Lituania non devono preoccuparsi di una futura invasione russa, è che Mosca può fare tranquillamente a meno di loro. Oltre al fatto naturalmente di essere già entrate nella Nato.

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