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REGIME 20 Giugno Giu 2015 0900 20 giugno 2015

Egitto, i rischi della repressione di al Sisi

Il Cairo condanna Morsi. E toglie rappresentanza politica ai Fratelli musulmani. Favorendo gli estremismi che sostiene di combattere. Insieme con Usa e Ue.

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Condanna senza appello per la Fratellanza musulmana al Cairo, culla e cuore del movimento politico più forte del mondo islamico, nonostante un secolo di repressioni.
Per l'Egitto si chiude la stagione della Primavera araba, dopo la conferma della Corte d'assise del Cairo della pena capitale per l'ex presidente Mohamed Morsi, deposto dai militari dopo un anno di governo disastroso.
MORSI AGLI ARRESTI DAL 2013. Dal golpe del giugno 2013, il leader dei Fratelli musulmani è agli arresti, imputato con svariate accuse.
Prima fra tutte, l'aver pianificato l'evasione dai massa dal carcere di Wadi el Natro durante la spirale di rivolte che, nel febbraio 2011, portò alla caduta del “faraone” Hosni Mubarak, per 30 anni capo di Stato.
Dalla Casa Bianca, Barack Obama salutò gli avvenimenti come «un momento storico», l'Arabia saudita auspicava una «transizione pacifica al potere», gli equilibri sembravano cambiare.
GLI USA CAMBIANO IDEA. Invece l'esperimento democratico egiziano - mai veramente democratico, perché anche durante la presidenza di Morsi sono stati repressi i manifestanti e violati diritti umani - è stato un fiasco, sfociato in un regime ancora più autoritario dell'era Mubarak.
Le università egiziane sono presidiate dai militari, i pochi manifestanti disarmati vengono uccisi o imprigionati dalla polizia, la Fratellanza musulmana è stata proclamata «organizzazione terroristica». In compenso, con il presidente e generale Abdel Fattah al Sisi, l'Europa si sente più sicura e anche gli Usa hanno cambiato idea.

L'ex presidente egiziano Mohamed Morsi alla sbarra (Ansa).

I sauditi con al Sisi, Turchia e Qatar con Morsi: la proxy war in Egitto

Tra i leader islamisti mandati a morte in Egitto ci sono anche la guida suprema dei Fratelli musulmani Mohamed Badie e altri due esponenti del movimento politico e religioso dell'Islam.
Sul capo spirituale e sull'anonimo politico che, dopo il diniego di molti compagni di partito, nel 2012 accettò la candidatura scomoda alla presidenza del post Mubarak, è stata scaricata la responsabilità del commando che quattro anni fa, anche con «lanciarazzi e armi automatiche», per i giudici «creò il grande caos in Egitto» foriero delle dimissioni di Mubarak.
«SPIONAGGIO A FAVORE DI HAMAS». Una volta liberi, «elementi di Hamas, Hezbollah libanesi, quadri dei Fratelli musulmani e beduini del Sinai di gruppi jihadisti» avrebbero innescato l'evasione a catena da altre carceri di «circa 20 mila prigionieri».
In tutto gli imputati alla sbarra sono 129, 102 dei quali contumaci. Come per la condanna all'ergastolo per «spionaggio» in favore dei palestinesi di Hamas e Hezbollah - l'accusa insomma di aver spalleggiato, al contrario di Mubarak, i gruppi armati anti-israeliani durante il suo mandato presidenziale -, un altro processo in corso, la sentenza è di primo grado.
Morsi e Badie potranno impugnarla in appello, ma la loro strada appare segnata.
RIAD CONTRO LA FRATELLANZA. Con l'aiuto del Kuwait e degli Emirati Arabi, i sauditi hanno iniettato 12 miliardi di dollari nel governo di al Sisi, mettendo al bando come in Egitto la Fratellanza musulmana.
Dall'altra parte della barricata ci sono Qatar e Turchia, che nella Primavera araba degenerata in proxy war, finanziavano Morsi e che, con altrettanti miliardi tra aiuti e finanziamenti diretti, continuano a sostenere i partiti e le formazioni islamiste della Libia e della Siria.
È infatti tra le ambizioni turche e di Doha, ricchi antagonisti dei sauditi, far sfociare le rivolte del 2011, almeno sotto forma di egemonia politica, in un ritorno allo splendore musulmano, precedente al colonialismo e all'accordo di spartizione di Sykes-Picot (1916).

Una supporter islamista di Morsi (Getty).

L'Occidente si schiera con il Cairo ma contro l'esecuzione di Morsi

La Fratellanza musulmana è nata in Egitto nel 1918, come Islam politico conservatore, in reazione al collasso dell'impero ottomano e alle dominazioni occidentali.
L'organizzazione, che è stata anche armata, è stata repressa nell'Egitto nasseriano, nella Siria degli Assad, in Palestina dove Hamas è una sua filiazione e nella Libia di Muammar Gheddafi.
Negli Anni 80 Mubarak aveva concesso alla Fratellanza di partecipare alle elezioni, in alleanza con i laici d'opposizione. Da allora l'establishment del movimento ha rifiutato la lotta armata anche se continuano a esistere sue ali estremiste, favorevoli al terrorismo.
IL RISCHIO RADICALIZZAZIONE. Equiparando la Fratellanza musulmana all'Isis, ora il governo militare egiziano ha nuovamente azzerato la sua rappresentanza politica.
All'Occidente minacciato dai jihadisti fa comodo un garante inflessibile della stabilità: il fine, anche in questo caso, giustifica i mezzi.
Ma la Fratellanza musulmana resta, anche in Occidente, il potenziale partito più votato dai sunniti che formano il 90% dell'Islam e la storia insegna che reprimere duramente i movimenti islamisti, tanto più così popolari, aumenta la loro radicalizzazione, generando mostri.
CRITICHE DA UE E STATI UNITI. Stati Uniti e Unione europea, che pure appoggiano al Sisi, hanno criticato la sentenza capitale contro Morsi e dovrebbero averne memoria.
Anche l'opposizione laica contraria all'islamizzazione che aveva appoggiato l'ultimo golpe, festeggiando in piazza Tahrir con i carri armati, dopo l'uccisione dei loro attivisti e con le strette da Stato di polizia è tornata sui suoi passi, condannando il regime e la mancanza di libertà.

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