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CARROCCIO 20 Giugno Giu 2015 1853 20 giugno 2015

Lega, Bossi contro Salvini e il partito nazionale

Il Senatùr attacca Matteo. Che rilancia: «Un nostro candidato al Campidoglio».

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Umberto Bossi e Matteo Salvini.

Da Roma ladrona a Roma capoccia.
UN CANDIDATO LEGHISTA PER ROMA. Finita la tornata elettorale, Matteo Salvini rilancia la strategia nazionale della Lega 3.0. «Se ci saranno le Comunali a Roma ci presenteremo con un nostro candidato e prenderemo una barca di voti», ha detto il segretario del Carroccio forte dei sondaggi che lo danno in crescita verso il 14% (fonte Demos).
Non è la prima volta che Salvini dice di voler schierare un suo uomo nella corsa al Campidoglio. Il 5 dicembre aveva lanciato l'idea cavalcando l'onda della prima inchiesta di Mafia Capitale.
«Ci stiamo lavorando», assicurò. Aggiungendo: «Se volete sapere la verità me lo chiedono i romani stessi: hanno provato di tutto, prima sinistra poi destra adesso ancora sinistra. Un sindaco della Lega a Roma potrebbe essere la soluzione e fare la differenza».
«APERTI AL MONDO COL MONVISO NEL CUORE». Insomma la Lega deve «aprirsi al mondo»: «Serve un progetto che guardi al di là della Padania, il nostro dovere è aprirci al mondo non solo al Monviso che pure resta nel mio cuore».
Un'apertura al mondo che, in realtà, è una chiusura al grande vecchio della Lega Umberto Bossi. «Io ho imparato tutto e devo tutto a chi mi ha preceduto», ha detto Salvini senza nominare il Senatùr, «se c'è qualcosa di diverso rispetto al passato sono i voti e i voti contano in politica».
Insomma, parafrasando Renzi, è in atto uno scontro tra Lega 1 e Lega 2. La Lega della Roma ladrona contro la Lega che è tornata a macinare consensi.
BOSSI CONTRO SALVINI. «Se esce un partito nazionale Salvini resta da solo a farlo», ha minacciato Bossi, parlando alla fine Congresso della Lega. «La Lega non può essere nazionale: finché ci sono io è nazional-padana; perché il Nord è sempre contro quel che è italiano, contro il centralismo e il fascismo italiani».
Ma il ragionamento del Senatùr non è solamente ideologico. «Al Centro e al Sud Italia, i voti non glieli danno, perché quelli vogliono i soldi e non vogliono cambiare il Paese», ha tuonato. Bocciando pure il nuovo simbolo leghista: la ruspa. Perché «i simboli buoni sono quelli che agganciano il passato, non si ha futuro se non si ha il passato e la Lega è nata per sconfiggere il Barbarossa, che si chiama Italia».
LO SFOGO DI UMBERTO. Per l'ex leader infine, anche le velleità di guidare il governo in alternativa al Pd di Matteo Renzi sono dubbie, convinto com'è che grazie all'Italicum «i grillini vinceranno le elezioni».
Un ultimo appunto Bossi lo ha dedicato al ridimensionamento dei suoi poteri disciplinari nella Lega. «Questo espone i vecchi militanti al rischio di essere ricattati e bastonati. Hanno costruito la Lega e poi sono stati messi fuori da Tosi e da Maroni e non potranno più rientrare».
A dire la verità, a Bossi il corso salviniano non ha mai convinto del tutto. Matteo - che in camera ha appese la foto di Baresi e del vecchio leader - è «ancora troppo giovane per essere il leader del centrodestra», «un giovane irruente, che rischia di dividere». Non solo: anche l'accanimento contro i campi rom è sempre stato visto di cattivo occhio: «I campi rom sono il male minore», ha sempre sostenuto.


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