MANIFESTAZIONE 20 Giugno Giu 2015 1130 20 giugno 2015

Pontida 2015, Lega revolution: spazio pure al Meridione

Basta «Roma ladrona», secessione e Nord libero. Pontida ora è amica del Sud. «Siamo nazionali, non nazionalisti», dice Salvini. Ma lo spettro di Bossi è vivo.

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Via gli ambulanti in camicia verde che cantavano, ridendo: «Vesuvio bruciali tutti!».
Il nuovo “Barbarossa” da sconfiggere per la Pontida di Matteo Salvini, arrivata domenica 21 giugno alla sua 29esima edizione, non è più, come negli anni della secessione, «Roma ladrona», simbolo di quel Sud accusato di ruberie ai danni del Nord.
Non è più «lo Stato centrale», nemico della Devolution, come negli anni della lega federalista dei governi di Silvio Berlusconi.
LOGICHE CAPOVOLTE. La Pontida che consacra alla guida della Lega Nord un nuovo uomo solo al comando, dopo Umberto Bossi, è capovolta.
Un Salvini trionfante, forte della tripletta di successi elettorali, infilati l’uno dietro l’altro, dalle Europee 2014 alle Regionali e alle Amministrative della primavera 2015, che, doppiando Forza Italia, ha scompaginato gli equilibri interni alla vecchia compagine del centrodestra da sempre a trazione azzurra, impone la svolta.
Quasi uno strappo. Pontida ora è amica dei “terroni”.
BANDIERE SICILIANE. Sul «sacro prato», come lo chiamano i militanti leghisti che lo hanno acquistato zolla per zolla (dal 2000 è di proprietà del Carroccio) debuttano le bandiere siciliane con il simbolo della Trinacria, i vessilli campani, abruzzesi, sardi.
Debuttano sullo storico palco le rappresentanze degli eletti in piccoli Comuni finora della Sicilia, della Puglia, come le due ragazze ventenni Elisabetta Pasqualino, consigliere a Pedara (Catania) e Stefania Alita, eletta ad Andria in Puglia.
'NOI CON SALVINI' C'È. Proprio loro, espressione delle liste “Noi con Salvini”, il movimento coordinato dal senatore bresciano Raffaele Volpi, con l'obiettivo di sfondare nel Meridione, accanto al gotha leghista dei governatori della Lombardia Roberto Maroni, del Veneto Luca Zaia, fresco di un plebiscito, che ancora una volta lo ha visto come il presidente di Regione più votato d’Italia.
UNA SVOLTA STORICA. Gli eletti del Sud accanto a Umberto Bossi, che Pontida l’ha inventata nel 1990 per portare la Lega, come spiega il presidente fondatore del Carroccio a Lettera43.it «nel solco della storia».
E cioè quella che vide nel Medioevo i Comuni lombardi giurare nell’Abazia della cittadina bergamasca contro l’imperatore-oppressore Federico Barbarossa poi sconfitto nella battaglia di Legnano, dove nacque la leggenda del guerriero Alberto da Giussano.

Il vecchio capo Bossi insiste: «Rilanciamo il progetto del Nord»

Militanti della Lega Nord al raduno di Pontida nel 2011.

Per Bossi Pontida resta «il simbolo della liberazione del Nord».
Il vecchio “Capo” della prima edizione ricorda quando sua moglie Manuela incinta «sentì scalciare per la prima volta nella pancia» il loro figlio Renzo, «proprio mentre rullavano i tamburi».
Ma ora non crede al progetto del partito nazionale di Salvini.
Spiega: «Semmai i consensi dal Sud arriveranno solo rilanciando il progetto del Nord».
«QUI PER VINCERE». La musica in casa leghista però è cambiata, Pontida è capovolta.
L’armata leghista trionfante di Salvini, come recita lo slogan che campeggia sul palco della manifestazione, manda a dire agli alleati e al governo di Matteo Renzi: «Siamo qui per vincere».
E per farlo serve un partito nazionale, orizzontale, diffuso su tutto il territorio.
DIVERSI DA LE PEN. Un partito «nazionale ma non nazionalista, in questo siamo diversi dalla Francia di Marine Le Pen, un partito che sia legato dalle identità territoriali», spiegano ai piani alti di Via Bellerio, sede della Lega a Milano.
Un movimento tenuto insieme dalla battaglia contro «il nuovo Barbarossa», identificato «nell’Europa dei tecnocrati», dalla crociata contro l’immigrazione, ma anche da offensive liberali per la flat tax, contro la tassazione su tutto ciò che non produce reddito.
NON PIÙ GREGARI. Senza questo partito diffuso da Nord a Sud non si va alla guida del governo del Paese.
La Lega non vuole essere più gregaria, ma espressione del candidato premier. Questa è l’ambizione.
Ma per riuscirci il più difficile banco di prova è proprio il Meridione.
Lì la Lega avrebbe voluto realizzare maggiori consensi già con le ultime elezioni regionali.
Ma Volpi, l’ambasciatore al Sud del leader leghista, preferisce metterla così: «Abbiamo tantissime richieste, abbiamo già fatto 2 mila comitati, ma dobbiamo andare con i piedi di piombo».
MEGLIO DI PASSERA. Perché «al Sud bisogna fare attenzione, ci sono a volte situazioni complicate».
Sottolinea il responsabile di “Noi con Salvini”: «E comunque, se i sondaggi sono validi per gli altri, lo sono anche per noi. Ebbene, ci danno dal 3 al 5%. Significa che quadruplichiamo i leader del nulla: Corrado Passera, Pier Ferdinando Casini e anche Angelino Alfano. Se ognuno di loro andasse da solo racimolerebbe poco più dell’1%, come del resto si è già visto dalle tornate elettorali».
«ORGOGLIO PURE A SUD». Via alla Pontida non più contro «i terroni», come lo stesso Salvini fino a pochi anni fa appellava i napoletani, con cori goliardici ai gazebo dove si versa birra.
Volpi precisa: «Questo non significa che la Pontida di Umberto non c’è più, quella è la nostra tradizione, la nostra base, ma Pontida ora è diventata l’esaltazione dell’orgoglio di tutte le identità territoriali da Nord a Sud».

«L'altro Matteo», unica alternativa a Renzi

Claudio Borghi Aquilini, responsabile Economia del Carroccio.

Dal Lazio sono partiti pullman alle tre del mattino, alle ore piccole in volo eletti anche dalla Sicilia e dalla Sardegna.
È la Lega che vuole prendere le leve del comando.
Che indica “l’altro Matteo” come «unica, vera alternativa a Renzi».
ALTRO CHE POPULISTI. Ed è, quella di Pontida 2015, soprattutto la Lega che deve smentire l’aspettativa di avversari e alleati, secondo la quale il boom “populista” di Salvini «prima o poi si sgonfierà».
Nossignore, replica il responsabile Economia del Carroccio, Claudio Borghi Aquilini, uno dei nuovi 40enni più influenti del “cerchio magico” del leader.
Assieme a lui spiccano Gianluca Savoini - già consigliere di Roberto Maroni, giovanotto pacato che, secondo i racconti, calma Matteo quando si incavola - e Luca Morisi, il guru artefice del boom sui social network del leader leghista.
IL 20% IN TOSCANA. Borghi, economista che debuttò giovanissimo come broker alla Borsa di Milano, è l’inventore nel Carroccio della flat tax, che sta nelle 10 priorità della nuova Lega, accanto all’abolizione degli studi di settore, e della legge Fornero.
In Toscana ha portato la Lega al 20% e ora fa il suo debutto sul palco di Pontida, insieme con il 18enne neo consigliere comunale Domenico Chizzaniti di Arezzo (con lui in Consiglio altri quattro eletti leghisti).
Borghi è l’autore del manualetto Basta euro.
È lo slogan lanciato nel 2014 alla prima “Pontida” di Salvini segretario federale.
PROTAGONISTI A DESTRA. L’uscita dall’euro resta il cavallo di battaglia. Borghi è esplicito: «Ora dobbiamo fare le proposte di governo. Le proporzioni all’interno del centrodestra, disegnate dal voto, mi sembra che dicano chiaramente chi sarà il candidato premier».
Magari il bagno di folla di Pontida farà placare l’ira di Salvini che, secondo alcuni spifferi raccolti da Lettera43.it, sarebbe esplosa dopo un paio di uscite del settimanale mondadoriano Chi sulla sua presunta love story con la conduttrice televisiva Elisa Isoardi.
SCINTILLE CON SILVIO. C’è chi l’avrebbe sentito dire a qualche ambasciatore di Berlusconi: «Dì a Silvio che se proseguono con ‘sta roba lui ad Arcore non mi vede più».
L’incontro con l’ex Cavaliere per ora è in programma martedì 23 giugno.
Ma intanto, per tenere botta con l’alleato-avversario e per fargli capire chi comanda ora, via alla Lega nazionale, delle identità territoriali da Nord a Sud che questa edizione di Pontida sancisce.

«A Pontida ci sarà la gente normale»

Matteo Salvini, dal dicembre 2013 segretario federale della Lega Nord.

Le corna di Vercingetorice resistono sul “sacro prato”, ma Salvini nei giorni precedenti per dare il segno del nuovo corso ha voluto sottolineare: «A Pontida ci sarà la gente normale».
Insomma quella che non mette paura, al contrario delle accuse che fanno al leader leghista per gli slogan a base di ruspa per radere al suolo i campi nomadi, «sgomberati naturalmente».
IL SIMBOLO È LA RUSPA. La ruspa appare tra i nuovi simboli a Pontida.
«Ma le paure le lasciamo tutte a Renzi», replica secco Salvini.
Certo, la storia non si cambia di colpo. A una importante new entry di Pontida - la deputata romana Barbara Saltamartini, ex An e Pdl, fresca del passaggio nella Lega dopo essere stata nelle file del Nuovo centrodestra alfaniano - un neo collega lombardo del Carroccio consiglia ridendo di non prendere il pullman della Val Brembana.
ZOCCOLO DURO ANTI-ROMA. È quello della base leghista più dura: magari qualche appellativo del tipo «Va là romana...», come capitava ai cronisti che venivano da «Roma ladrona», potrebbe ancora scapparci.
È lo zoccolo duro di Pontida che è stata fino al 2012 sempre la festa di Bossi, il suo inventore.
Anche quando il Senatùr, disarcionato dal caso Belsito, sul “sacro prato” tornò da presidente del Carroccio, e della sua icona l’allora nuovo leader Maroni si dovette far scudo.
LA BASE ANCORA CON BOSSI. Bossi, seppur non più segretario federale, era sempre accanto a lui sul palco.
E nel 2014 Salvini lo fece parlare appena prima del suo comizio di chiusura.
Lo zoccolo duro di Pontida Bossi lo ama e né Maroni, né Salvini vogliono rischiare di prendersi fischi tra i duri e puri.

La Pontida più bella del Senatùr? «Quella dopo la malattia»

Umberto Bossi con la moglie, Manuela Marrone, in una foto d'archivio.

Avverte il Senatùr con Lettera43.it: «Pontida è mia amica. La più bella è stata nel 2005, dopo la malattia. È lì che capii che ce l’avrei fatta».
Iniziò con un filo di voce, la gente temeva che non ce la facesse ad arrivare alla fine.
Ma poi bruscamente scansò i fogli del discorso che la moglie Manuela gli teneva davanti: «Basta co’ ‘sta roba...».
Manuela rise e Bossi arrivò alla fine arringando il suo popolo sforzando al limite del possibile la voce.
PRESIDENTE A VITA. Ora Salvini, pur ribadendo «nessuna sfiducia a Bossi che resterà presidente della Lega vita», avrebbe di fatto depotenziato il ruolo del vecchio leone a capo della commissione di garanzia che deve esaminare le pratiche di riammissione degli espulsi.
Bossi non potrebbe più riammettere quelli con più di 20 anni di iscrizione, ma solo i membri storici o padri fondatori, che dir si voglia.
Vale a dire, secondo una prima lettura delle nuove regole, che potrebbe impedire solo l’eventuale espulsione di sua moglie Manuela e di Giuseppe Leoni, insieme con lui i fondatori della Lega lombarda che federò tutte le altre Leghe.
QUALCHE PUNZECCHIATURA. Sia come sia, ora a Salvini, nei confronti di Bossi, di cui alcune punzecchiature lo avrebbero irritato, fa da scudo la montagna di consensi elettorali che ha portato a casa.
Ma più di una cosa al vecchio “Capo”, di cui tiene un poster in camera accanto a quello del campione milanista Franco Baresi, lo accomuna: come lui Salvini non legge i discorsi, parla a braccio per ore.
Bossi il discorso di Pontida lo iniziava a buttare giù con la penna verso l’una di notte.
Alle cinque del mattino lo dava da battere a macchina al malcapitato assistente di turno. Poi prima di salire sul palco dava una ripassata a quei fogli, li “fotografava” con la mente, e se li rimetteva in tasca.
MATTEO È SEMPRE 'FIGLIO' SUO. Salvini il discorso se lo scrive direttamente sul tablet che poi infila in tasca. È sempre “figlio” di Bossi. E come lui ora, con questa Pontida, il nuovo uomo solo al comando della Lega.

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