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ANALISI 22 Giugno Giu 2015 1735 22 giugno 2015

«Crimini di guerra a Gaza»: ma una condanna è improbabile

Un rapporto Onu accusa Israele e Hamas. La strada per la Corte penale internazionale, però, è lunga. Rinoldi: «Operatività problematica a causa della sovranità molto forte di alcuni Stati».

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Una donna palestinese e suo figlio tra le macerie della loro casa dopo un raid israeliano.

Israele e i gruppi armati palestinesi avrebbero commesso «crimini di guerra» nell'estate 2014 a Gaza. È quanto emerge dal rapporto della commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto che provocò 1.462 vittime civili tra i palestinesi e sei tra gli israeliani.
«L'ampiezza della devastazione e della sofferenza umana a Gaza è stata senza precedenti e avrà un impatto sulle generazioni future», ha scritto il giudice Mary McGowan Davis, capo della commissione d'inchiesta che ha trovato «credibili le accuse di crimini di guerra commesse sia da Israele» nell'ambito dell'operazione Margine Protettivo «sia dai gruppi armati palestinesi».
HAMAS CHIEDE DI PORTARE IL CASO ALLA CPI. Il rapporto invita la comunità internazionale a «sostenere attivamente il lavoro della Corte penale (Cpi) sui Territori occupati».
A riguardo, un portavoce dell'organizzazione politico-militare palestinese Hamas ha chiesto che il dossier venga sottoposto alla Cpi per perseguire Israele.
«SIAMO ANCORA IN UNA FASE INIZIALE». Ora si apre quindi la possibilità di far arrivare il caso fino al tribunale dell'Aja, che però «interviene solo dopo che è stato istituito un procedimento da parte del suo procuratore», spiega a Lettera43.it Dino Guido Rinoldi, professore di diritto internazionale e dell'Unione europea all'Università Cattolica di Piacenza.
«Il procuratore deve valutare i fatti per decidere se ci sono motivi fondati di procedere, quindi adesso siamo ancora nella fase 1 in una scala da 1 a 10».

La sovranità degli Stati rende complicata l'operatività della Corte

Raid israeliani su Gaza.

La strada per arrivare alla Cpi è dunque molto lunga, spiega Rinoldi: «Servono molti anni» ed è difficile che ci siano delle conseguenze concrete per i presunti colpevoli.
L'accertamento dei crimini, infatti, rischia di rimanere più simbolico che pratico: secondo Rinoldi «il diritto internazionale ha un'operatività problematica causata dalla sovranità molto forte di alcuni Stati», come Israele.
Per questo diventa «difficile portare qualcuno sul banco degli imputati», anche perché la Cpi giudica gli individui (dai politici ai generali) ed è improbabile che le due parti facciano andare in carcere dei loro rappresentanti pubblici o privati.
FASE ESECUTIVA ANCORA INDIETRO. La fase esecutiva, aggiunge Rinoldi, «è ancora indietro a causa degli aspetti politici» che complicano il corso della giustizia. Proprio una «motivazione politica» e «un'ossessione per Israele», secondo Tel Aviv, sarebbero dietro al rapporto della commissione di Ginevra. Quest'ultima ha sottolineato il fatto che nel 2014 «Israele non rivide la pratica dei raid aerei, neanche dopo che i loro effetti sui civili divennero evidenti», sollevando la questione se questa «fosse parte di una politica più ampia approvata, almeno tacitamente, dai più alti livelli del governo israeliano».
DIFFICILE ARRIVARE A UNA SENTENZA. Ma vista l'attuale forza della sovranità nazionale sull'operatività del diritto internazionale, è molto difficile che si passi dall'accertamento di questi fatti a una vera e propria sentenza della Cpi.

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