MAPPA 22 Giugno Giu 2015 1600 22 giugno 2015

Immigrazione, le politiche dei Paesi extra-europei

Obama severo coi clandestini. Australia e Giappone di ferro. Canada tollerante. Leggi e atteggiamenti degli Stati fuori dall'Ue. Spari su un gommone: un morto.

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Migranti sugli scogli a Ventimiglia.

Davanti all’ondata migratoria degli ultimi mesi, i singoli Paesi europei si sono trovati divisi e indecisi sulle politiche da adottare.
E all'interno dell'Agenda Ue, al momento, su un solo punto sembra esserci accordo: la missione in Libia. Per quanto riguarda l'accoglienza, Bruxelles naviga ancora in acque agitate.
Le leggi europee differiscono molto tra loro così come la capacità ricettiva e l’atteggiamento culturale nei confronti degli stranieri.
FASTIDIO O RISORSA? Al di fuori dell’Europa la situazione è altrettanto eterogenea e conflittuale: alcuni Stati hanno regole rigidissime, altri vedono gli stranieri come una risorsa.
E ci sono anche nazioni le cui economie dipendono totalmente dai lavoratori 'importati'.

Stati Uniti: Obama severo con i clandestini

Il presidente Usa, Barack Obama.

Negli Stati Uniti il tema dell’immigrazione è uno dei problemi più sentiti dall’opinione pubblica.
È costantemente al centro del dibattito politico e sarà al centro senza dubbio della campagna presidenziale 2016.
«La Statua della libertà non fu costruita dando le spalle al mondo», ha detto il presidente Barack Obama che a novembre 2014 ha emanato un ordine esecutivo imponendo una sanatoria sui parenti degli immigrati regolari che vivono negli Usa da più di cinque anni.
UN SISTEMA «INADEGUATO». Ma lo stesso presidente ha affermato che l'attuale sistema di leggi americane sull'immigrazione (che prevede politiche federali che si contrappongono a quelle dei singoli Stati) è antiquato e inadeguato.
Non è l'unico a pensarlo. Una sentenza della corte d'Appello di New York definì la legislazione americana sull'immigrazione «seconda come complessità solo al codice delle imposte».
OLTRE 2 MILIONI DI DEPORTATI. Obama ha messo in campo però anche una severa politica di ostacolo all'immigrazione clandestina.
Da quando è alla Casa bianca, gli stranieri deportati sono stati più di 2 milioni.
Gli ultimi dati aggiornati risalgono al 2013. Ci sono stati 438 mila immigrati rimpatriati (forzati e volontari): 198 mila di questi avevano commesso reati.
UN MILIONE DI STRANIERI RESIDENTI. Va però anche ricordato che sempre nello stesso anno gli Stati Uniti hanno garantito la residenza permanente con diritto di lavoro a quasi un milione di stranieri.

Canada: enorme e tra i più tolleranti

Toronto, città dell'estremo Sud-Est del Canada, è il capoluogo della provincia dell'Ontario e il centro più popoloso del Canada con i suoi 2.503.281 abitanti (5.753.210 nell'area metropolitana). Caratteristica della metropoli è quella di essere una delle più multiculturali al mondo, con circa il 36% degli abitanti di origine non canadese. Nella foto il tramonto sulla città.

La politica nei confronti degli immigrati in Canada è una delle più tolleranti del mondo.
Qui circa un quarto della popolazione è nata in un Paese straniero (il 21,3%).
MANCA PERSONALE. I grandi spazi e la mancanza di personale qualificato in diversi settori produttivi hanno fatto sì che si incentivasse l'ingresso di persone che hanno possibilità di trovare lavoro e di arricchire l'economia.
Negli anni precedenti è stata inoltre favorita una politica di visti destinata a imprenditori e investitori che garantiva la possibilità di ottenere il diritto alla residenza permanente, indipendentemente dal successo economico dell'impresa.
Nel 2013 hanno ricevuto il permesso di soggiorno circa 259 mila stranieri.
ANCHE TANTI IRREGOLARI. Esiste anche un alto numero di immigrati irregolari, ma il fenomeno non è represso con particolare severità.
Contribuisce a questo il fatto che il Canada è il secondo Stato al mondo per estensione e ha solo 35 milioni di abitanti: è più grande della Cina ed è abitato meno della Polonia.

Australia: inflessibile con chi non ha il permesso

Il Sydney Harbour Bridge.

Non sempre però la scarsa densità della popolazione significa un'apertura delle frontiere.
In Australia 23 milioni di abitanti vivono su un territorio superiore per estensione a quello dell'Unione europea.
Numeri alla mano, arrivano più migranti sulle coste di Lampedusa che sulle rive del Paese dei canguri.
Ma l’ex colonia britannica ha una politica severissima contro gli immigrati che entrano senza permesso.
TANTE STRUTTURE DETENTIVE. Il Migration act del 1958 stabilisce la detenzione per gli stranieri che arrivano in maniera illegittima.
Il Paese ha numerose strutture detentive, capaci di ospitare più di 6 mila persone, dove gli immigrati vengono tenuti anche per mesi e in alcuni casi anni.
DIRITTI UMANI CALPESTATI. Questa politica è stata oggetto di molte critiche da parte delle associazioni per i diritti umani.
Nel settembre 2014 lo Stato australiano è stato denunciato per aver detenuto per più di 365 giorni una bambina di sei anni.
CAMBOGIA, L'INTESA BIZZARRA. Secondo alcune stime, quasi mille minori sono detenuti per immigrazione illegale. Esistono anche delle bizzarrie: l'Australia ha stipulato un accordo con la Cambogia per “ricollocare” in quel Paese alcuni degli immigrati che giungono irregolarmente.
Ma la Cambogia è una delle nazioni da cui provengono i migranti ed è il Paese più povero del Sud-Est asiatico.

Giappone: solo l'1,7% dei residenti è straniero

Il premier giapponese, Shinzo Abe.

Neppure il Giappone ama gli immigrati.
Gli stranieri residenti sono solo l’1,7% della popolazione e la legge è molto severa.
Le espulsioni sono frequenti e i clandestini possono affrontare periodi di detenzione in Centri di controllo dell’immigrazione.
ACCUSE DI RAZZISMO. La rigidità della politica sugli immigrati e i principi spesso etnici che la ispirano hanno suscitato negli anni diverse critiche.
Un inviato Onu descrisse la condotta del Giappone come un misto di «razzismo, discriminazione e sfruttamento con la tendenza del sistema giudiziario a ignorare i diritti».
BONUS PER ANDARSENE. Nel 2009 fu varata una legge rivolta agli immigrati sudamericani (ai tempi più di 300 mila) che prevedeva una generosa “buonuscita” per il rimborso delle spese di rimpatrio: questo però comportava l’espulsione definitiva e permanente dal Paese per l’immigrato e per il suo nucleo familiare.
Tuttavia il Giappone sta affrontando una crisi demografica che nei prossimi anni potrebbe portare serie conseguenze a livello e economico e sociale.
CONCESSIONE 'A PUNTI'. In questo senso è stata varata di recente una politica “a punti” che vuole facilitare la concessione del permesso di residenza a persone con qualifiche professionali.
Anche un recente sondaggio del quotidiano Asahi Shimbun ha dimostrato nell’opinione pubblica, dopo anni di chiusura, una maggior disponibilità ad accettare gli immigrati.

Russia: il secondo Stato al mondo per immigrati

Vladimir Putin.

Un retaggio della Guerra fredda induce a pensare che dalla Russia si cerchi di scappare: i numeri dicono diversamente.
La Federazione è il secondo Paese al mondo per numero di immigrati.
PURE DALL'AFRICA. Se è vero che negli ultimi anni si è assistito a una crescita di russi che cercano fortuna all’estero (il numero ha sfiorato i 200 mila all’anno), sono numerosissimi i migranti provenienti dal Caucaso, dall’Asia centrale e orientale e anche dall’Africa che sono ospitati regolarmente se riescono a trovare un datore di lavoro.
In tutto, la Russia ha circa 11 milioni di stranieri.
CLANDESTINI: 3,7 MILIONI. C’è anche un crescente numero di clandestini stimati in 3,7 milioni.
Nei confronti di questi le autorità russe hanno incrementato la politica repressiva.
A ottobre 2014 la polizia di Mosca ha compiuto un raid che ha portato all’arresto di più di 7 mila stranieri, disponendo l’espulsione immediata per 800 di questi.

Cina: sanzioni pesanti per chi assume gli illegali

Il presidente cinese, Xi Jinping.

La Cina è un Paese di colossali migrazioni interne, spesso dalle campagne ai centri urbani.
Questi flussi migratori sono stati accompagnati negli anni del boom economico da un numero sempre crescente di ingressi non autorizzati dall’estero che ha spinto lo Stato a una riforma delle leggi sull’immigrazione, elaborando quello che da noi verrebbe definito un Testo unico entrato in vigore nel luglio 2013.
CONFISCA DI TUTTO. La nuova legge sanziona pesantemente chi assume immigrati illegali con multe e con la confisca di ogni profitto prodotto dal lavoro illegale.
Prevede anche la detenzione e l’espulsione immediata per i migranti.
UNO STATO CHIUSO. La Cina rimane comunque un Paese chiuso, se si pensa che le persone ammesse alla residenza permanente con possibilità di lavoro sono solo poche centinaia all’anno.

Emirati arabi: il 90% della forza lavoro viene da fuori

Le luci urbane illuminano la notte a Dubai, la città più popolosa degli Emirati Arabi.

Gli Emirati arabi devono la loro ricchezza al lavoro degli immigrati che rappresentano circa l’84% della popolazione (7,8 milioni su un totale di meno di 10 milioni) e più del 90% della forza lavoro.
I Paesi di provenienza sono soprattutto l’India, il Pakistan e il Bangladesh.
IL DATORE È SPONSOR. Qui vige il Kafala Sponsorship System, applicato anche in diversi Stati arabi, che consente a un datore di lavoro di diventare sponsor di un migrante a cui dà un impiego.
Il sistema ha creato i presupposti di una massiccia immigrazione di manodopera a basso costo, ma è una forma di caporalato internazionale che da anni è sotto accusa per violazione dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani.
RISCHIO DI RICATTI. L’imprenditore diventa in questo modo il referente unico dell’immigrato che lavora sotto il ricatto di un possibile rimpatrio forzato.

Arabia Saudita: lavoro a parte, la chiusura è totale

Riad, capitale dell'Arabia Saudita.

Situazione assai simile in Arabia Saudita dove circa il 30% della popolazione (25 milioni di persone) è composta da lavoratori stranieri, soprattutto indiani, pakistani ed egiziani.
Ma a parte i lavoratori, c'è politica di severissima chiusura nei confronti degli stranieri.
NIENTE VISTI TURISTICI. Non esistono visti turistici (solo i pellegrini musulmani sono ammessi), chiunque entri illegalmente o superi la data di scadenza del visto di lavoro (la cui massima estensione è di sei anni) è arrestato ed espulso.
Nel 2013 un’estesa operazione del governo contro l’immigrazione clandestina ha portato a scontri con diversi morti.

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