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STRAPPO 23 Giugno Giu 2015 2332 23 giugno 2015

Fassina lascia il Pd: «Non ci sono più le condizioni per restare»

L'annuncio era stato dato dopo la scelta del governo di porre la fiducia sul ddl Scuola. 

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Stefano Fassina.

Stefano Fassina dice addio al Partito democratico. Poi, nella notte, ci ripensa e dichiara: «Non ho ancora lasciato».
L'annuncio dello strappo, un po' a sorpresa, era stato dato nel corso di un intervento al circolo Capannelle di Roma.
«AGENDA ALTERNATIVA». «Io credo che sia il momento, per quanto mi riguarda, di prendere atto che non vi sono più le condizioni per andare avanti nel Pd e insieme ad altri proveremo a costruire altri percorsi. Altri percorsi che portano non a una testimonianza minoritaria, ma a fare una sinistra di governo su una agenda alternativa».
«UNO SCHIAFFO AL PARLAMENTO». Le parole di Fassina fanno seguito all’amarezza manifestata dopo la scelta del governo di porre la fiducia sul ddl Scuola. «È uno schiaffo al parlamento e all’universo della scuola che in questi mesi si è mobilitato per un intervento innovativo e di riqualificazione della scuola pubblica», ha detto Fassina. «Il testo del maxi emendamento predisposto dal governo si limita a qualche ritocco cosmetico senza dare le risposte necessarie al fine di cancellare la chiamata dei docenti da parte dei presidi, di introdurre un piano pluriennale di assunzione degli insegnanti precari, di rivedere l’iniquo finanziamento alle scuole private e, infine, di ridefinire le norme di delega».
«NO AL VOTO DI FIDUCIA». «Il Pd», ha concluso, «mette la fiducia su un testo che contraddice profondamente il programma sul quale siamo stati eletti. Inaccettabile il ricatto sulle stabilizzazioni. No al voto di fiducia».

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