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SOCIETÀ 23 Giugno Giu 2015 1000 23 giugno 2015

Il papa schiacciato tra diritti omo e Family day

Aperture. Via la parola «malattia» dal primo sinodo. Mano tesa ai risposati. «Rispetto per le unioni, ma no matrimonio»: il teologo Cozzoli spiega Bergoglio.

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Il popolo di piazza San Giovanni a Roma, gremita per il Family day, ha detto di aver toccato quota un milione.
Fossero anche stati parecchi di meno, erano indubbiamente in tanti, il 20 giugno, a rifiutare sotto la pioggia scrosciante i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Molti anche i volti politici e pubblici noti.
L'Italia tradizionalista, una parte nutrita del Paese, si è organizzata senza il cappello del Vaticano nella piazza della sinistra, chiamando Francesco a pronunciare un 'no' forte e chiaro contro la negazione delle differenze biologiche tra uomo e donna che si va affermando in Europa.
APERTO ALLE DIVERSITÀ. «Mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mirano a cancellare la differenza sessuale. La rimozione della differenza è il problema, non la soluzione», ha detto recentemente il papa da piazza San Pietro.
Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin è stato inequivocabile sul sì dei cattolicissimi irlandesi al matrimoni tra omosessuali: «Una sconfitta per l'umanità», l'ha definita.
E Francesco ha anche respinto l'ambasciatore gay voluto dalla Francia per la Santa Sede.
Ma per la corposa ala conservatrice dei cattolici queste prese di posizione non sono abbastanza.

Papa Francesco in San Pietro (Getty).

PRESSIONI DA DESTRA E SINISTRA. Il papa argentino è troppo simpatico alla sinistra e anche ai movimenti gay, che sorvolano sulle sue dichiarazioni circa l'ordine sessuale naturale, apprezzando intanto quel che c'è di buono nel nuovo pontificato: l'apertura e il rispetto anche verso i non eterosessuali («chi sono io per giudicare?»), l'accoglienza di una Chiesa che prima non giudica, ma ascolta le diversità.
Qualcosa di effettivamente inedito - Jorge Mario Bergoglio è stato anche il primo papa a visitare un tempio degli scomunicati valdesi - che pone Francesco in una posizione scomoda.
Per i conservatori contrari a qualsiasi concessione il papa è pericoloso.
Almeno l'altra metà progressista del Paese preme invece affinché la sua misericordia apra un qualche varco sui diritti ai gay. Come probabilmente alla fine sarà.

I sinodi sulle «famiglie ferite»: mano tesa a risposati e gay

Monsignor Mauro Cozzoli. (Imagoeconomica).

Il papa venuto «dalla fine del mondo» ha diffuso un questionario tra i credenti e indetto un sinodo per «curare le famiglie ferite» (a Roma dal 4 al 25 ottobre), a un anno dalla riunione straordinaria del 2014 che, su risposati e omosessuali, portò allo scontro interno e, infine, alla stralciatura dalla Relatio finale dei passaggi più coraggiosi sui gay.
Persone con «doti e qualità da offrire alla comunità cristiana» e, in alcuni casi, capaci di «mutuo sostegno fino al sacrificio» verso i partner, avevano scritto gli estensori progressisti.
DIRITTI NON È RELATIVISMO. Dal testo del primo sinodo è comunque sparita la parola «peccato» e non si parla più neanche di «malattia» degli omosessuali.
Restare saldi «come fa Francesco, sulla verità del matrimonio quale unica unione naturale possibile tra uomo e donna», spiega a Lettera43.it monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla Pontificia università lateranense, «non esclude poi il riconoscimento agli omosessuali di alcuni diritti, come persone e anche per le unioni. Non diritti matrimoniali però, altrimenti sarebbero disconosciute verità e valore del matrimonio, cadremmo nel relativismo».
Nell'ultima enciclica, Laudato si', il papa «contesta chiaramente il relativismo. Francesco non tocca la dottrina e in questo senso si è espresso anche sulla teoria del gender», ricorda il teologo della Santa sede.
UNIONI NON MATRIMONIALI. «La Chiesa può e deve dire - sul piano politico e civile, non solo religioso -, che il matrimonio è uno solo. È una verità non esclusivamente cristiana ma naturale, che appartiene alla dualità. Natura e cultura si incontrano nel matrimonio come unione eterosessuale», aggiunge.
Ciò detto, è una verità anche che gli omosessuali siano «a tutti gli effetti persone con una loro dignità sia umana sia cristiana, da riconoscere fino in fondo», commenta padre Cozzoli, «e questo ha fatto e chiede di fare Francesco nel suo pontificato. La sua scelta è guardare, prima di tutto, non alla colpa e al peccato, ma alle fragilità umane e ai peccatori. Spostare l'attenzione dalla legge alle coscienze. Mostrare il volto non di un Dio giudice, ma misericordioso».

Una Chiesa che ascolta e accoglie: e nel 2015 c'è il Giubileo

La folla del Family day a Roma (Ansa).

Francesco si china, da «cristiano verso tutte le miserie umane e i disordini morali».
Pratica «un'opzione preferenziale sui deboli, gli esclusi, gli emarginati, i poveri» e per questo è un papa che fa «molta presa sulla gente».
Piace a sinistra, perché è contro i privilegi e il potere, sta con gli ultimi e li accoglie.
Ma «non è comunista», come ha tenuto a precisare lo stesso Bergoglio.
E soprattutto, «non cambia la verità. La verità resta lì, il pontefice la ribadisce senza discostarsi né dalla dottrina né dai pronunciamenti dei predecessori. Nel caso degli omosessuali, la posizione della Chiesa rimane quella riassunta nel Catechismo», sottolinea il teologo pontificio.
DOTTRINA A 360 GRADI. La differenza è che il papa argentino «estende l'insegnamento della dottrina cattolica a 360 gradi, a tutti gli ambiti della morale. Lo si è visto con le condanne della corruzione e delle diseguaglianze e con il suo forte richiamo alle problematiche ambientali di Laudato si'».
Questo sguardo allargato, a tratti pragmatico, sul mondo è il riflesso della scelta di Francesco di «spostare, nel suo pontificato, il primato dalla legge a una dimensione di relazione, di riequilibrare lo sbilanciamento di una Chiesa concentrata sul piano dottrinale. Di essere prima di tutto un papa evangelico, un uomo di relazione».
UN RUOLO DI GUIDA. Bergoglio ha annunciato un Giubileo straordinario nel 2015, l'anno santo della misericordia.
Vuole una Chiesa di nuovo nella società. Che parli, come Gesù, agli uomini che sono fragili, deboli, peccatori, eterosessuali e anche omosessuali. «Francesco non li giudica, ma promette di guidarli, accoglierli, accompagnarli. È questa la chiave per capire le sue aperture sul piano interpersonale, chi le giudica come un cambiamento dottrinale sbaglia», conclude Cozzoli, «ma gli scontri nella Chiesa ci sono sempre stati, passeranno. E anche la sinistra non coglie le prese di distanze del papa dalle loro posizioni».

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