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DIBATTITO 23 Giugno Giu 2015 1507 23 giugno 2015

Jobs act, il Garante contro il monitoraggio invasivo

L'appello di Soro: «Non siamo supporti da analizzare». Boldrini: «Serve chiarezza».

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Maria Elena Boschi, Laura Boldrini e Sergio Mattarella ascoltano l'intervento del presidente dell'autorità Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro durante la presentazione della  relazione annuale dell'Authority sulla privacy.

Un dibattito sempre più acceso, quello sui controlli a distanza previsti dal Jobs act.
Il decreto all'esame delle Camere deve impedire «forme ingiustificate e invasive di controllo» dei lavoratori, «nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea», evitando «una indebita profilazione delle persone che lavorano».
È il monito del Garante privacy, Antonello Soro, che nella Relazione annuale annuale al parlamento chiede «garanzie» sul controverso tema del monitoraggio a distanza dei lavoratori.
BOSCHI: «IL TESTO È EQUILIBRATO», MA APRE ALLE MODIFICHE. Una questione toccata anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che ha chiesto «chiarezza» nell'esame parlamentare «sui dubbi emersi». Il testo del governo è «equilibrato», replica il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, che apre tuttavia a ipotesi di modifica: «Se nei pareri delle commissioni ci saranno ulteriori suggerimenti, li terremo in considerazione», ha assicurato.
Nella Sala della Regina di Montecitorio, davanti alle autorità - tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - Soro ha messo in fila i rischi del 'pianeta connesso', la nuova dimensione delle nostre vite «che raccoglie non solo le tracce lasciate dal web, ma anche dai geolocalizzatori, dai droni, dai dispositivi intelligenti che elaborano, in tempo reale, perfino dati emotivi e dinamici».
IL GARANTE: «L'UOMO RIDOTTO A UN SUPPORTO DA SORVEGLIARE». Il pericolo è che l'uomo si riduca «ad un supporto» da analizzare, profilare, sorvegliare. Di qui l'allarme sulla «vulnerabilità dei dati» e quindi delle persone: dalla telemedicina al fisco e alle sentenze online, dai social network a Periscope, non c'è momento della nostra vita pubblica e privata che non coinvolga la privacy e dunque richieda una solida protezione. Una «sfida globale», ha insistito il Garante, che ha invocato «una Kyoto della protezione dei dati», più che mai in un mercato digitale condizionato dallo strapotere di giganti come Google.

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