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VERTICE 25 Giugno Giu 2015 1648 25 giugno 2015

A Bruxelles i leader parlano di immigrazione, Grexit e Brexit

Ricollocazione dei rifugiati solo su base volontaria. Entro luglio le quote dei Paesi.

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da Bruxelles


Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

Solidarietà. È sempre la stessa la parola chiave che può risolvere il rebus sull'immigrazione al summit europeo del 25-26 giugno. E più che altro è una preghiera quella che la Commissione rivolge ai 25 Stati membri chiamati a votare l'Agenda immigrazione dell'esecutivo Ue (Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna si tirano fuori usando la clausola opt-out).
Il punto più critico è sempre lo stesso: quello sulla ricollocazione di 40 mila rifugiati (24 mila dall'Italia e 16 mila dalla Grecia). Il presidente Jean-Claude Juncker voleva fosse gestita secondo un sistema obbligatorio di quote, che però fin dall'inizio è stato criticato da numerosi Stati, a partire dalla Francia.
Così non stupiscono le dichiarazioni del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk prima dell'inizio del vertice Ue: «Non c'è consenso tra gli Stati membri sulle quote obbligatorie» per i profughi. «Il meccanismo volontario è credibile solo con significativi e precisi impegni entro fine luglio», ha scritto su Twitter.
Il suo è un chiaro monito ai leader europei che alla fine hanno deciso di accettare la proposta della Commissione, ma hanno voluto che il sistema di redistribuzione diventasse volontario e non più obbligatorio. In pratica saranno gli Stati membri a decidere qual è il sistema per ripartirsi i rifugiati.

Renzi: «Se sono soddisfatto o meno lo vediamo alla fine del vertice»

Matteo Renzi a Bruxelles.

L'accordo quindi c'è, ma grazie a una piccola grande modifica. E nel testo finale delle conclusioni del summit i leader diranno che hanno tempo sino a fine luglio per mettersi d'accordo.
Tutti i Paesi membri parteciperanno al meccanismo di redistribuzione delle «40 mila persone in chiaro bisogno di protezione internazionale», riporta già l'ultima bozza delle conclusioni del vertice sottolineando, ancora una volta, che serve «un approccio all'immigrazione equilibrato e geograficamente completo, basato sulla solidarietà e la responsabilità».
L'UNGHERIA DICE NO AD ALTRI IMMIGRATI. Un appello che difficilmente sarà accolto da tutti. Il primo a protestare è stato il leader dell'Ungheria: Vicktor Orban negli ultimi giorni ha criticato il sistema delle quote per la redistribuzione dei rifugiati, chiedendo che anche l'Ungheria fosse considerata come la Grecia e l'Italia. Poi dopo aver minacciato di costruire un muro al confine con la Serbia per bloccare i flussi, Orban ha detto che non rispetterà le regole di Dublino III: il criterio in base al quale i richiedenti asilo arrivati in Europa attraverso i confini ungheresi devono essere una volta identificati ritrasferiti nel paese del primo ingresso.
A maggio 2015, rispetto ad aprile, il più grande aumento di flussi migratori è stato registrato lungo la rotta dei Balcani occidentali, al confine tra l'Ungheria e la Serbia: sono passati 10 mila immigrati. Nel periodo tra gennaio e maggio, oltre 50 mila sono stati intercettati, 880% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Nei primi 3 mesi del 2015 l'Ungheria è il secondo Paese Ue dopo la Germania (73.100) a registrare il maggior numero di richiedenti asilo (32.800), segue l'Italia con 15.200.
IL PROBLEMA NON È SOLO ITALIANO. Ma nonostante la chiusura di alcuni Stati membri, il premier Matteo Renzi è ottimista: «Per la prima volta l'Europa riconosce il problema immigrazione, si apre una finestra di opportunità», ha spiegato durante l'incontro con le Regioni, facendo un appello, dopo le dure polemiche delle ultime settimane con alcuni governatori: «Si vuole condivisione in Europa. E più l'Italia si mostra compatta, meglio è».
Perché la partita a Bruxelles è e resta difficile, «se sono soddisfatto o meno lo vediamo alla fine del vertice», ha detto Renzi al suo arrivo nella capitale europea, «quello che credo sia importante è che questo tema non sia più solo dell'Italia e dei Paesi del Mediterraneo ma di tutta Europa. Sono molto ottimista che l'Italia possa riuscire, insieme, a fare sentire la propria voce».
Ma non è solo una questione di ospitalità o solidarietà. Dei tre i punti chiave proposti dal piano Juncker: «Redistribuzione e reinsediamento, rimpatri e reintegrazione, e cooperazione con i paesi di origine e transito», altro tema non facile è quello sui rimpatri.
Se infatti si sa già che sarà Frontex a occuparsi delle operazioni per rimpatriare gli immigrati non aventi diritto di asilo, è con i Paesi di origine che l'Ue deve trovare un modo per bloccare questo tipo di flussi.
REGOLE DUBLINO: CAMBIAMENTO IN VISTA. Partnership strategiche a cui la Commissione sta già lavorando e che conta di consolidare durante il vertice straordinario a Malta con l’Unione Africana che avrà luogo a novembre per combattere la tratta di essere umani.
Bisognerà invece aspettare alcuni mesi per vedere se davvero il lavoro che la Commissione sta svolgendo per modificare i Trattati porterà a risultati concreti. Per ora tutti sono impegnati a capire come rivedere le regole di Dublino, «il cambiamento è nell'aria», spiega una fonte a Bruxelles, «la questione è stata posto, ma ancora non è il momento di parlarne ufficialmente».

Dalla Grexit alla Brexit

Il premier britannico David Cameron.

È quindi un Consiglio europeo ad alta tensione quello di Bruxelles, che deve gestire un'altra partita complicata: quella sulla Grecia. La questione rimbalza sul tavolo dei leader dopo la trattativa tra Atene e l'ennesimo Eurogruppo, che è finito il 25 giugno senza un nulla di fatto. Un altro incontro è previsto per sabato 27 giugno.
LA GRECIA ALL'EUROGRUPPO. La mattina del 25 giugno il premier Tsipras ha incontrato il presidente Juncker e gli altri rappresentanti dei creditori (Bce e Fmi) per trovare uno 'staff level agreement', un accordo di massima senza il quale i ministri delle Finanze non potranno valutare alcun pezzo di carta.
Poi la palla passerà al vertice Ue, per quanto il cancelliere tedesco Angela Merkel ha già fatto sapere al suo ingresso al summit che «i leader europei non si immischieranno nei negoziati sulla Grecia», in quanto è un «argomento che deve essere trattato dai ministri delle Finanze dell'Europgruppo».
Insomma a ognuno il suo. Se infatti la Grexit non sarà ufficialmente un tema del summit, durante la cena a tenere banco sarà un'altra uscita, quella del Regno Unito, la Brexit.
LA CENA DI CAMERON. I leader lasceranno infatti spazio al primo ministro britannico David Cameron, che parlerà del referendum del Regno Unito sull'Ue. Infine si parlerà del Rapporto dei 5 Presidenti per il completamento dell'Unione economica e monetaria. Il 26 giugno, Grexit e Brexit consentendo, il focus sarà invece «occupazione, crescita e competitività» e le «sfide della sicurezza» Ue con, al tavolo, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

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