Bce aumenta liquidità per banche Grecia
INTERVISTA 25 Giugno Giu 2015 0700 25 giugno 2015

Pahnecke: «Atene faccia default, ma non esca dall'euro»

Tsipras può annunciare il fallimento tecnico. Senza lasciare la moneta unica. «Addio dall'Ue non previsto dai Trattati», dice l'analista tedesco Pahnecke a L43.

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da Bruxelles

Quello del 24 giugno è stato l'ennesimo Eurogruppo decisivo per le sorti della Grecia andato in fumo. Il prossimo è giovedì 25 giugno.
Il programma di salvataggio è scaduto ed entro la fine del mese Atene deve pagare 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale (Fmi).
Ma nonostante decine di riunioni tra il governo ellenico e le istituzioni Ue, conference call, email con le varie proposte per un accordo, discussioni più o meno accese e persino un Eurosummit, la soluzione greca non sembra essere dietro l'angolo.
TEMPO QUASI SCADUTO. «C'è molto lavoro da fare», ha detto lo stesso presidente dell'Eurogruppo Jeroen Djessembloem, salvo poi aggiungere che «il tempo per negoziare è quasi scaduto».
Il livello di tensione registrato durante gli ultimi incontri non fa ben sperare.
Per questo, già qualche giorno fa, l'analista tedesco Oliver Pahnecke aveva scritto un saggio sul quotidiano britannico Guardian, il cui titolo iniziale era “Time out for Zorbas”.
Riferendosi al film Zorba il greco, Pahnecke intendeva ricordare che quella ellenica non è una questione di vita o di morte, fuori o dentro dall'euro, ma di pazienza.
«APPROCCIO TROPPO EMOTIVO». «Per trovare una soluzione vera serve più tempo, non c'è nessun motivo per correre», spiega ora a Lettera43.it il ricercatore alla Middlesex University di Londra, dove sta conducendo una studio sul debito dal punto di vista dei diritti umani.
Quando si parla del debito greco e delle conseguenze di un mancato accordo «non bisogna avere un approccio così emotivo come sta avvenendo ora», osserva, «il dibattito non può essere tutto concentrato su Grexit o non Grexit».

L'Eurogruppo del 25 giugno è pronto a decidere sul futuro della Grecia.

DOMANDA. Cosa c'è che non va in queste trattive?
RISPOSTA.
Prima di tutto secondo i Trattati Ue la Grecia anche in caso di default non è costretta a lasciare la zona euro.
D. Cosa dicono esattamente?
R.
Sia il Trattato sull'Unione europea (Maastricht, 1992) sia quello sul funzionamento dell'Unione europea (Roma, 1958) sono progettati per rafforzare l'integrazione. Diventare un membro dell'Ue e della zona euro è regolato meticolosamente.
D. Ipotesi Grexit non contemplata?
R. Solo l'articolo 50 del trattato Ue spiega come uno Stato può lasciare l'Ue. E nessun meccanismo è previsto invece per l'uscita dall'Eurozona.
D. Quindi la discussione a Bruxelles è inutile?
R.
Bisogna parlare delle conseguenze e delle responsabilità economiche e sociali che deriveranno da questa decisione. Invece ora assistiamo solo a uno scontro tra creditori e debitori che rischia di far perdere di vista il punto più importante della questione.
D. Sì, ma entro il 30 giugno Atene deve restituire 1,6 miliardi di euro al Fmi...
R.
Certo, c'è una deadline: la Grecia deve pagare, ma penso che sia più importante raggiungere una soluzione sostenibile per tutti anziché trovarne un'altra di tipo emergenziale.
D. Che sarebbe?
R.
L'Unione europea e i Paesi della zona euro devono avere pazienza, non buttarsi su una soluzione che poi si rivelerà inutile e che costringerà tutti tra qualche mese a ridiscutere gli stessi problemi.
D. Se però non trovano un accordo, la Grexit è davvero possibile?
R.
La decisione spetterebbe comunque alla Grecia, che può dichiarare il default e uscire dall'eurozona, ma può anche dire: non siamo in grado di pagare i nostri creditori, però rimaniamo comunque nella zona euro.
D. Sarebbe uno scacco matto?
R.
Una sorta di bancarotta tecnica. Secondo le statistiche la Grecia ha un certo livello di crescita e può generare reddito, che però è ancora insufficiente per fare i pagamenti.
D. Quindi?
R. Hanno bisogno di un altro prestito oppure saranno costretti ad annunciare un default tecnico.
D. C'è chi dice che se così fosse dovrebbero assumersi le loro responsabilità e ritornare alla vecchia moneta.
R.
Perché la Grecia deve essere messa in una posizione peggiore di Stati che utilizzano l'euro senza essere nemmeno membri dell'Unione europea e che non devono rispettare i criteri di convergenza?
D. A quali si riferisce?
R.
Il Montenegro, il Kosovo, la Città del Vaticano, Andorra, San Marino e Monaco: l'unica cosa che non hanno sono i vantaggi legati ai finanziamenti della Bce e alla protezione dell'Esm, il meccanismo europeo di stabilità.
D. Quindi la risposta più razionale per la Grecia sarebbe mantenere l'euro come moneta anche dopo il fallimento?
R.
Esattamente. Quelli che dicono che i greci dovrebbero lasciare l'Eurozona visto che non possono pagare i debiti contratti dimenticano che in Grecia l'euro non evapora in una notte. I cittadini hanno gli euro nei loro portafogli, in banca, in casa, magari anche sotto il letto.
D. Il ritorno alla dracma è quindi inverosimile?
R
. Sì, prima di tutto indebolirebbe ancora di più l'economia greca perché sarebbe un problema importare i prodotti con l'uso della dracma che è debole. E comunque l'euro rimarrebbe in ogni caso come una moneta parallela perché la gente non si fiderebbe della dracma.
D. Un meccanismo che non può funzionare.
R. Basta vedere cosa è successo in California qualche anno fa quando il governo tentò di introdurre una moneta parallela che permetteva ai poveri di comprare dei beni: nessuno la accettava. Non si fidavano.
D. Una questione di fiducia: quella che manca ora tra Atene e le istituzioni della Troika?
R.
Sì, spero però che vengano fatti ulteriori sforzi da entrambe le parti per continuare a trattare.
D. Ma non c'è più tempo, dicono i creditori e le istituzioni.
R.
Servono almeno altri sei mesi di negoziato per trovare una vera soluzione. In fondo Tsipras ha vinto le elezioni a fine gennaio 2015: da allora tutte le sue proposte sono state respinte ed è stato attaccato su più fronti.
D. Perché non piace?
R.
Non so esattamente cosa stia succedendo, vedo solo che per esempio in Germania e in Austria Tsipras è stato attaccato duramente sin dall'inizio.
D. Su quali basi?
R. Il dibattito è sul fatto che i greci non sarebbero mai dovuti entrare nell'euro, e che ora devono pagare i loro debiti. Mentre nella stampa rumena il discorso è più costruttivo. Persino i britannici sono più interessati a trovare una soluzione, perché è ora di capire cosa fare senza rinvangare il passato.
D. Che cosa suggerisce?
R.
Un approccio più globale, perché quello che viene deciso oggi sulla Grecia potrebbe un giorno riguardare anche altri Paesi.
D. Lei parla di una teoria condivisa, un piano globale, ma intanto i debiti della Grecia rimangono...
R.
Certo, bisogna considerare le necessità economiche, ma sappiamo bene che questo tipo di decisioni sono influenzate dalle lobby perché i creditori non vogliono perdere i loro soldi.
D. Proprio per questo le istituzioni, a partire dall'Eurogruppo, spingono per un'estensione del vecchio programma che dia garanzie ai creditori.
R.
Sì, ma mi sembra che abbiano tutti perso il focus su questioni altrettanto importanti.
D. Per esempio?
R.
Non sono solo i creditori internazionali che rischiano di non essere pagati se la situazione economica della Grecia non viene risolta, ci sono aziende farmaceutiche che forniscono medicine ad Atene e che vantano crediti per circa un miliardo nei confronti del sistema sanitario nazionale.
D. Cosa può accadere?
R. Se non vengono pagate smetteranno di consegnare farmaci. Un problema che colpirebbe i cittadini, le persone più deboli, i malati. Un dilemma che ha bisogno di una soluzione immediata, ma non ho letto che questo problema è stato affrontato nei negoziati tra i creditori e Atene.
D. Questione umanitaria passata in secondo piano?
R.
A giugno 2014 l'esperto delle Nazioni unite sul debito estero, Juan Pablo Bohoslavsky, ha dichiarato che la clausola di 'non salvataggio finanziario' del Trattato di Lisbona avrebbe funzionato meglio in combinazione con un meccanismo di insolvenza sovrana basato sui diritti umani.
D. Perché?
R. Avrebbe difeso i diritti umani e fatto capire più velocemente che non è necessario prospettare per forza una Grexit, ma potrebbe esserci anche un default.
D. Rimanendo nell'eurozona e nell'Ue.
R.
Sì, non ci sono leggi né regolamenti che obbligano la Grecia a lasciare l'eurozona in caso di default: teoricamente possono rimanere.
D. Rimanere sì, ma al verde.
R.
La Bce ha detto che taglierà ogni supporto alla Grecia se non paga i creditori e non ci saranno progressi nei negoziati, ma non credo che questo sia il vero mandato della Bce, agire in questo modo potrebbe essere addirittura illegale.
D. Come dovrebbe comportarsi?
R. La Bce sta mettendo alla prova il suo mandato, ma non credo dovrebbe farlo a spese di un'intera nazione: dovrebbe aiutare a trovare una soluzione politica.
D. Sembra invece essere la bancarotta la soluzione più vicina.
R.
La Grecia non dovrebbe comunque temere così tanto la bancarotta. L'Islanda per esempio l'ha dichiarata nel 2008 e l'ha gestita così bene che nel 2012 ha avuto il 2,8% di crescita, appena 4 anni dopo il collasso. Certo non hanno mai avuto l'euro né hanno dovuto decidere se stare nell'Eurozona o no.
D. Se decidesse di stare nell'Eurozona cosa succederebbe?
R.
L'Eurogruppo e la Grecia potrebbero concordare una sospensione dei diritti di voto sulle decisioni che riguardano l'euro e il divieto di diritto di battere moneta e stampare banconote fino a quando la Grecia non rientrerà nuovamente nei criteri di convergenza.
D. E gli altri 18 Stati membri dell'Eurozona sarebbero d'accordo?
R.
L'obbiettivo è ampliare la zona euro, lavorare perché un domani per esempio anche Ungheria e Polonia entrino nell'euro, non far uscire chi è già dentro.
D. La Grexit sarebbe una macchia?
R. Così gli investitori non avrebbero fiducia nell'euro: non sarebbe vista come una moneta attrattiva e perderebbe la sua competizione con il dollaro.
D. Ma neanche avere un Paese dell'Eurozona in default sarebbe una iniezione di fiducia...
R.
Servono meno tecnicismi. Al momento sembra impossibile che la Grecia possa ripagare un debito così grande, lo sanno tutti, ma bisogna trovare una soluzione, non far fallire un Paese.
D. Ai creditori sembra interessare altro.
R.
Se davvero dichiarano default, Merkel deve spiegare ai cittadini che pagano le tasse perché così tanti soldi sono stati persi, ma la cosa più difficile sarà per Lagarde che non deve spiegarlo a cittadini europei, ma a Paesi come Cina, Russia, Brasile. I tedeschi potrebbero capire forse, ma non penso i membri del Fmi.
D. Insomma, a perdere la faccia non sarebbe solo la Grecia.
R.
No, secondo i Trattati Ue l'obiettivo dell'Unione europea è quello di promuovere la pace e il benessere dei suoi popoli. Dovrebbe raggiungere la crescita economica, la stabilità dei prezzi, la piena occupazione, il progresso sociale e la solidarietà tra gli stati membri. Forse è venuto il momento di interrogarsi su che cosa vuol dire davvero la parola solidarietà in Europa.

Twitter @antodem

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