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NEGOZIATO 26 Giugno Giu 2015 2034 26 giugno 2015

Grecia-Ue, Atene dice no alla controproposta delle istituzioni

Il 27 giugno altro Eurogruppo, Merkel invita Tsipras a dire sì, lui rifiuta.

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Juncker ha incontrato Tsipras poco prima del summit Ue sulla Grecia.

La maratona greca è al suo ultimo chilometro. Il 27 giugno l'ennesimo Eurogruppo di emergenza, il quarto della settimana, inizia alle 14. E dovrebbe essere quello conclusivo. Almeno così la pensa il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Djessembloem, secondo cui l'accordo «deve accadere domani altrimenti non c'è più tempo. Serve un pacchetto di riforme che rimetta in piedi la Grecia, ma richiede un'azione più forte sul fronte delle riforme e su quello dei costi».
Diversa è però l'opinione del governo greco, che ha definito «totalmente inadeguata» l'ultima controproposta dei creditori, presentata il 26 giugno alla Grecia: un nuovo finanziamento da 12 miliardi fino a novembre in cambio di un sì alle richieste di Commissione, Bce e Fmi: il «completamento delle riforme», che consistono in un intervento sulle pensioni più alte e l’introduzione di tasse al settore militare.
A questo ammontare si aggiungerebbero, secondo un documento citato dall'agenzia francese Afp, 3,5 miliardi del Fondo monetario internazionale.
Se le due parti riuscissero a trovare una quadra, i parlamenti tedesco e greco potrebbe ratificare un accordo già lunedì 29 giugno, evitando così il default greco.


Merkel invita Tsipras ad accettare l'offerta «straordinariamente generosa»

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

In pratica Bruxelles propone al governo ellenico un'estensione di 5 mesi, fino a novembre, dell'attuale programma di aiuti in scadenza il 30 giugno. Il sì da parte di Atene permetterebbe al governo Tsipras di ottenere finanziamenti per un totale di 16,3 miliardi di euro, che il Brussels group precisa in una nota, comprendono 10,9 miliardi di euro attualmente destinati alla ricapitalizzazione delle banche greche, 1,8 miliardi di euro dell'ultima trance prevista dal piano di salvataggio e 3,6 miliardi di euro di profitti ottenuti dalla Bce attraverso gli acquisti di bond greci nel 2014 e 2015.
Ma la prima rata di 1,8 miliardi di euro verrebbe data ad Atene solo dopo che il Parlamento ellenico avrà approvato le riforme concordate con i creditori e dopo che l'ok dei Parlamenti dei Paesi dell'Eurozona, a partire dalla Germania. Ed è proprio il cancelliere tedesco Angela Merkel a esortare direttamente Tsipras affinchè accetti un'offerta, a suo avviso, «straordinariamente generosa». Ma anche in questo caso, ad Atene la pensano diversamente e poco prima di dire ufficialmente no alla proposta del Brussels group, è Tsipras a spiegare la posizione del governo: «I principi fondanti dell'Unione europea sono democrazia, eguaglianza, solidarietà e mutuo rispetto. Non si basano invece sul ricatto e gli ultimatum. Nessuno ha il diritto di mettere in pericolo questi principi».
Un'affermazione che non è piaciuta al presidente della Commissioen Jean Claude Juncker, «non c‘è stato nessun ultimatum. Non è di questo che ci occupiamo», ha risposto il capo dell'esecutivo Ue, «è un atteggiamento anti europeo anche non ascoltare quello che hanno da dire gli altri. Questo sì che è anti europeo».
TSIPRAS DICE NO. Insomma l'accordo non s'ha da fare. Per quanto ai greci possano fare gola i miliardi promessi dal Brussels group: la seconda tranche di 4 miliardi di euro sarebbe erogata a metà luglio, ma solo dopo il completamento di alcune riforme, definite «azioni prioritarie». Altri 4,7 miliardi euro verrebbero concessi all'inizio di agosto e altri 1,5 miliardi di euro a ottobre. Il Fmi contribuirà con 3,5 miliardi di euro che potrebbe versare in ottobre, quando tutte le riforme concordate, ribadisce ancora la nota del gruppo di tecnici, saranno state implementate.
Un pacchetto che non è considerato accettabile non solo da Tsipras ma anche dal suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, che la mattina del 26 giugno parlando alla radio irlandese ha definito le idee dei creditori sui tagli alle pensioni «assurde», perché «abbiamo 1 milione di famiglie nelle quali genitori, nonni e nipoti, vivono grazie all'unica pensione di un nonno». Suggerire quindi di «ridurre quella singola pensione è del tutto assurdo». E a chi ha continuato a criticare la Grecia per non essere disposta ad accettare le misure di austerità, come ha fatto l'Irlanda, ha ricordato il leader irlandese, Enda Kenny, Varoufakis ha risposto «che avrebbero avuto tutti una visione diversa» se sapessero quello che stava realmente accadendo nei colloqui.
Varoufakis ha ripetuto ancora una volta che le pensioni in Grecia sono state già ridotte del 49% e i salari del settore pubblico del 38%. Per questo anche un altro minimo cambiamento sull'argomento, rispetto alla proposta già accettata di portare l'età pensionabile a 67 anni dal 2022, è stato rimandato al mittente.
LA GREXIT È ESCLUSA. In questi giorni Varoufakis aveva già ribadito di non essere disposto a firmare un accordo «non praticabile» con i creditori.
«La Grecia è stata costretta ad adattarsi ad alcune richieste piuttosto strane delle istituzioni», ha detto Varoufakis, «ora sta a loro fare un passo avanti. Il nostro impegno per restare nell'euro è assoluto». Come a dire la Grexit è esclusa.
«Nel caso in cui non pagassimo al Fondo monetario internazionale gli 1,6 miliardi di euro la cui restituzione è prevista il 30 giugno», ha infatti spiegato il ministro greco, saremmo in una situazione di obbligazioni scadute», ma questo «non equivale a un fallimento». E tanto meno a una uscita dall'Eurozona.

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