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SUMMIT UE 26 Giugno Giu 2015 1653 26 giugno 2015

Summit Ue: per Renzi il risultato è piccolo ma simbolico

I 40 mila? «Cifra importante». Dopo gli attentati: «Teniamo alta la guardia».

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Un vertice europeo «importante per i risultati, ma che purtroppo è funestato da questi due eventi di rilevante gravità», così il premier Matteo Renzi inizia la sua conferenza stampa alla fine del Consiglio europeo sull'immigrazione, riferendosi agli attentati in Francia e Tunisia.
Dopo aver dedicato un messaggio di cordoglio ai due Paesi, Renzi ha spiegato come il vertice di Bruxelles dei leader europei sia stato un «passaggio importante per l'Europa, perché si riconosce un principio che supera, va contro Dublino 2 e va verso la solidarietà e l'umanità».
Nonostante alla fine la proposta della Commissione europea di distribuire 40 mila rifugiati da Italia e Grecia in maniera obbligatoria secondo un sistema di quote sia stata messa da parte dai leader europei, che hanno optato per una forma di ospitalità volontaria ancora tutta da decidere, secondo Renzi, quello fatto al vertice è comunque un passo avanti. «È un gesto, anche di natura simbolica», ammette lo stesso premier, «sono 40 mila in meno, e per quanto piccolo, è un risultato».
Insomma chi si accontenta gode. Alla fine del summit, però, gesti simbolici a parte, il problema su come gestire i flussi migratori resta. E resta soprattutto per l'Italia: «Noi non ci tiriamo indietro rispetto ai nostri impegni», chiarisce Renzi, «sappiamo che l'immigrazione è una questione italiana, ma era fondamentale che nonostante i Trattati, che l'Italia stessa ha votato», ricorda, «le responsabilità del Paese di prima accoglienza possano essere condivise da altri Stati con un gesto anche di natura simbolica».

«Solo da noi si usa la tribuna europea come luogo dove regolare conti»

Il permier Matteo Renzi col governatore della Lombardia Roberto Maroni.

Un gesto che però non è stato capito e apprezzato subito, tanto che la notte tra il 25 e il 26 giugno, al tavolo dei leader sono volate parole pesanti. E le prime a pronunciarle è stato proprio Renzi, che davanti alla possibilità di un accordo a metà, ha detto «no», racconta, «non è un accordo che cambia la vita all'Italia. Per me si può stare così, non siamo noi che abbiamo bisogno di chiudere un accordo, ma voi, perchè se l'Europa non avverte il bisogno di essere solidale vuole dire che ha solo ruolo di controllore dei conti». E un sognatore come Renzi, che racconta di credere nell'Europa «di Jacques Delors, non può pensare che a trionfare sia l'egoismo, ma ci deve essere solidarietà», dice.
Una solidarietà che Renzi nega però di aver ottenuto alzando la voce durante il summit, «ero molto tranquillo, anzi per quattro, cinque volte ho chiesto di andare via, perchè se dovevamo parlare di numeri che sono una goccia, e la discussione sui 40 mila è davvero una goccia, allora si va a letto», racconta Renzi.
NON URLARE MA FARSI SENTIRE. «Non alziamo la voce, noi siamo l'Italia, e dobbiamo uscire dal meccanismo per cui davanti alle istituzioni europee veniamo preoccupati. Italia è Italia, uno dei 6 Paesi che ha fondato l'Ue, che nel 1957 ha firmato il Trattato di Roma, perché crede in dei valori, ideali: pace, altruismo, generosità, non egoismo».
Nessun pugno sul tavolo, quindi, «ci siamo semplicemente fatti sentire. E credo che tutti i politici italiani dovrebbero farlo, indipendentemente dal colore politico. Per questo ieri ho riunito le Regioni: quando si viene qui a Bruxelles, gli altri vengono come sistema Paese, solo da noi la tribuna europea è usata come luogo dove regolare conti», dice Renzi riferendosi alle polemiche con i governatori durante il Consiglio delle Regioni tenuto poche ore prima di partire per Bruxelles. «Quando si va in Europa si è Italia e si difende un Paese, si difendono valori e battaglie. L'Italia deve recuperare quella dimensione di statualità mancata negli ultimi anni».
Secondo il premier «possiamo raggiungere la leadership culturale, economica di questa Europa», ma solo «se non continuiamo a piangerci addosso», dice. Così «a quelli che l'accordo di Dublino l'hanno firmato, e che oggi dicono che abbiamo fatto poco, dico meglio se loro non l'avessereo firmato Dublino. Ma a che cosa serve rinfacciarsi il passato?»

Attentati, l'Italia deve stare attenta e rafforzare il livello di protezione

Gli hotel colpiti sono l'Hotel Riu Imperial Marhaba e il Port el Kantaoui.

L'obiettivo è guardare avanti. «L'Italia non alza la voce ma alza il livello della discussione. Se davanti a milioni di profughi, la discussione è su 40 mila è un livello di meschinità davanti al quale non ci saremo mai prestati».
Alla fine, però la cifrà è proprio 40 mila, non uno in più. E come saranno distribuiti nei vari Paesi è ancora tutto da decidere «il lavoro fatto continuerà nelle prossime settimane e mesi», continua Renzi, con la consapevolezza, che «in questa cornice mondiale», dice riferendosi agli attentati in Francia e Tunisia, «anche l'Italia deve stare attenta, rafforzare il livello di protezione e sapere che questi attentati hanno caratteristiche tali da essere difficili da prevenire», ricorda Renzi, quindi, «teniamo alta la guardia come è naturale che sia».
EMERGENZA SICUREZZA. Ma se è vero che esiste una «emergenza sicurezza nell'area più calda del Mediterraneo», dice, «perché il Mediterraneo è il cuore della preoccupazione, aggiungo che è anche il cuore delle speranze europee, non solo italiane».
Riferendosi in particolare all'attentato francese, Renzi dice che «se la matrice è terroristica, dimostra che ci sono ormai non solo fronti tradizionali, ma anche piccole cellule, come è accaduto nel caso della strage alla redazione di Charlie Hebdo, al museo ebraico di Bruxelles, alla sinagoga di Copenaghen». Si tratta di «piccoli gruppi che si muovono con mezzi non ingenti, ma hanno una organizzazione e una convizione forte, che portano a minacce interne forti che vanno considerate come tali».
Davanti all'escalation di violenza, ricorda Renzi, «esiste un grande tema sul Mediterraneo», che non si risolve certo decidendo di ospitare 40 mila rifugiati arrivati nelle coste dell'Italia e della Grecia.

Leaks: Orban chiede il controllo dei telefonini

Il premier ungherese Viktor Orban.

Una goccia, insomma, che alla fine secondo il premier diventa però un mare perché «il principio europeo è riuscito a prevalere rispetto al tentativo di blocco di alcuni Paesi». Paesi tra i quali c'è l'Ungheria di Vicktor Orban, nei confronti del quale Renzi si diverte a «segnalare un siparietto tenutosi a fine ConsiglioUe», quando i leader hanno avuto un dibattito sul fatto che spesso ancora prima della fine del vertice uscissero delle anticipazioni dalla sala riunioni «i racconti degli insiders sono un genere letterario», dice Renzi che ricorda come sia stato lo stesso presidente del Consiglio Ue Donald Tusk con il suo twit ad annunciare ancora prima dell'inizio del vertice che non c'era un accordo sull'immigrazione, «forse era meglio se usciva a fine dibattito non a inizio», dice il premier, «credo che sia stato un errore tattico, che comunque ha generato un dibattito», continua, «il primo ministro ungherese ha detto che bisognerebbe controllare i telefonini dei singoli», racconta Renzi, che davanti alla proposta di una stretta sui controlli, ha interrotto Orban facendo la sua «controproposta: fare i Consigli in streaming», dice, «per difendere la sacrosanta battaglia per la libera circolazione delle idee».
GREXIT NON UN PROBLEMA PER ITALIA. Infine parlando della Grecia e della possibilità che la sua uscita dall'Unione europea possa rappresentare un pericolo soprattutto per l'Italia, Renzi ha spiegato «come ci sia parte dell'opinione pubblica europea, non solo quella dei grandi Paesi, quindi non solo la Germania, che vedrebbero di buon occhio l'uscita della Grecia dall'Ue», ma se mai questo accadesse, ha sottolineato Renzi «non sarebbe un problema per l'Italia, che da tempo non è più imputato, nè lo studente da riprendere, ma un problema per l'Europa».
Per scongiurare la Grexit «bisogna dare un concreto orizzonte di interventi, Tsipras sostiene di averlo fatto, in parte delle istituzioni non c'è la stessa opinione». Ma nonostante per ora la distanza è ancora grande «penso, spero e credo che domani si possa concludere l'accordo», ha concluso.

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