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ROTTURA 27 Giugno Giu 2015 1820 27 giugno 2015

Grecia, l'Eurogruppo valuta il default

Bruxelles valuta il defualt della Grecia. Rottura dopo il referendum chiesto da Tsipras. Bocciata la richiesta di Atene di una settimana di 'sostegno' in più.

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Mario Draghi e Jeroen Dijsselbloem.

Le facce dei 19 ministri dell'eurozona all'ingresso dell'Eurogruppo del 27 giugno non promettevano niente di buono. E così è stato. Dopo tre ore di riunione è il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Djessembloem a dare la notizia: «Non ci sarà nessuna estensione del programma di salvataggio della Grecia. I negoziati sono finiti», così hanno deciso i 18 ministri della zona euro riuniti insieme con il presidente della Bce Mario Draghi e il direttore del Fondo monetario internazionale Cristine Lagarde.
È questa la risposta che i governi dell'eurozona e il Brussels group che riunisce i creditori (Bce, Fmi, Commissione europea) hanno deciso di dare ad Alexis Tsipras neanche 24 ore dopo l'annuncio da parte del premier greco di affidare al giudizio del popolo il verdetto sul piano proposto dall'Eurogruppo.
Uno smacco davanti al quale Bruxelles ha risposto con uno scacco matto. Ora infatti non ci sarà più nulla da votare: il programma di salvataggio della Grecia si concluderà martedì 30 giugno e con esso «tutti gli accordi di finanziamento correlati al programma», compresi i profitti della Bce sui bond greci, sottolinea Djessembloem.


RIUNIONE AVANTI SENZA LA DELEGAZIONE DI ATENE. Insomma sino al 30 giugno si gioca pesante. È passata la linea dei falchi, che hanno deciso di bocciare la richiesta di Atene di avere anche solo una una settimana di aiuti in più per poter svolgere il 5 luglio la consultazione referendaria senza l'incubo del default. E ora si comincia davvero a parlare di piano B, di default tecnico, di Grexit. Tutte le ipotesi sono sul tavolo.
Per questo Djessembloem compare solo per qualche minuto in sala stampa, giusto per raccontare che cosa sta succedendo, poi scappa subito per iniziare un'altra riunione. Bisogna lavorare «per prepararci a tutto quello che è possibile fare per preservare la stabilità e la solidità dell'eurozona», dice.
Ma intorno al tavolo c'è già una sedia vuota: quella del ministro greco Yanis Varoufakis, che non prende parte alla seconda fase dei lavori e non ha nemmeno firmato il comunicato dell'Eurogruppo, perché, spiega Djessembloem, «come potete capire le autorità greche non avrebbero potuto condividere quello che c'era scritto».
Il terremoto è scoppiato e ora bisogna correre ai ripari. «Dobbiamo prepararci a tutto per salvare stabilità eurozona», dice Djessembloem, che continua ad attribuire tutte le colpe al governo greco: «La porta era aperta e noi eravamo pronti a continuare a parlare. Le discussioni sono andate avanti fino a quando ieri notte i rappresentanti greci sono stati chiamati a uscire fuori dalla sala dei negoziati», racconta, «perchè il governo greco ha deciso di indire un referendum».
Una decisione che non è andata giù a nessuno dei negoziatori, è stata vista come una provocazione. «Tutti i ministri sono dispiaciuti che non si possano continuare i negoziati, ma la autorità greche hanno rifiutato le nostre ultime proposte che erano state fatte usando il massimo della flessibilità che ci era consentito usare», dice ancora il capo dell'Eurogruppo.

Tsipras: «Sopravviveremo»

L'idea è quella di mostrare il pugno di ferro, ma la faccia da angelo. Nonostante tutta la disponibilità al dialogo, «le autorità greche hanno deciso di rifiutare queste proposte e indire un referendum per fare decidere ai greci su queste proproste che non state anche presentate in maniera negativa». Un vero e proprio affronto per Djessembloem, «una maniera sleale di porre la questione in mano ai cittadini greci». Che ora non avranno più niente su cui votare.
«Qualsiasi decisione l'Eurogruppo prenderà, il popolo greco avrà ossigeno fino alla prossima settimana e sopravviverà», ha detto il premier greco Alexis Tsipras in un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese Francois Hollande.
VAROUFAKIS: «CREDIBILITÀ DELL'EUROGRUPPO DANNEGGIATA». La decisione «danneggia la credibilità dell’Eurogruppo e il danno potrebbe essere permanente», ha poi aggiunto il ministro delle Finanze greco Varoufakis in conferenza stampa. «Ho spiegato ai colleghi dell’Eurozona perché non potevamo accettare le proposte», ha aggiunto il ministro.
«Il mandato elettorale che ha ottenuto il governo Tsipras, con il 36% dei voti al partito Syriza, non basta a prendere una decisione importante come quella di accettare le condizioni proposte ad Atene dai suoi creditori», ha spiegato davanti ai giornalisti Varoufakis e ha concluso: «Si trattava di pochi giorni poche settimane ma l’Eurogruppo ha deciso di respingere questa richiesta. Per una decisione del genere ci vuole come minimo il 51%, e questo è il motivo del referendum».
Nessuno però a Bruxelles vuole più sentirne: «Non ci sono le basi per ulteriori negoziati», ha dichiarato anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble da sempre ostile nei confronti di una maggiore flessibilità con il governo greco. «Nessuno dei colleghi con cui ho parlato ha visto alcuna possibilità di poter fare qualcosa in questo momento», ha aggiunto Schaeuble.
Insomma il cavallo di Troia è stato spinto dentro la città, ma ora nessuno vuole scendere a combattere.

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