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PROSPETTIVE 27 Giugno Giu 2015 2144 27 giugno 2015

Grexit o non Grexit? Gli scenari sul futuro di Atene

Andare in default ma restare in Ue. O uscire volontariamente dall'Unione. Cosa succede se i greci dicono no alle proposte dei creditori. Referendum il 5 luglio.

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Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis.

Grexit o non Grexit? E come verrebbe gestito il fallimento della Grecia?
La decisione dell'Eurogruppo, che ha scelto di non estendere l'attuale programma di salvataggio in scadenza il 30 giugno, segna la fine del negoziato tra il governo greco e le istituzioni.
Con parole durissime il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha criticato la «negativa» decisione del governo ellenico di indire un referendum per il prossimo 5 luglio sulle proposte dei creditori. Il programma di aiuti «per quanto triste, si concluderà martedì sera», ha sottolineato Dijsselbloem, spiegando che la nuova riunione senza i rappresentanti greci serve «per prepararci a tutto quello che è possibile fare per preservare la stabilità e la solidità dell'Eurozona».
GRECIA ESPOSTA PER 195 MLD CON L'UE, E 40 CON L'ITALIA. Da valutare ci sono gli effetti di un sempre più probabile default sui mercati e sulla stabilità dell'Ue visto che Atene ha un debito verso l'europa l'Europa pari a 195 miliardi di euro. E di questi un quinto (precisamente 40 miliardi) sono in capo al governo italiano. Ma cosa può succedere se i greci decidono di dire no alla proposta dei creditori?

1 - La Grecia va in default: ma rimane nell'euro (almeno per un po')

Il premier greco Alexis Tsipras.

La prima ipotesi è quella della Grexit, cioè l'uscita della Grecia dall'euro. Si tratta dell'opzione che non vorrebbe nessuno. E che formalmente non è nemmeno prevista dai Trattati.
Per uscire dall'euro, la Grecia dovrebbe prima uscire dall'Unione.
MONETA IRREVERSIBILE. Inoltre la cancelliera Angela Merkel, il numero uno della Bce Mario Draghi e i leader europei vogliono dimostrare che l'euro è una moneta in qualche modo irreversibile (l'Unione europea è fondata sull'idea che tutti gli aderenti prima o poi adotteranno la moneta unica), in particolare in un momento in cui le tensioni periferiche, dalla Gran Bretagna alla Spagna, rischiano di travolgere le fondamenta Ue.
Eppure, a questo punto dei negoziati, vista la distanza tra le due parti, nessuno esclude più lo scenario dell'uscita di Atene dalla moneta unica, a partire dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per finire con gli analisti della City.
«NON POTETE CACCIARCI». Tsipras ha cercato di dimostrare di prendere in considerazione l'ipotesi. Stringendo l'occhiolino a Vladimir Putin e dando credito agli inviti della banca dei Brics.
Un gioco diplomatico nell'interesse sia di Mosca che di Atene.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it da fonti greche vicine ai negoziati, nel caso in cui il braccio di ferro continui, i leader ellenici sarebbero in realtà pronti a mettere Bruxelles di fronte al paradosso legale di non poter cacciare la Grecia dall'Ue.
E in sostanza di dover compiere un atto di imperio nei confronti di uno Stato sovrano.
ATENE NON VUOLE USCIRE. Syriza cerca di evitare il più possibile l'equazione tra il fallimento dell'intesa e l'uscita dall'euro.
Per dare un'idea del clima, basta sapere che quando il governatore della Banca centrale di Atene, Yannis Stournaras, presentando il report sulla situazione finanziaria del Paese, ha spiegato che la mancanza di un accordo avrebbe portato alla Grexit, la portavoce del partito di governo ha minacciato azioni legali nei suoi confronti.
Quello che Syriza sottovaluta sono le conseguenze dirette e indirette del fallimento delle trattative.
RISCHIO DEFAULT DISORDINATO. Prima di tutto sul governo, che è destinato ad affrontare una serie di default successivi: il rimborso di 1,5 miliardi dovuti a Washington a fine mese, poi altri 3,5 miliardi alla Bce a luglio, solo per citare le prime due scadenze.
E poi ci sono le pessime condizioni del sistema bancario ellenico, mantenuto finora in vita dalla Bce.
Le quattro principali banche greche, la banca nazionale di Grecia, la banca del Pireo, Alpha Bank e Eurobank Ergasias, hanno accumulato nuove sofferenze negli ultimi quattro mesi.
IPOTESI DI MONETA PARALLELA. E, secondo gli analisti consultati dal quotidiano Kathimerini, avrebbero bisogno di un'ulteriore iniezione di capitali di 16 miliardi. Date le regole del sistema bancario europeo, i fondi non potrebbero arrivare dall'Eurotower.
Insomma, la Grecia ha bisogno di denaro e senza l'intesa potrebbe essere costretta a stampare una moneta parallela. A quel punto la Grexit, tanto paventata, sarebbe nei fatti.

2 - La Grecia decide di uscire: Tsipras può gestire la transizione

L'altra possibilità ovviamente è che, tra un'uscita disordinata e un accordo politicamente non soddisfacente, Atene scelga di abbandonare volontariamente la moneta unica.
ALTRI 4 ANNI DI MANDATO. Il problema formale di rispetto dei Trattati rimarrebbe. Ma a prescindere da questo, secondo Wolfgang Munchau, editor del Financial Times, il governo greco dovrebbe tenere in considerazione quest'opzione.
Anche alla luce delle scadenza del mandato di Tsipras come primo ministro: la legislatura finisce tra quattro anni, nel 2019 e, dice Munchau, il premier avrebbe il tempo di gestire la transizione.
SCENARIO: PIL A -12,6%. Se le posizioni dei creditori rimanessero quelle attuali, ha calcolato il commentatore economico, l'accordo farebbe perdere alla Grecia il 12,6% del Pil nei prossimi quattro anni e il rapporto deficit-Pil si avvicinerebbe al 200%.
La maggioranza della ricchezza greca è prodotta internamente, è il suo ragionamento, e il settore del turismo sarebbe solo avvantaggiato da una moneta più debole.
CI SAREBBERO 24 MESI DI CAOS. Il calcolo, però, non comprende i costi che i cittadini greci pagherebbero nei 12-24 mesi di caos che seguirebbero il fallimento (compreso il rialzo dei costi delle importazioni, considerando che la bilancia dei pagamenti greca, cioè il rapporto tra import e export, è fortemente in rosso). Uno scenario che lo stesso Munchau prevede, spiegando però che si tratterebbe di una fase transitoria.
La sua scommessa, però, è rischiosa. Senza contare che la maggioranza dei greci, secondo i sondaggi, vuole rimanere nell'Unione europea.

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