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CRISI 28 Giugno Giu 2015 2200 28 giugno 2015

Grexit, Atene ed Ue sull'orlo del baratro

Sì al referendum. Borsa e banche chiuse fino al 7 luglio. Ma Tsipras dice: «I vostri soldi sono al riparo». E accusa Bruxelles di ricattarlo. Ansia sui mercati. 

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Il presidente del Consiglio europeo Jean-Claude Juncker e il premier greco Alexis Tsipras.

La Grecia è sull'orlo del baratro. Lunedì 29 giugno la Borsa di Atene e le banche greche rimarranno chiuse. La rottura del negoziato tra il governo ellenico e la Troika e la corsa agli sportelli degli ultimi giorni (700 milioni di euro prelevati solo il 27 giugno) hanno spinto l'esecutivo di Syriza a varare misure di emergenza.
Le banche rimarranno chiuse - ha detto il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis - fino al 7 luglio, due giorni dopo il referendum indetto da Alexis Tsipras. Da allora i greci potranno prelevare non più di 60 euro al giorno. Si teme così un lunedì nero per i mercati europei. I primi segnali negativi sono arrivati dalle Borse asiatiche, con l'euro che ha aperto con una flessione dell'1,5%.
PIANO LACRIME E SANGUE. Dopo una trattativa estenuante durata mesi, la situazione è precipitata nell'ultima settimana. Il piano di riforme presentato il 22 giugno da Tsipras - pronto a fare concessioni graduali sul sistema previdenziale, sul riordino delle aliquote Iva e sull'inasprimento del carico fiscale - non ha soddisfatto soprattutto il Fondo monetario internazionale. Le misure sono state giudicate troppo blande. Spinta da Christine Lagarde e Wolfgang Schäuble, la Troika ha ideato una controproposta: avanzo primario del 3,5% al 2018, aliquota massima Iva del 23%, riforma radicale del sistema previdenziale con innalzamento dell'età minima a 67 anni e taglio delle 'pensioni sociali'. In ballo c'è il nodo aiuti, l'ultima tranche del secondo programma di salvataggio, per un valore di 7,2 miliardi di euro, necessaria a ripagare un debito di 230 miliardi di euro, diventato insostenibile per la fragile economia greca, costretta nel circolo vizioso di prestiti-interessi-restituzione dei prestiti.
IL NODO REFERENDUM. Alexis Tsipras ha deciso così di alzare la posta in gioco, indicendo per il 5 luglio un referendum sulla proposta dei creditori. La scelta del premier greco ha irrigidito le posizioni delle istituzioni creditrici. L'Eurogruppo ha detto no alla proroga del programma di aiuti fino al referendum, e ha rifiutato di posporre la scadenza al 30 giugno del prestito dell'Fmi da 1,6 miliardi di euro.
La Banca centrale europea ha deciso di mantenere attivo il finanziamento di emergenza attraverso l'Ela. Ma non è ancora chiaro se, con la fine del programma di aiuti e il Paese insolvente, la Bce non potrà ancora fornire liquidità.
TSIPRAS DICE NO. Tsipras ha invitato i greci a scendere in piazza il 29 giugno per dire no a quello che ha definito «il ricatto della Troika». Nel discorso al parlamento del 27 giugno il premier ha puntato con forza sull'inaccettabilità delle condizioni che i poteri forti delle istituzioni finanziarie europee e non vorrebbero imporre: «I nostri partner hanno rilanciato un ultimatum contrario ai principi fondanti e ai valori dell'Europa. Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico». Il parlamento ha dato il via libera al referendum con 179 voti favorevoli e 120 contrari. Con tanto di appoggio da parte degli esponenti di Alba dorata.
LA PAURA DI OBAMA. Lo spettro Grexit si fa, insomma, sempre più concreto. E toglie il sonno ai capi di governo. A cominciare da Obama, terrorizzato dall'idea di un'implosione della comunità europea ma soprattutto dall'idea di un possibile avvicinamento degli interessi greci a quelli russi.
Il segretario del Tesoro Jack Lew ha esoratato Angela Merkel e François Hollande a trovare una soluzione.

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