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ANARCHIA 29 Giugno Giu 2015 1243 29 giugno 2015

Campania, Regione chiusa per legge: stallo De Luca

De Luca ricorre contro la sospensione. Renzi nicchia. E c'è l'ipotesi class action. Cronache da una Regione allo sbando. Il M5s: «Pd illegale. Perdiamo i fondi Ue».

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Vincenzo De Luca.

Campania chiusa. Per legge.
E c'è il rischio che 'chiusa', nel senso letterale del termine, resti ancora per chissà quanto tempo.
C'è chi parla di «sequestro della democrazia», per copa di un signore che vuole comandare senza averne i titoli giuridici.
E c'è chi, ironizzando ma non troppo, ha chiesto addirittura l'intervento dell'Onu e €œdegli organismi di tutela internazionali€, onde scongiurare che in terra vesuviana si instauri «€œil primo esempio di Repubblica anarchica della storia del Sud d'€™Italia».
PARALISI ISTITUZIONALE. Fulvio Martusciello, tra i leader locali di Forza Italia, la butta sul sarcasmo: «€œNell'€™area che più di ogni altra in Italia avrebbe bisogno di drastici interventi amministrativi sta trionfando la paralisi istituzionale».
E dunque? «Viste le difficoltà», avverte, «se si rinunciasse definitivamente a costituire la Giunta regionale e il Consiglio distribuisse le deleghe a sette-otto consiglieri, nessuno si accorgerebbe dell'€™assenza del governatore e degli assessori. E la Campania risparmierebbe 400 mila euro al mese di spese inutili».
BALLANO RISARCIMENTI. Tira aria brutta, tutt'intorno al Vesuvio.
La paralisi che incombe in Regione Campania ha indotto varie associazioni a proporre una class action di massa per pretendere il risarcimento dei danni provocati dalla precarietà degli assetti istituzionali.
A clamorose azioni di risarcimento stanno pensando i fornitori e tutti coloro che dall'ente locale aspettano di essere pagati per l'opera prestata.
PURE UN SINDACO A METÀ. Sequestro di demcorazia, dicono. C'è un sindaco, al Comune di Napoli, che solo da qualche giorno (e ormai a un anno dalla fine del suo mandato elettorale), è riuscito a farsi azzerare la sospensione derivante dalle norme sui condannati in primo grado previste dalla legge Severino.
INGRESSO IN AULA PROIBITO. C'è un governatore, eletto da un mese in Regione Campania, che non può letteralmente mettere piede in Aula perché, se lo fa, rischia di commettere una abbondante manciata di reati in quanto risulta sospeso dall'€™incarico sempre in base alle norme della 'Severino' sui condannati in primo grado.

E c'è il rischio di restare fuori dal beneficio dei Fondi europei

Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania.

Campania chiusa. Per legge.
Per incompetenza. Per testardaggine. Per questioni di fedina penale.
Al centro direzionale gli uffici restano vuoti, le carte si accumulano sulle scrivanie, nessuno sa quando le luci si riaccenderanno in sala giunta.
SANITÀ ALLO SBARAGLIO. E poco importa se sul territorio le Asl sono miseramente commissariate e la sanità è allo sbando, se la nomina del commissario per la bonifica a Bagnoli è diventata un'amara barzelletta, se i dati sulla disoccupazione, sul degrado ambientale, sul deserto industriale sono più che mai da brividi.
E se c'è il rischio di restare fuori dal beneficio dei Fondi europei.
Campania chiusa. «€œE mortificata», sussurra qualcuno, «come mai era finora accaduto»€.
ATTESA LA PRIMA SEDUTA. Per lunedì 29 giugno era stata fissata la data della prima seduta del nuovo Consiglio regionale nato dalle elezioni del 31 maggio che hanno proclamato vincitore Vincenzo De Luca, 64 anni, nato a Campobasso, ex sindaco di Salerno (sospeso anche da lì), sul cui capo pende la sospensione dall'incarico notificata dal premier Matteo Renzi tramite il prefetto di Napoli in base alle norme della legge Severino sui condannati in primo grado.
RINVIO E RICORSO IN ATTO. Il 28 giugno, dopo una notte di febbrili consultazioni tra De Luca e i suoi avvocati amministrativisti di fiducia, il consigliere anziano Rosetta D'€™Amelio è stata costretta a rinviare la prima seduta in attesa che «€œentro i 20 giorni imposti dalla legge» i giudici della prima sezione civile del tribunale di Napoli decidano se accogliere o no il ricorso articolo 700 presentato d'€™urgenza da De Luca contro la sospensione.
Aula chiusa, consiglieri a casa, per ora niente proclamazione.
SEVERINO, SENTENZA A OTTOBRE. Come finirà? Se i giudici - che sono gli stessi che hanno già azzerato la sospensione del sindaco de Magistris - accoglieranno il ricorso, De Luca si ritroverà finalmente nelle condizioni di nominare il suo vice e gli assessori e, in attesa della decisone della Consulta sulla contestata legge Severino prevista per ottobre, di provare a dare il via (ma in condizioni difficilissime, vista l'€™intensità delle polemiche, dei ricorsi e degli esposti in atto da parte delle opposizioni) alla tormentata azione amministrativa.
FRAGILITÀ E PERIODO BUIO. Con quale grado di autonomia, vista la fragilità istituzionale, sarà tutto da verificare.
Altrimenti, se i giudici confermassero la sospensione, De Luca sarebbe davvero nei guai e ancor più di lui la Campania, dove si prolungherebbe un periodo di '€œbuio'€ istituzionale dalle conseguenze e dai tempi imprevedibili.

Senza De Luca, commissario per tre mesi oppure voto

Matteo Renzi con Vincenzo De Luca.

Potrebbe arrivare un commissario?
Forse, ma non per più di tre mesi.
Sarebbe inevitabile tornare al voto? O c'è qualche altro cavillo nascosto da qualche parte da tirar fuori al momento opportuno onde evitare il ritorno alle urne?
IL M5S: «PD ILLEGALE». Il Gruppo dei consiglieri regionali del Movimento 5 stelle e i parlamentari campani, tramite Valeria Ciarambino, capolista eletta in Consiglio, hanno fatto sapere che «De Luca e la sua maggioranza non possono continuare ad aggiungere illegalità a illegalitເ e che «€œil consigliere anziano Rosetta D'Amelio, annullando la prima seduta prevista per il giorno 29 giugno, sta compiendo un atto illegittimo dalle conseguenze legali gravi: in quella prima seduta, infatti, il Consiglio avrebbe dovuto assolutamente prendere atto della sospensione di De Luca»€.
«SERVE UNA GUIDA FORTE». I cinque stelle aggiungono: «€œSiamo da oltre un mese senza un presidente di Regione per l'assurda candidatura di un condannato alla carica di presidente per colpa del Partito democratico e di Matteo Renzi. La Campania ha bisogno di una guida forte e sicura. Il caos istituzionale in cui De Luca ha gettato la Campania ci sta facendo perdere milioni di euro di fondi europei, come ha denunciato il commissario europeo Cretu»€.
RENZI, 'DECRETINO' MAI NATO. Ma chi sta vivendo giorni ancor più preoccupati del governatore sospeso è il premier Matteo Renzi che, allo scopo di risolvere il guazzabuglio giuridico in cui si è infilato De Luca in Campania, si era impegnato a emanare un decreto, anzi «€œun decretino»€, che avrebbe consentito al neo-governatore - sulla base di un parere specifico espresso dall'€™Avvocatura di Stato - di nominare il vice e gli assessori prima di ricevere la notifica di sospensione.
In quel modo, la vita istituzionale del consiglio della Campania avrebbe potuto vedere il suo inizio, in attesa che il governatore - con il ricorso articolo 700 (quello di somma urgenza) - risolvesse i problemi giudiziari.
Invece, niente. Il decretino non è mai stato scritto.
TROPPO ALTO IL RISCHIO GAFFE. Secondo alcuni, perché Renzi non ha voluto rischiare gaffe o - peggio - inciampare in qualche censura in un momento per lui assai delicato.
Anzi, per non restare intrappolato in eventuali insinuazioni di favoritismi o di conflitto di interessi (De Luca è del Partito democratico, cioè lo stesso partito di cui il premier è segretario) non ha ritardato di un giorno l'€™emanazione della sospensione tramite il prefetto di Napoli impedendo a De Luca di nominare il suo vice.
TENTAZIONE DI TORNARE ALLE URNE. Insomma, a molti è sembrato che Renzi abbia voluto scaricare il governatore appena eletto, che peraltro lui non ama, non ha mai scelto come candidato e che ha anzi dovuto subire avendo il sanguigno ex sindaco di Salerno vinto le primarie in Campania a dispetto della volontà dei vertici Pd.
«Visto che per me col ribelle De Luca la Campania è comunque perduta», può aver pensato il premier, «tanto vale che si torni subito alle urne». Per vedere l'effetto che fa.

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