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SCENARIO 29 Giugno Giu 2015 1957 29 giugno 2015

La Grexit fa paura, ma i Paesi deboli negano ripercussioni

Davanti al rischio contagio, Spagna e Portogallo tremano in silenzio.

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Guardare al proprio orticello. E soprattutto difenderlo. È quello che in queste ultime ore stanno facendo Spagna e Portogallo, i due paesi periferici Ue in uscita dalla crisi dopo quattro anni di 'lacrime e sangue' e ora indicati a possibile rischio contagio greco.
Una possibilità respinta ufficialmente dai leader dei due governi, che però se in pubblico ostentano fiducia, in privato corrono ai ripari. Perché i 287 miliardi di euro bruciati il 29 giugno in una sola seduta dalle borse europee preoccupano tutti. E ancora di più preoccupa la possibilità di una Grexit: l'esposizione della Spagna, pubblica e delle banche, verso il debito greco, è di circa 26 miliardi di euro.
Così il premier spagnolo Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria della cellula di crisi economica del governo per verificare la tenuta del paese in caso di effettiva uscita della Grecia dalla zona euro.

Iglesias condanna «l'operazione mafiosa di terrorismo finanziario»

Pablo Iglesias.

Per ora non sono annunciate misure specifiche. «La Spagna e gli spagnoli possono stare tranquilli perchè negli ultimi anni con i loro sforzi hanno fatto le riforme», ha rassicurato il premier.
LA SPAGNA È BLINDATA. Il ministro dell'Economia Luis de Guindos, candidato alla successione dell'olandese Jeroen Dijsselbloem alla presidenza dell'Eurogruppo, ha aggiunto che la Spagna «è blindata». Il paese «cresce il doppio della zona euro, non è mai stato meglio preparato». La situazione sarebbe stata «completamente diversa nel 2011».
Una lettura non condivisa da tutti: il contagio, prevede El Mundo, «sembra sicuro, ma non ai livelli del 2012». Il rischio quindi c'è. Ad esserne convinto è Juan Carlos Monedero, l'idelogo del partito spagnolo Podemos e braccio destro del leader Pablo Iglesias, che ha paragonato la crisi greca con «la situazione che l'Europa ha vissuto nel 1939 con l'invasione tedesca della Polonia».
Per Monedero i paesi del Sud, Italia, Spagna, Portogallo o Francia, devono essere «consapevoli che la sorte della Grecia è la sorte di tutti noi».
Un destino comune quindi che tutti dovrebbero cercare di cambiare. La pensa così il segretario di Podemos Pablo Iglesias, che ha più volte condannato «l'operazione mafiosa di terrorismo finanziario» attuata dalla Troika contro «un governo che ha dimostrato di essere pienamente disponibile ad un accordo».
RISCHIA TUTTA LA ZONA EURO. Ma ora che l'accordo è saltato il rischio contagio c'è. Lo ha ammesso anche il presidente portoghese Hanibal Cavaco Silva, per il quale però è in pericolo «tutta la zona euro, non solo per il Portogallo», anche se alla fine, ha aggiunto «l'euro non si romperà» e «l'eurozona sopravviverà con la stessa forza che ha avuto in passato». Quindi per quanto l'auspicio è che «la Grecia non esca dall'euro, se esce restano 18 Paesi», ha sottolineato Cavaco Silva.
Nonostante le dichiarazioni più o meno rassicuranti dei leader politici, sono gli esperti a sottolineare l'imprevidibilità di uno scenario futuro. Almeno sino all'esito del referendum greco. Filipe Silva, direttore gestione attivi del Banco Carregosa, ha detto al quotidiano di Lisbona Publico che «fino al referendum di domenica e anche qualche giorno dopo, l'incertezza è tale che è come giocare alla lotteria. Tutto può succedere, e non si può anticipare come evolverà il mercato del debito. Se vincerà il 'no', i movimenti contestatari degli altri paesi avranno più forza nella loro lotta anti-troika. Se vicerà il 'sì', cadrà il governo greco».

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