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ANALISI 30 Giugno Giu 2015 1851 30 giugno 2015

Grecia, su Merkel si allunga l'ombra del fallimento

Niente vertici straordinari. Nè visite ad Atene. O polemiche sul referendum. Merkel cerca di sfilarsi dal dossier greco. Per non rimanere travolta dal flop.

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da Berlino

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Le file dei greci di fronte agli asfittici bancomat rimandano alla mente quelle dei tedeschi dell'Est di fronte alle banche nell'estate del 1990.
Immagini simili, stati d'animo diversi. Esattamente 25 anni fa, il primo luglio 1990, la Germania anticipava la sua riunificazione politica attraverso la sostituzione del marco orientale con il più robusto Deutsche Mark, il marco dell'Ovest.
Un'unione monetaria che Helmut Kohl impose anche contro le ragionevoli opinioni degli economisti che paventavano il peso dell'operazione. Ma la moneta unica avrebbe reso irreversibile il processo politico della riunificazione tedesca. Un quarto di secolo dopo, la Germania assapora il gusto amaro di una scissione.
A BERLINO TIRA ARIA DI SCONFITTA. A rischiare di rompersi è il progetto che prese forma e vita da quella prima riunificazione interna a un Paese: la moneta unica europea, simbolo e pilastro di un'unione continentale che doveva annegare in un destino comune il rischio di una Germania troppo grande.
A Berlino si respira un'aria strana di sconfitta, nonostante i tedeschi siano considerati i capofila dei falchi e i teorici di quell'austerity cui i greci si stanno ribellando.
Angela Merkel rischia di passare alla storia come la cancelliera che ha presieduto alla prima crepa della casa europea, senza riuscire a evitarla. Nei libri di storia di domani Kohl potrebbe essere ricordato come il cancelliere dell'unità tedesca ed europea, Merkel quello della disintegrazione europea.
OBIETTIVO: LIMITARE I DANNI INTERNI. Ecco perché nella settimana che, salvo colpi di scena, porterà Atene al default e i greci alle urne per un referendum dai contenuti esclusivamente politici, gli sforzi del governo tedesco sono tutti volti a limitare i danni sul piano interno.
Dopo giorni di silenzio, in ossequio alla scelta di defilarsi dal cono di luce del fallimento delle trattative a Bruxelles, Merkel è tornata a parlare di Grecia. Ma lo ha fatto rivolgendosi all'elettorato tedesco, al proprio partito e alla propria maggioranza. Per rinsaldare le fila e allontanare lo spettro della sconfitta sulla politica europea. Perché di questo, in fondo, si tratta.
Nonostante la fama di Lady di ferro appioppatale all'estero, la cancelliera ha speso sei anni di gestione della crisi greca nel tentativo di mantenere il Paese ellenico dentro la moneta unica.
MERKEL NEL MIRINO DELLA STAMPA. Lo ha fatto mediando fra le briciole di europeismo rimaste nel partito che fu di Adenauer e Kohl e le ortodossie della Bundesbank, i mal di pancia dei contribuenti tedeschi e le accuse di cedimento di buona parte dell'establishment economico.
Sballottata dalla stampa di destra e di sinistra, ora per aver gettato attraverso pacchetti di aiuto e fondi di salvataggio denaro tedesco nel pozzo senza fondo di Atene, ora per aver contribuito a salvare banche e investitori privati; una volta per aver trascinato la Germania in un'Unione di trasferimento dei debiti, un'altra per non aver voluto andare fino in fondo accettando gli Eurobond.

L'obiettivo di Angela: non farsi travolgere dalle macerie

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble (a sinistra) e il suo omologo greco Yanis Varoufakis.

Nella ricerca della via di mezzo, del compromesso entro il quale far quadrare un cerchio sempre più tondo, Merkel ha però anche mostrato quel che molti osservatori considerano il limite della sua cifra politica: l'assenza di una visione, di un'idea guida che sollevi il suo cammino dai sentieri a volte stretti del pragmatismo.
È accaduto così che, per paradosso, in questi anni di crisi dell'euro, la leva decisionista si sia trasferita nelle mani dei singoli governi nazionali, retti peraltro da leader politici di spessore modesto, contraddicendo la necessità che tutti riconoscevano a parole di europeizzare la gestione della crisi. Tanti piccoli indiani alla fine affogati nel gorgo degli interessi nazionali.
La cancelliera ha avuto in verità anche momenti di coraggio: quando, aggirando il pressing della Bundesbank, ha sempre dato il proprio appoggio a Mario Draghi, o quando ha trascinato i riluttanti parlamentari del suo partito a votare i pacchetti di aiuto alla Grecia.
NESSUN PERICOLO PER L'EURO. Ma ora il compito suo e del suo staff è di evitare di restare impigliati a una strategia rivelatasi infruttuosa e sepolta sotto le macerie di un fallimento storico.
La prima uscita pubblica dopo il fine settimana nero di Bruxelles è stata tra le mura inquiete del suo partito, radunato a Berlino per festeggiare i 70 anni della fondazione.
Ha ribadito con orgoglio il filo conduttore della sua azione nella crisi della moneta unica, «se fallisce l'euro fallisce l'Europa», fornendone però un significato nuovo, alla luce degli sviluppi più recenti: se la Grecia tornerà alla dracma, l'euro non è in pericolo perché proprio quella politica dei compromessi e dei piccoli passi in avanti che Alexis Tsipras ha rifiutato ha permesso all'Europa di dotarsi dei meccanismi di salvataggio che oggi consentono di gestire senza grandi pericoli l'eventuale Grexit.
GABRIEL CONTRO TSIPRAS. Ha poi recuperato al suo fianco Wolfgang Schäuble, attorno al quale nei giorni passati si era raccolta l'ala più intransigente della Cdu, attribuendogli il merito di aver cercato con caparbietà ma anche con fermezza il compromesso con Atene. Un gesto di umiltà, apprezzato dai delegati che con un lunghissimo applauso hanno siglato la pace interna.
Infine ha riunito alla cancelleria i leader dei partiti presenti in parlamento per spiegare in dettaglio cosa era accaduto a Bruxelles. Un evento straordinario, segno della drammaticità della situazione. E ha tenuto una conferenza stampa con il suo vice al governo Sigmar Gabriel, il leader dell'Spd, che è stato ancora più duro verso Tsipras, accusandolo di aver appositamente sabotato il metodo di lavoro in vigore in Europa con l'obiettivo di distruggere l'euro.
LA CANCELLIERA PROVA A DEFILARSI. La lealtà del partner di governo è un punto importante in questa fase delicata, in cui la cancelliera cercherà di completare il processo di sfilamento dal dossier greco. Niente vertice straordinario, men che mai visite ad Atene o rischi di farsi trascinare nella contesa referendaria.
Semmai un dibattito al Bundestag, mercoledì primo luglio, a beneficio del fronte interno, dell'opinione pubblica tedesca. Questo ora conta per Merkel: rassicurare i propri contribuenti ed elettori, arginare i primi scricchiolii nei sondaggi sul governo e, soprattutto, scrollarsi di dosso la polvere di una sconfitta.

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