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INTERVISTA 1 Luglio Lug 2015 0700 01 luglio 2015

Grecia, Özlem Onaran: «Il debito è illegittimo»

Per la professoressa Onaran, il programma di aiuti va contro il diritto europeo. «Il Fmi sapeva che era insostenibile, ma le banche andavano salvate». 

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da Bruxelles

Ai greci piacciono le tragedie, si sa, ma questa volta il governo ellenico sta cercando di scongiurare quella del suo popolo, dice Alexis Tsipras.
E dopo aver detto no all'estensione del programma di assistenza finanziaria proposto dall'Eurogruppo, perchè conterrebbe «misure di austerity inaccettabili», il 30 giugno ha tentato l'ultimo colpo di teatro chiedendo un programma di salvataggio di due anni al Fondo europeo Esm, il Meccanismo di stabilità europea (fondo salva stati permanente che ha sostituito i fondi Efsf ed Efsm). E soprattutto una ristrutturazione del debito, quella che sinora gli è sempre stata negata.
«IL DEBITO GRECO? ILLEGITTIMO». Una richiesta più che legittima, spiega a Lettera43.it Özlem Onaran, professoressa di Politica del lavoro e sviluppo economico presso l'università di Greenwich e membro della Commissione di Verità sul debito pubblico in Grecia, un comitato indipendente di esperti provenienti da 11 Paesi, istituito dal presidente del parlamento ellenico, Zoe Konstantopoulou.
In un rapporto pubblicato il 18 giugno la Commissione definisce il debito greco in gran parte «illegale e illegittimo»: «Le condizioni dei Memorandum non solo sono state controproducenti in termini di sostenibilità del debito», dice Onaran, «ma hanno causato una crisi umanitaria».

I greci in fila ai bancomat. Nel riquadro, la professoressa Özlem Onaran.

D. La richiesta di una ristrutturazione è quindi l'unica cosa da fare?
R.
Sì, perchè il programma di aiuti alla Grecia proposto sinora dall'Eurogruppo è insostenibile anche dal punto di vista umanitario, va contro i diritti umani garantiti dalla Costituzione greca e dal diritto comunitario.
D. Anche secondo lei l'accordo causerebbe un'altra macelleria sociale?
R.
Creerebbe di sicuro un'altra recessione economica e sociale.
D. Finora gli altri 18 Stati membri dell'Eurozona hanno sostenuto che il piano era fattibile...
R.
In realtà i ministri delle Finanze francese e italiano Sapin e Padoan, ma anche il commissario europeo Pierre Moscovici hanno chiesto di tornare al tavolo del negoziato con un'altra offerta prima del referendum indetto da Tsipras il 5 luglio.
D. Temono ripercussioni nei loro Paesi?
R.
Sì. Barack Obama ha chiamato Angela Merkel per dire che la Grexit è una scelta politica che avrà ripercussioni sui mercati finanziari e sull'effetto contagio nel breve termine.
D. Per non parlare del pericolo speculazione.
R.
La preoccupazione della Bce di un caos geopolitico è reale. Anche l'Italia è preoccupata per l'instabilità finanziaria che si verrebbe a creare spingendo la Grecia fuori dall'Eurozona.
D. E la Germania?
R.
La Germania deve tornare al tavolo dei negoziati ma per parlare del vero problema, che non è l'estensione del programma, bensì il debito. Che è economicamente insostenibile. Per colpa di questi ultimi cinque anni di Memorandum la crisi è stata implementata, stratificata.
D. C'è però chi continua a difenderlo.
R.
Ci vuole coraggio per farlo. Persino Philippe Legrain, consigliere del presidente della Commissione europea Barroso nel 2010, nel corso di un'audizione pubblica al parlamento di Atene ha spiegato che in realtà le autorità dell'Eurozona non si sono preoccupate del benessere dei greci né tanto meno del fatto che il governo ellenico alla fine avrebbe rimborsato o meno i prestiti.
D. Chi ci ha guadagnato allora?
R.
Hanno agito apparentemente per solidarietà, ma in realtà hanno fatto tutto questo per salvare le banche e gli investitori francesi e tedeschi.
D. Perchè Merkel continua a sostenere che bisogna trovare un accordo?
R.
Il cancelliere tedesco e gli altri responsabili politici della zona euro non vogliono ammettere che hanno fatto un terribile errore nel 2010 e da allora hanno continuato a mentire. Errori che stanno venendo alla luce finalemente, ma in Germania o in Olanda i cittadini che pagano le tasse, i contadini, gli operai, non conoscono ancora tutta la verità.
D. Qual è?
R.
La maggior parte del debito greco era nelle mani delle banche private. Sin dal primo Memorandum del 2010, i creditori privati sono riusciti però a scaricare le loro obbligazioni a rischio emesse dallo Stato greco. Così nel 2015, l'80% del debito pubblico di Atene è passato nelle mani dei creditori pubblici: 14 Stati membri della zona euro, l'Efsf, il Fmi e la Bce. Solo meno del 10% dei fondi è stato destinato alle spese correnti del governo. E le condizioni imposte dalle ulteriori riforme neoliberiste hanno contribuito a creare l'illusione che erano state progettate per garantire la restituzione del debito.
D. Invece?
R.
I soldi dati con i prestiti dei vari Memorandum non sono andati ai greci ma ai creditori. Le banche private hanno fatto per anni profitti con le loro attività speculative sul debito greco, e poi non hanno avuto perdite significative grazie al programma, che ha permesso alla Grecia di pagare gli interessi alle banche private irresponsabili.
D. E le riforme?
R.
Quali? I tagli agli stipendi e alle pensioni hanno causato una riduzione del Pil, perdite fiscali e un aumento del debito pubblico. Le nostre stime mostrano che la sola diminuzione dei salari ha portato a una riduzione del Pil del 4,5% e a un aumento di 7,8% del rapporto tra debito pubblico e Pil.
D. Insomma i programmi di salvataggio si sono rivelati sbagliati?
R.
Non si tratta di errori accidentali, ma di previsioni volutamente sbagliate. L'insostenibilità di questi piani di aiuti alla Grecia era prevedibile. Semplicemente l'obiettivo principale non era era il salvataggio di un Paese, bensì quello di banche e creditori privati.
D. E tutti sapevano?
R.
Panagiotis Roumeliotis, ex rappresentante della Grecia al Fondo monetario internazionale, in un'audizione pubblica alla Commissione verità sul debito pubblico ha detto che nel 2010 il Fmi sapeva che il debito greco era insostenibile e in base alle sue regole non avrebbe dovuto accettare un contratto di prestito senza una ristrutturazione. Ma i governi e le banche europee hanno influenzato questa decisione.
D. I politici greci, invece, tutti brava gente?
R.
No certo, anche il governo di Papandreou ha presentato la crisi bancaria come una crisi del debito sovrano nel 2009. Nel 2013 il Fmi ha però ammesso che un ritardo sulla ristrutturazione del debito ha permesso ai creditori privati di ridurre le esposizioni e spostare il debito nelle mani del pubblico.
D. Oggi Tsipras chiede una ristrutturazione del debito, arriverà a chiedere una cancellazione?
R.
La relazione della Commissione verità dimostra che di questo debito ha beneficiato una piccola minoranza di creditori privati, in particolare le grandi banche greche, tedesche e francesi. Oggi la Grecia non è in grado di onorare i debiti senza violare i diritti umani riguardo il lavoro, la sicurezza, la salute, l'istruzione e l'alloggio.
D. Le responsabilità quindi sono anche dei greci?
R.
Sì, questa situazione però non riguarda solo Atene, ma l'Europa, e spero che la voglia di capire davvero che cosa è successo in questi ultimi anni porti alla richiesta di un'altra Conferenza del debito.
D. Dopo il 1953 un altro Debt agreement è possibile?
R. La politica europea sta creando così tanta indignazione tra i tutti cittadini che potrebbe innescare presto una reazione unitaria contro questa austerity. La Conferenza del debito potrebbe essere chiesta da un nuovo movimento di indignados europei, come quello spagnolo.
D. E se invece alla fine si raggiungesse un accordo?
R.
Non si risolvererebbe comunque il problema del debito pubblico greco in continuo aumento dal 2010. Nel 1953 metà del debito tedesco è stato cancellato. Ma oggi i vincitori della crisi finanziaria non sono interessati a un'altra Conferenza del debito:
D. Quindi, come dice Tsipras, sono i cittadini che devono agire, scegliere?
R.
I cittadini europei hanno il diritto di sapere che le loro tasse sono state usate per salvare le banche. La gente in Irlanda, Portogallo, Spagna, Lettonia ha bisogno di vedere la verità, ovvero che i rispettivi governi hanno imposto misure di austerità sbagliate simili a quelle inflitte alla Grecia.
D. E quindi il debito non deve essere pagato?
R.
Ciò di cui oggi ha bisogno la Grecia è incompatibile con il pagamento del debito e le politiche di austerità che possono essere collegate a ulteriori accordi.
D. Meglio fare un default ed esercitare un controllo dei capitali come sta facendo Tsipras ora?
R.
Un default del debito richiede sicuramente un controllo sui capitali ma, nonostante l'allarmismo, i greci devono sapere che la maggior parte dei Paesi l'ha esercitato fino alla deregolamentazione finanziaria della fine degli Anni 70 e 80. Per controbilanciare il ricatto della Bce, il governo greco può introdurre gli Iou (I owe you money), i cosiddetti 'pagherò', per i pagamenti interni.
D. E decretare quindi una lenta uscita dalla zona euro?
R.
La Grexit non può essere un tabù, può essere uno scenario possibile. Ma non è l'unico, come invece dicono in tanti.
D. Il contagio invece è sicuro?
R.
Il grado di contagio finanziario al resto d'Europa dopo un default greco è ancora da vedere. Ma intanto il contagio politico potrebbe portare la gente a scegliere la dignità e non il ricatto. I cittadini europei potrebbero davvero iniziare a interrogarsi sulla legittimità dei programmi di salvataggio.
D. Dentro l'euro, ma senza un euro?
R.
Sì, è vero che dopo il default la Bce potrebbe tagliare la linea di liquidità di emergenza, dal momento che i titoli di Stato detenuti dalle banche greche non servirebbero più come garanzia.
D. Ma...
R.
Secondo Willem Buiter, capo economista della banca Citigroup, per esempio, le autorità europee potrebbe ricapitalizzare le banche greche. E la Bce potrebbe continuare a finanziare gli istituti fino a quando non viene presa una decisione politica per impedire alle istituzioni di staccare la spina.

Twitter @antodem

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