TENGO FAMIGLIA 1 Luglio Lug 2015 1242 01 luglio 2015

Il caso di Emiliano e le altre compagne assunte dai politici

Non solo Emiliano e la sua Elena portavoce. Pure Maroni con le collaboratrici. Salvini con le ex. E De Luca e Delbono. 'Favorire' le fidanzate porta guai. Foto.

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In salute e in malattia.
In ricchezza e in povertà. Ma soprattutto a casa e al lavoro.
L'ultimo ad aver rispettato la promessa è stato il neo governatore pugliese Michele Emiliano che ha confermato come sua portavoce la compagna Elena Laterza (foto).
QUESTIONE DI OPPORTUNITÀ. Una decisione legittima, ma sicuramente - come hanno fatto notare anche i cinque stelle pugliesi - «poco opportuna».
«La mia scelta non è motivata da ragioni private, bensì esclusivamente professionali come è avvenuto nel 2004 e nel 2009», ha spiegato Emiliano sui social.
Prima ha scritto un tweet, salvo poi cancellarlo.

Mentre su Facebook ha aggiunto: «I sentimenti nascono e muoiono in modo imprevedibile e inaspettato e non dovrebbero essere utilizzati nella polemica politica. È infatti la legge che stabilisce i confini dell’opportuno e dell’inopportuno, soprattutto con riferimento a nomine fiduciarie di componenti dello staff».

De Luca e Cantisani: due cuori, un'accusa

Vincenzo De Luca.

Lo stesso deve aver pensato il suo collega Vincenzo De Luca.
La compagna, l'architetto Maria Maddalena Cantisani (per le cronache e gli amici Marilena) è arrivata nel 2010 al Comune di Salerno come dirigente in mobilità.
In qualità di responsabile del servizio Trasformazioni edilizie, ha seguito passo dopo passo tutti i progetti voluti dalla Giunta del compagno, finendo spesso nel mirino delle associazioni per le contestate varianti del piano urbanistico.
ABUSO D'UFFICIO GALEOTTO. Nella buona e nella cattiva sorte, si diceva.
E infatti i due sono finiti nei guai per lo stesso motivo: abuso d’ufficio.
Mentre 'O sceriffo è stato condannato in primo grado e attende la sospensione della sospensiva determinata dall'applicazione della legge Severino, l'architetto è destinata ad andare a processo a marzo 2016 per aver permesso un intervento giudicato illegittimo.

Maroni e le «favorite» della Regione

Maria Grazia Paturzo, addetta alle comunicazioni di Roberto Maroni.

Condividere casa e ufficio non ha portato bene nemmeno in casa Lega.
Il governatore lombardo Roberto Maroni rischia il rinvio a giudizio, perché accusato di «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente» e «induzione indebita» per presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio spesato a Tokyo a due sue ex collaboratrici.
A EXPO PER 5 MILA EURO. L'inchiesta a carico del governatore era partita nell'estate 2014 a Busto Arsizio (Varese) sulla base di alcune intercettazioni nell'ambito dell'indagine Finmeccanica.
A colpire gli inquirenti, una presunta raccomandazione che avrebbe portato Maria Grazia Paturzo (non indagata), ex collaboratrice di Maroni ai tempi del Viminale a ottenere un contratto come temporary manager in Expo (a 5.417 euro al mese).
I due, sempre secondo la procura, sarebbero stati «legati da una relazione affettiva».
LA GELOSIA DI VOTINO. Expo sarebbe stata un'alternativa al suo ingresso nello staff della Regione.
Idea che aveva mandato su tutte le furie la storica addetta alle relazioni di Maroni Isabella Votino che in un sms si lamentò: «Farmela trovare a lavorare qui non mi sembra corretto. Potevi trovarle un’altra sistemazione». E così è stato.
Nelle carte spunta anche un viaggio a Tokyo (dal 30 maggio al 2 giugno 2014) che il governatore aveva promesso al suo «splendore» (così Maroni si rivolgeva a Paturzo in un sms) nell'ambito del 'World Expo Tour'.
BUSINESS ED EXTRA LUSSO. Sempre secondo l'accusa, il conto - 6 mila euro - doveva essere saldato da Expo.
Con un'indicazione: Paturzo avrebbe dovuto viaggiare nella sua stessa classe di volo - business - e alloggiare nella stessa categoria di albergo, extra lusso.
Alla fine però il viaggio saltò, si disse, per non irritare altri collaboratori dello staff maroniano. Ufficialmente per un imprevisto del governatore in transito a Berna.
Maroni prontamente ha assicurato che «non ci sono stati danni per la Regione», bollando come «sciocchezze» le accuse a suo carico.
QUEL BANDO AD HOC. Ma non è finita qui. Il governatore lombardo è accusato di aver turbato la gara per favorire l'assegnazione di un contratto di collaborazione con Eupolis, l'ente di ricerca della Regione, a Mara Carluccio, altra sua ex collaboratrice e presunta favorita.
Secondo gli inquirenti per lei fu conefezionato un bando ad personam.
Maroni evidentemente è sensibile all'argomento. E infatti si è occupato anche delle mogli degli amici.
Appena insediato al Pirellone ha affidato ad Anna Tavano - ex direttore generale della Regione Calabria e consorte del suo legale di fiducia Domenico Aiello - la guida del dipartimento Infrastrutture e mobilità, incarico lasciato pochi mesi fa.

Salvini, agenzia interinale per ex

Giulia Martinelli, seduta accanto a Matteo Salvini.

Saranno coincidenze, ma a vedere i cv delle due ex compagne di Matteo Salvini, il leader della Lega pare comportarsi come un'agenzia interinale.
La seconda, Giulia Martinelli, è stata chiamata al Pirellone dal collega di partito Maroni nella squadra dell'assessore al Welfare Maria Cristina Cantù con uno stipendio di circa 70 mila euro prendendo un periodo di aspettativa dall’Asl dove era impiegata come avvocato.
CONTRO I GIORNALISTI. Il segretario leghista (che ora frequenterebbe Elisa Isoardi), davanti alle accuse de Il Fatto Quotidiano, la difese a spada tratta su Facebook: «La mia compagna, laureata e avvocato (più brava di me!), ha scelto di lasciare una più comoda e remunerativa carriera nel privato per occuparsi di sociale, di malati di mente e di donne maltrattate, di disabili e di bimbi in difficoltà, lavorando per la Asl da ormai 5 anni, non da oggi, essendo assunta come migliaia di altre persone senza che io abbia (ovviamente) fatto nulla».
LA EX AL COMUNE DI MILANO. Salvini però aveva un precedente: la prima moglie, Fabrizia Ieluzzi, fu assunta su chiamata al Comune di Milano e confermata per una decina d'anni sia da Gabriele Albertini sia da Letizia Moratti

Il Cinzia-gate che affossò Delbono

Cinzia Cracchi, ex fidanzata dell'ex sindaco di Bologna Flavio Del Bono.

Altro giro, altro regalo.
Confondere amore e lavoro è costato caro, anzi carissimo, a Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna dimessosi nel 2010 perché indagato per peculato, truffa aggravata e abuso d'ufficio quando era vice presidente della Regione Emilia Romagna.
A inguaiarlo furono le dichiarazioni di Cinzia Cracchi, all'epoca compagna e segretaria di Delbono.
Ex dipendente comunale, la bionda venne portata in Regione dal nuovo fidanzato per il quale lasciò il marito.
Ma si sa, la passione prima o poi scema. E così l'idillio tra i due finì.
VENDETTA SERVITA FREDDA. Dopo averla scaricata, Delbono la sistemò a mo' di risarcimento al Cup, la società partecipata che gestisce la prenotazioni per le Asl regionali. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Ma l'ex sindaco peccò di ingenuità e non considerò che la vendetta è un piatto che va servito freddo.
Nonostante Cracchi avesse mantenuto lo stesso stipendio che aveva in Regione, cominciò a parlare agli avversari politici dell'ex. Raccontando per esempio dei viaggi fatti a sbafo, anzi a carico dei contribuenti.
COMUNE COMMISSARIATO. E così il Cinzia-gate fece cadere il sindaco, che venne allontanato anche dall'Alma mater nella quale insegnava per danno di immagine, e mandò in commissariamento Bologna che venne affidata ad Anna Maria Cancellieri.
Insomma, finché inchiesta non ci separi.

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