ARCORE 1 Luglio Lug 2015 1205 01 luglio 2015

Renzi divide i Berlusconi

B sceglie Salvini. Pier Silvio crede ancora nel premier. Marina no. E intanto Luigino...

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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Sullo sfondo Palazzo Chigi.

Matteo sì, Matteo no. Ma, soprattutto: Matteo quale? Per Silvio Berlusconi non sembrano esserci dubbi: il Matteo prescelto per un'eventuale alleanza è Salvini.
Perché Renzi da «fuoriclasse», in grado di «fare fuori più comunisti in due mesi» che lui «in 20 anni» (febbraio, 2014) è diventato un «bulimico di potere» che ha fallito «su tutto: sull'economia, sulla politica estera, sulla disoccupazione, sull'immigrazione» (aprile 2015).
RENZI DIVIDE ARCORE. Ma in casa Berlusconi, c'è qualcuno che Renzi continua a difenderlo, nonostante la rottura (?) del Patto del Nazareno. E qualcun altro che, invece, proprio non vuole sentirlo nominare.
In altre parole il premier divide i due rampolli di primo letto dell'ex Cav: Pier Silvio e Marina. Come se la linea Gotica della famiglia passasse diritto dritto da Rignano.

Pier Silvio resta renziano, nonostante tutto

Silvia Toffanin e Pier Silvio Berlusconi.

Pier Silvio resta in fondo in fondo renziano. Lo ha ripetuto durante la presentazione dei palinsesti Mediaset, il 30 giugno. Non c'è più l'entusiasmo di un anno fa, è vero, a cui è subentarata una certa «disillusione» per le promesse non ancora mantenute. Ma ha ancora fiducia (condizionata) nel premier. Anche perché «governare il Paese è un'impresa immane», ha spiegato.
«Sembra che le tanto annunciate riforme economiche abbiano accusato un forte rallentamento», ha spiegato il manager del Biscione. «Continuo ad avere fiducia nel governo, ma servono, tra gli altri, interventi urgenti per ridurre la pressione fiscale e la spesa pubblica: siamo in una situazione critica, e qui mi modero»
LA DELUSIONE DEL TIFOSO. Esattamente un anno fa, le parole del presidente Mediaset erano state leggermente diverse. «In un Paese che ha bisogno di riforme, tifo per questo governo», aveva detto consapevole di creare qualche choc emotivo tra i presenti. «E chi non lo farebbe per uno che ha preso il 40% dei voti?». «Stiamo vivendo una crisi lunga, troppo lunga», aveva aggiunto. «Il nostro Paese sta soffrendo da troppo tempo. Come italiano e imprenditore tifo per le riforme subito e per la fretta del governo. Renzi ha una chance unica e una grandissima responsabilità».

Marina non perdona il premier

Marina Berlusconi.

Marina invece è avvelenata. Anzi, «l'avvelenatore di portate» è il premier. Non ha usato mezzi termini la primogenita di B che era arrivata a citare addirittura Mao Tse-tung. Il governo, aveva rincarato la dose, «non è di parola ma di tante parole. Quest’anno l’esecutivo prevede una crescita dello 0,7%: dietro di noi nell’area euro c’è solo Cipro e non mi sembra un risultato esaltante».
Fedelissima al padre, Marina forse non ha digerito la rottura del Patto che aveva portato Silvio all'interno della sede del Pd. Particolare che l'aveva piacevolmente colpita.
L'ANTIBERLUSCONISMO SFUMATO. «Dopo 20 anni durante i quali l’unica linea è stata l’antiberlusconismo», diceva nel 2014, «la sinistra ha ora un leader che sembra aver capito due cose: primo: Berlusconi non è il male da eliminare a ogni costo ma solo un avversario politico. Secondo: mio padre aveva perfettamente ragione a ripetere che il problema dei problemi di questo Paese è che con le attuali regole non si riesce a governarlo».

Quando Barbara si sentiva rappresentata da uno come Matteo

Barbara Berlusconi.

Renzi a dire il vero piace anche a un'altra figlia di secondo letto di Silvio: Barbara, amministratrice delegata del Milan. E non da oggi. Nel 2010, dopo la sconfitta dell'azzurro Giovanni Galli nella corsa a Palazzo Vecchio ammise che si sarebbe sentita «ben rappresentata da uno come Matteo Renzi».
Una stima confermata tre anni dopo. Nel 2013, dopo la sconfitta del sindaco di Firenze alle primarie per la segreteria, aggiunse che secondo lei «Renzi sarebbe stato il miglior candidato per il Pd».
E dire che sia Barbara sia Marina per mesi sono state additate come i possibili antidoti renziani di Forza Italia.

E Luigino si accorda con Carrai

Luigi Berlusconi con Giorgio Valaguzza.

Per un Patto politico che si incrina, un altro però pare prendere forma. Perché si sa business non olet. E così la quadratura del cerchio l'ha tracciata il più piccolo dei delfini di Arcore, Luigi, con una fusione societaria.
Come riportato da Il Fatto, Eligotech società con sede ad Amsterdam e fondata da giovani italiani con investimenti di Luigino che sviluppa software (18 mila euro di capitale sociale), si unirà a Cgnal, società a responsabilità limitata di consulenza, controllata al 29,5% dalla Carfin di Marco Carrai, imprenditore schivo e sobrio (famosa la Punto grigia sulla quale si sposta) ombra di Renzi fin dalla scalata alla Provincia di Firenze.

Francesca Pascale: dall'ode alla temerarietà alla rabbia

Francesca Pascale e Silvio Berlusconi.

Dulcis in fundo, come non citare la first lady azzurra Francesca Pascale.
Nel 2014 la fidanzata di Berlusconi non lesinava complimenti al premier: «Renzi è coraggioso, al limite della temerarietà», diceva al Fatto. «È caparbio, è fortunato, forse anche un po' cattivo, di quella cattiveria che in politica ci vuole e che il nostro presidente non ha».
«SILVIO GLI RICONOSCE UNA CERTA CATTIVERIA». Per questo al suo Silvio il 40enne democratico piaceva. «Gli riconosce, come dicevo» aggiungeva Francesca, «una certa dose di cattiveria, quella che a lui è mancata».
Tutt'altra musica dopo la rottura del patto del Nazareno. La partenopea con la sua solita verve non stette a guardare e attaccò colui che secondo lei era il responsabile dell'abbraccio fatale con Renzi: Denis Verdini. «I nostri parlamentari sono tutti concordi nell’attribuire a Verdini il fallimento di tutto», disse stizzita lo scorso gennaio, «visto che è stato lui a portare avanti la trattativa con Renzi»
E così, sui campi di Arcore, il derby tra i Mattei finisce (al momento) 3 a 2. Per Renzi.

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