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GUERRA 1 Luglio Lug 2015 1400 01 luglio 2015

Siria, la guerra degli Usa al fianco di al Qaeda

Contro Assad Washington addestra la coalizione dei ribelli. Guidata da al Nusra. E dal luogotenente di al Zawahiri. Che a Damasco dà tregua all'Occidente.

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Di lui non si conoscono il volto, il vero nome, né l'età.
Ma si sa che l'invisibile Abu Mohammed al Golani comanda il ramo siriano di al Qaeda, Jabhat al Nusra, i più forti contro Bashar al Assad e l'Isis. Alleati, dopo la presa di Idlib, con le brigate dei ribelli più moderati, da qualche mese dichiaratamente addestrati da Stati Uniti, Turchia, Qatar e Arabia saudita.
EX AMICO DI BAGHDADI. Per liberare dall'Isis l'al Anbar, nell'Iraq centrale, la Casa Bianca ha annunciato altri 500 consiglieri militari in Iraq, che sommati agli altri 3.100 ormai sono un piccolo esercito per il training del fronte sunnita contro gli estremisti.
Non si può dire, ma al Golani conosce molto bene la provincia irachena attorno a Ramadi e potrebbe essere utile. Ha 'lavorato' per anni nei ranghi di al Qaeda nell'Iraq (poi Isi, infine Isis), fianco a fianco dell'attuale capo dell'Isis Abu Bakr al Baghdadi,
Lui l'aveva poi mandato a conquistare la Siria, esplose le prime rivolte. Poi ci sarebbe stata la scissione con il capo di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, e la nascita del Califfato. Ma prima i due superterroristi della jihad, si muovevano insieme.
AL NUSRA RIABILITATA. Al contrario di al Baghdadi, al Golani è rimasto fedele all'erede di Bin Laden e rilascia interviste ai media, in cerca legittimità internazionale.
Una riabilitazione non dichiarata. Indicibile e tuttavia effettiva sul terreno, perché gli Usa stanno istruendo militarmente un gruppo «selezionato di ribelli moderati», che a loro volta vincono le battaglie contro l'Isis e l'esercito di Assad grazie ai qaedisti di al Nusra.
A tu per tu, in esclusiva, con il network del Qatar (sponsor dei ribelli islamisti della Primavera araba) al Jazeera, al Golani ha detto di rispondere sempre direttamente ad al Zawahiri. Ma di avere, per il momento, accantonato la guerra all'Occidente.

Velo integrale e segregazione delle donne: la talebanizzazione della Siria

L'unica precedente apparizione del capo di al Nusra era un messaggio audio del 2014 contro i raid americani.
Al Golani non mostra il viso a nessuno, dal 2013 gli Usa lo cercano come «terrorista globale». Di lui si ha solo un'immagine diramata dall'intelligence irachena. Un ragazzo giovane, di 30, forse non ancora 40 anni, probabilmente di siriano perché come nome di battagliaha scelto quelle delle alture siriane occupate da Israele.
«Abbiamo ricevuto chiari ordini di non usare la Siria come piattaforma per lanciare attacchi agli Stati Uniti o all'Europa, non vogliamo sabotare la nostra missione contro il regime. Magari al Qaeda vuole farlo, ma non qui in Siria», ha detto in tivù al Golani, tendendo la mano all'Occidente.
I MODERATI CON AL QAEDA. I ribelli siriani devono ad al Nusra la recente vittoria di Idlib, roccaforte degli insorti al confine con la Turchia.
L'opposizione moderata sembra aver concluso che, senza al Nusra, non si può sconfiggere né il Califfato né il regime di Assad.
In Siria, la neonata coalizione dell'Esercito della Conquista (Jaish al Fateh) riunisce circa 22 mila combattenti di brigate islamiste, inclusi i qaedisti di al Nusra: un fronte che combatte ad Aleppo e marcia su Damasco.
Nel manifesto, Jaish al Fath promette un post Assad «pluralisto e democratico», rispetto e spazio cioè per ogni etnia e religione. «Non colpiremo la minoranza alawita di Assad, la nostra non è una guerra di vendetta», ha dichiarato al Nusra. Ma poi nei territori dei ribelli vengono imposte le leggi qaediste che confliggono con queste affermazioni.
I COSTUMI DI AL NUSRA. Negozi serrati nelle ore di preghiera, niente più scuole e lavoro per le donne, sempre scortate da un uomo di famiglia e obbligate a indossare il velo integrale.
I costumi di Isis e al Nusra sono quelli dell'emirato dei talebani in Afghanistan, rovesciato dopo la strage delle Torri Gemelle.
Nel 2015 l'Osservatorio siriano sui diritti umani, l'organo di propaganda dell'opposizione siriana con base a Londra, ha denunciato al Nusra come seconda solo al regime di Assad per crimini contro l'umanità: 275 civili uccisi in Siria, tra i quali 45 bambini e 50 donne, contro i 1.231 civili morti nel Paese per l'Isis, tra i quali 174 bambini e 163 donne.
Tuttavia, anziché distanziarsi, i ribelli moderati accettano l'alleanza tattica con le frange jihadiste che, dall'inizio delle rivolte, macchiano la reputazione dell'opposizione siriana.

Il capo di al Nusra inviato di al Baghdadi a Mosul e nel Nord della Siria

Esponenti rispettabili come l'attuale presidente della Coalizione nazionale degli insorti siriani, Khaled Khoja, indipendente e figlio di dissidenti della Fratellanza musulmana, non prendono le distanze. La strategia americana in Siria è, se si vuole, ancora più contraddittoria.
Dopo anni di remore, gli Stati Uniti hanno rotto gli indugi sugli islamisti sunniti che si oppongono al regime. Combattere il Califfato di al Baghdadi non significa appoggiare Assad, ha detto Barack Obama.
Prima della clamorosa presa dell'Isis di Ramadi, il Pentagono pianificava una grande controffensiva sunnita nell'al Anbar infiltrato. Ora, visti gli sviluppi, il piano americano solleva pesanti interrogativi sui rapporti, anche indiretti, tra gli Usa e la rete terroristica delle stragi dell'11 settembre.
CON AL ZARQAWI IN IRAQ. I trascorsi di al Golani e al Baghdadi sono pressoché identici. Anche il leader di al Nusra ha fatto carriera in al Qaeda nell'Iraq, come uomo di fiducia, anche lui, del superterrorista ucciso dagli Usa Abu Musab al Zarqawi.
Poi, come al Baghdadi e altri quadri del Califfato, è stato richiuso nella prigione americana di Camp Bucca, vivaio di al Qaeda nell'Iraq. Su mandato di al Baghdadi, nel 2012 al Golani è stato il capo delle operazioni di al Qaeda nella provincia di Mosul (poi capitale irachena dell'Isis), un anno dopo delle operazioni nel Nord della Siria.
LE MINACCE DI UN ANNO FA. Ancora un anno fa, in rappresaglia ai morti di al Nusra nei primi raid Usa in Siria, il super ricercato qaedista minacciava attacchi «al cuore, nelle case» degli occidentali («i vostri leader non saranno i soli a pagare»).
Davanti ad al Jazeera ha detto che la priorità è abbattere «rapidamente» Assad ed eluso la domanda su una possibile, futura dissociazione da al Qaeda. Forse perché «ogni opzione resta aperta», se il Pentagono non toglie al Nusra dai loro target.
Al Qaeda con gli Usa contro Assad, come i talebani contro i russi prima di Bin Laden? Alla fine, nulla di nuovo.

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