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INTERVISTA 1 Luglio Lug 2015 1817 01 luglio 2015

Syriza contro Renzi: «Ha paura di sostenerci»

Il premier fa asse con la Merkel. Foteinopoulos, membro del partito, lo attacca: «Teme di urtare i poteri forti». E sul referendum dice: «Non è un voto sull'euro».

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John Donne, poeta metafisico inglese del ‘600, diceva: «La morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, poiché io sono coinvolto nell’Umanità. E quindi non mandate mai a chiedere per chi suona la campana. Essa suona per te».
Quel «per chi suona la campana» venne poi ripreso da Ernest Hemingway e divenne il titolo del suo celebre romanzo sulla Guerra civile spagnola. E queste parole potrebbero facilmente applicarsi, oggigiorno, alla crisi greca e, perché no, al dramma dell’immigrazione.
Ne è convinto Stelios Foteinopoulos, membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza ed esperto di Politica Internazionale per il Nicos Poulantzas Institute (Npi) di Atene, think-tank fondato nel 1997 dal partito Synaspismos (Coalizione della Sinistra, dei Movimenti e dell’Ecologia che nel 2004 contribuì a formare Syriza, ndr).
«IL PROGETTO EUROCOMUNISTA È ANCORA ATTUALE». Il Nicos Poulantzas Institute prende il nome dal famoso sociologo e pensatore politico greco degli Anni 70, che trasferitosi in Francia divenne teorico dell’eurocomunismo, e in generale di un socialismo democratico privo di rigidità dogmatiche.
Specializzato nello studio di sociologia, economia e politica, l'istituto è affiliato oggi a Syriza: «Le cose sono cambiate dagli Anni 70», dice Foteinopoulos a Lettera43.it, «ma rimane la possibilità di un progetto eurocomunista, basato su alleanze politiche e sociali. Dopotutto la finalità, sempre attuale, è quella di dare una vera dignità agli uomini e alle donne del continente».
«RENZI VUOLE ESSERE DI SINISTRA, MA HA PAURA». Quanto alle trattative in corso tra Atene e Bruxelles, e all'intervento di Matteo Renzi a sostegno di Angela Merkel e - di riflesso - contro Alexis Tsipras, Foteinopoulos è netto: «Renzi cerca di mantenere una posizione di equilibrio tra il voler essere un uomo di ‘sinistra’ e al tempo stesso il non volere urtare i poteri forti nell’ambito della Ue».

Stelios Foteinopoulos, membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza.

DOMANDA. I negoziati proseguono senza sosta: ma nel frattempo che atmosfera si respira ad Atene?
RISPOSTA. A parte le tanto pubblicizzate file agli sportelli delle banche, non c’è tutta questa tensione. L’ho notato anche oggi venendo al lavoro in metrò. Più che paura ho percepito speranza.
D. Con la proposta di un referendum da parte di Tsipras, si apre un nuovo capitolo nel braccio di ferro tra Atene e Bruxelles. Si può separare il destino della Grecia da quello dell’Ue?
R.
Assolutamente no, è in gioco non solo l’interesse del popolo greco, ma anche il futuro dell’Europa non solo come unione monetaria, ma anche, e soprattutto, come entità politica dedita allo sviluppo economico e all’equità sociale dei suoi cittadini. L’Europa deve cambiare, ma non per amore della Grecia, bensì per i suoi popoli.
D. Quindi non è una mera questione contabile tra un debitore e dei creditori?
R.
No, è una questione politica, al di là di numeri, tabelle e mercati. I bisogni della gente e come si possono soddisfare: questa è politica.
D. E quali sono gli ostacoli?
R.
Fondamentalmente uno, la visione neo-liberista rigidamente ispirata all’austerity.
D. Si può parlare, in questo contesto, di lotta di classe?
R.
Certo. Il fatto che l’Eurogruppo rifiuti la proposta del governo greco di aumentare la tassazione dei ceti più ricchi e insista invece nel penalizzare il sistema pensionistico mi pare una chiara prova.
D. Qualche altro esempio?
R.
Forse una delle questioni più eclatanti è la tassazione degli armatori. Con il governo pre-Syriza, il contributo fiscale dei lavoratori nel campo navale ammontava a 57 milioni di euro all’anno, mentre quello degli armatori era di soli 15.
D. E poi c’è la questione delle emittenti televisive private...
R.
Ahimè sì. Queste emittenti hanno per anni ottenuto benefici sotto forma di facili prestiti dalle banche, esenzioni fiscali e licenze gratuite, accumulando un enorme debito con lo Stato.
D. Ora sta cambiando qualcosa?
R.
Sì, con l’arrivo di Syriza la festa è finita e ora pagheranno la loro parte nella crisi, come tutti gli altri.
D. Se Bruxelles rimane rigida, una vittoria dei ‘no’ al referendum può significare un’uscita dalla moneta unica?
R.
Non necessariamente. Una vittoria dei ‘no’ rafforzerà la posizione negoziale del governo e manderà un forte segnale anti-austerità del popolo. La Grexit non è un opzione di Syriza, determinata a rimanere in Europa cambiandola, ma dei circoli neoliberali.
D. Come si comporteranno i media non governativi nei giorni precedenti il referendum di domenica?
R.
Già cominciano a comportarsi male.
D. In che senso?
R.
I media mainstream cercano di creare un’immagine di un governo anti-Ue che vuole umiliare il proprio popolo e isolare il Paese dai suoi tradizionali partner, cioè il resto degli Stati europei.
D. Anche Matteo Renzi, però, in un suo recente tweet ha sostenuto che questo è un referendum sull’euro...
R.
Non è affatto vero. Il referendum è sulla proposta di rinnovata austerity dell’Eurogruppo. Sia Syriza che la maggior parte del popolo greco vogliono rimanere nell’Eurozona. D’altra parte è dimostrato che le misure di austerity accettate dal governo pre-Syriza non hanno aiutato a far ripartire la Grecia, ma al contrario hanno peggiorato la crisi umanitaria.
D. Cos’altro dicono le tivù indipendenti?
R.
Dicono che il governo è responsabile dei controlli di capitale, ma anche questa è una strumentalizzazione propagandistica.
D. Chi è responsabile quindi?
R.
La Bce è responsabile, nel senso che non garantisce la fluidità del sistema bancario greco, come dovrebbe fare secondo le regole.
D. Certi osservatori in Italia fanno notare che Syriza insiste nel mantenere un alto budget per la difesa, aggiungendo che è un po’ strano per un partito di sinistra?
R.
Non è vero. In realtà Syriza propone un taglio di 200 milioni di euro.

«Partito e governo sono uniti nel 'no' al referendum»

D. Durante il recente periodo di trattative la minoranza radicale all’interno di Syriza è stata piuttosto critica nei confronti di Tsipras accusandolo di essere troppo tenero e ha auspicato una rottura. Qualcosa è cambiato?
R.
In realtà la proposta di referendum ha unito tutte le forze all’interno del partito e anche fuori, includendo Antarsya, la sinistra extra-parlamentare e i Verdi.
D. Qual è la posizione dei Greci Indipendenti, il piccolo partito di centrodestra, parte della coalizione governativa?
R.
Anche loro appoggiano sia il referendum che il ‘no’ alle proposte dell’Eurogruppo.
D. Chi in questo frangente si sta dimostrando più flessibile con Atene?
R.
Direi Juncker.
D. Come mai?
R.
A causa del suo ruolo come presidente della Commissione.
D. A parte la Germania, anche gli spagnoli e i portoghesi sono su posizioni rigide nei confronti della Grecia. Cosa ne pensa?
R.
Distinguerei tra i governi e i popoli: è chiaro che leader come Rajoy, il primo ministro spagnolo, per esempio, fanno i duri e per motivi ben precisi.
D. Quali?
R.
Rajoy, a parte le sue posizioni ideologiche neo-liberiste, teme che darla vinta ai greci crei un pericoloso precedente e rafforzi Podemos.
D. Come valuta invece la posizione di Renzi?
R.
Cerca di mantenere una posizione di equilibrio tra il voler essere un uomo di ‘sinistra’ e al tempo stesso il non volere urtare i poteri forti nell’ambito della Ue. Non è rigido come Rajoy, ma una cosa è certa: è stato relativamente silenzioso e con basso profilo in quest’ultima fase cruenta della trattative.
D. Obama d’altro canto sembra piuttosto attivo nel cercare di ammorbidire le posizioni dell’Eurogruppo…
R.
Sì, in particolare concentrandosi sulla Germania.
D. Perché?
R.
Non solo per ovvi motivi geopolitici e strategici, ovvero per il timore di un avvicinamento della Grecia a Putin in un momento assai delicato nei rapporti Usa-Russia, ma anche perché capisce che la crisi greca può rallentare la ripresa europea e quindi nuocere indirettamente quella americana.
D. A parte Obama, economisti di fama mondiale come il premio Nobel americano Paul Krugman, dichiaratamente neo-keynesiano, supportano la posizione di Syriza…
R.
Certo, e in un recentissimo articolo sul New York Times, Krugman si è detto dalla parte dell’Oxi, il ‘no’ nel referendum. Ma è in buona compagnia: su posizioni simili ci sono Stiglitz e Picketty.
D. Al di là della situazione greca, in generale, oggi è ancora attuale l’eurocomunismo?
R.
Le cose sono cambiate dagli Anni 70, ma rimane la possibilità di un progetto eurocomunista, basato su alleanze politiche ma anche sociali, lontano dalla rigidità del comunismo vecchia maniera. Dopotutto la finalità, sempre attuale, è quella di dare una vera dignità agli uomini e alle donne del continente.
D. E quegli uomini e quelle donne che vengono da fuori e che in Europa cercano rifugio?
R.
Innanzitutto dobbiamo considerare le radici della migrazione: guerre, fame, persecuzioni politiche. Molte di queste sono dovute alla politica estera dell'Ue. Smettere di fare gli sceriffi sarebbe un buon primo passo.
D. Qual è la posizione di Syriza verso la crisi dell’immigrazione?
R. Syriza sta lavorando alla cancellazione del Trattato di Dublino che costringe migliaia di persone a rimanere bloccate in Grecia, ma anche in Italia e Spagna. Con l’aiuto di altre organizzazioni di solidarietà abbiamo dato rifugio e un po’ di pace a questi poveretti. Sono normali misure nell’ambito di un’Europa civilizzata. Abbiamo fatto dei piccoli passi radicali in questa direzione. Ne verranno altri.

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