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RETROSCENA 2 Luglio Lug 2015 1401 02 luglio 2015

Caso De Luca, la legge Severino esce sconfitta

Accolto il ricorso di De Luca. Che ora può insediarsi a capo della Campania. Mentre il destino della legge pare segnato. A ottobre il parere della Consulta.

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Vincenzo De Luca.

Ora l'ha detto anche il tribunale di Napoli: Vincenzo De Luca può insediarsi a capo della Regione Campania. Almeno fino al 17 luglio, quando è fissata l'udienza tra le parti, ovvero l'ex sindaco di Salerno e la presidenza del Consiglio dei ministri, cioè Matteo Renzi, che venerdì scorso ha firmato il decreto di sospensione del neo governatore per effetto della legge Severino, in quanto destinatario di una condanna per abuso d'ufficio arrivata lo scorso gennaio. L'esito comunque appare scontato.
La I sezione del tribunale partenopeo ha così confermato la linea già inaugurata a Bari e sempre a Napoli per il caso de Magistris, il cui ricorso contro la sospensione da sindaco è stato accolto solo pochi giorni fa. Senza contare che il prossimo 20 ottobre sulla legittimità costituzionale della legge Severino c'è un'udienza fissata alla Consulta.
LA LEGGE SEVERINO ESCE SCONFITTA. Insomma, se c'è uno sconfitto è proprio la legge Severino, destinata irrimediabilmente a essere cambiata, come peraltro già chiesto dall'Avvocatura generale dello Stato.
Tutto sembra invece aver seguito i piani di De Luca, che fin dall'inizio ha corso contro i voleri del suo partito, che cercava per una Regione così strategica un candidato più prudente. Ma la Belva, come è soprannominato l'ex sindaco di Salerno dai suoi fedelissimi, è andata avanti, si è presentata alle primarie, ha trionfato, ha affrontato la campagna elettorale contro Stefano Caldoro, è uscito vittorioso dalle urne e poi si è messo in attesa che la legge gli desse l'autorizzazione per governare.
RICORSO ACCOLTO IN TEMPI RECORD. Finora, infatti, De Luca in Regione non si è visto: né alla proclamazione, né al passaggio di consegne con il predecessore, né tantomeno in Consiglio comunale, visto che quello che era stato convocato per lunedì scorso è stato annullato in fretta e furia, con la dem Rosetta D'Amelio che ha costretto gli uffici all'apertura straordinaria per poter sconvocare la riunione dopo il decreto di sospensione di De Luca.
Decreto contro cui gli avvocati dello sceriffo hanno presentato ricorso appena possibile, lunedì mattina, accolto in tempi record giovedì (consulta il documento).

Sospensione necessaria per consentire l'insediamento di De Luca

Due in particolare le motivazioni su cui si basa il ricorso: in primis, l'illegittimità del decreto di Renzi, che applica a De Luca la sospensione quando la condanna per abuso d'ufficio è arrivata il 21 gennaio 2015, mentre la Severino «trova applicazione solo per le condanne che sopravvengono all'assunzione della carica».
E poi perché «l'inedita sospensione di De Luca, prima della nomina della giunta regionale, si è tradotta in un impedimento con effetti dissolutori di tutti gli organi regionali democraticamente eletti».
UNA PARALISI ISTITUZIONALE. «Su queste premesse il disinvolto decreto della presidenza del Consiglio dei ministri non ha determinato una mera sospensione temporanea», ma «ha innescato una vera e propria paralisi istituzionale» e dunque «il pregiudizio è destabilizzante del circuito democratico costituzionale, con ricadute dissolutorie, in contrasto stridente con le previsioni della legge Severino».
Un aspetto questo sottolineato anche dal tribunale di Napoli che nell'accogliere le motivazioni del ricorso ha scritto che «impedire l'insegnamento del Consiglio e la nomina della giunta entro i termini previsti dalla legge determinerebbe la necessità di ricorrere a nuove elezioni, con conseguente vanificazione dell'intero risultato elettorale e con indubbia lezione anche delle posizioni soggettive dei rimanenti eletti in Consiglio».
IL DL? SERVIVA AD ACCELERARE I TEMPI. E in ogni caso la questione di legittimità costituzionale della Severino è stata «in più occasioni ritenuta non manifestamente infondata ed è già stata rimessa alla Corte costituzionale dal giudice amministrativo e da quello ordinario», ha scritto il presidente della I sezione civile Gabriele Cioffi.
Anche lo scontro tra De Luca e Renzi sembra smorzato, nonostante la scarsa simpatia dimostrata fin qui dal premier al salernitano e le tensioni tutt'ora esistenti.
Il decreto di venerdì, dicono fonti vicine alle due parti, non era un modo per 'scaricare' De Luca ma l'unico possibile per accelerare la risoluzione del caso Campania, consentendo al governatore di prendere possesso della Regione e svolgere il compito per cui è stato eletto e al premier di uscire dall'imbarazzo di avere un governatore Pd in tale situazione.
ATTESA PER LA NUOVA GIUNTA. La sospensione era necessaria a presentare il ricorso che prevedibilmente sarebbe stato accolto - visti i precedenti, in ultimo de Magistris - e consentire a De Luca di entrare senza timori nella sua stanza di palazzo Santa Lucia.
Tutto risolto? Non proprio. I rapporti restano gelidi e dalla Campania non nascondono un certo astio nei confronti di Renzi che fin dal principio ha osteggiato De Luca.
La sospensione, si legge nel ricorso, «non può tradursi in una estemporanea rottamazione degli organi della Regione Campania, pervenendo a conseguenze sovversive di una democrazia rappresentativa».
Le parole usate, come rottamazione, non sono scelte a caso e potrebbero avere un peso sugli equilibri futuri. A partire dalla composizione della giunta.

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