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MEMORIA 3 Luglio Lug 2015 1405 03 luglio 2015

Berlusconi-Della Valle, dall'odio all'amore

Dopo anni di insulti reciproci ora a B. conviene appoggiare mr Tod's. Dimenticando l'attacco di Vicenza.

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Può un imprenditore sinistroide che ha «scheletri negli armadi» (Vicenza, 2006) diventare dopo qualche anno un «numero uno» e ciò di cui l'Italia ha bisogno? E può il «partito degli snob» (Il Giornale, 2014) trasformarsi in un progetto che fa «il bene del Paese»?
Evidentemente per Silvio Berlusconi sì. Ora infatti l'ex Cavaliere scommette su Diego Della Valle e il suo Noi italiani. Idea bistrattata dal Giornale di famiglia solo qualche mese fa.

Diego Della Valle e Sivio Berlusconi.


«DELLA VALLE, GENTE NUOVA». «Evviva, c'è bisogno di gente nuova», ha dichiarato esultante Silvio, «Della Valle è un ottimo imprenditore ed è nuovo come politico». Mica come Matteo Renzi che, dopo il tradimento del Nazareno, è tornato a essere solo «un professionista della politica».
Nostalgia degli inizi da imprenditore-presidente e dell'antropologia del fare? Forse.
Sta di fatto che B. è andato ben oltre un semplice endorsement. «Credo che il futuro non possa che essere portato avanti con successo da gente che viene dalla vita vera e non da chi fa la politica di mestiere e che pensa al proprio personale interesse a dispetto di quello di tutti», ha aggiunto. «Io credo ci sia bisogno di avere più persone come Della Valle che decidano di dedicarsi al bene del proprio Paese portando in questa nuova attività tutta la loro capacità ed esperienza. Della Valle è senz'altro il numero uno».
L'ATTACCO DE IL GIORNALE. E dire che Il Giornale di Alessandro Sallusti non era stato proprio tenero con il patron della Fiorentina quando uscì, a fine settembre scorso, l'indiscrezione di una eventuale discesa in campo di Della Valle con un team di governo alternativo a Renzi.
Il quotidiano di via Negri, ancora evidentemente fedele alla 'linea di Vicenza', titolò in prima pagina «I segreti di Della Valle». Dipingendo Mr. Tod's come il gran capo del «partito degli snob», composto da «ricchi, carini, vincenti e glamour» come Corrado Passera, Luca Cordero di Montezemolo - carino ad honorem - e Mario Monti (sic!).
LA FEDERAZIONE DEI MODERATI. Ora però l'aria è cambiata. Silvio assapora un ritorno in politica - Ruby-ter permettendo - non come leader in prima linea ma come padre nobile, gran tessitore dei moderati.
Un'idea che lui stesso aveva spiegato a Radio Capital il 27 maggio. «Voglio proporre ai moderati un sogno, un progetto di unione. L’obiettivo», diceva Berlusconi, «è far diventare la maggioranza numerica dei moderati una maggioranza politica organizzata con un ruolo e peso rilevante. Voglio fare il suggeritore di questo progetto politico».
ANNI DI STILETTATE. Un rassemblement moderato val bene una pacca sulla spalla a Della Valle, contro cui l'ex Cav non è mai andato d'amore e d'accordo. Anzi.
Le frecciate tra i due non sono mai mancate. «Non indosso più le Tod's», confidò l'ex premier; sullo spread «Berlusconi inizia la campagna elettorale», buttò lì il marchigiano nel 2012.
Come dimenticare poi lo show che Silvio mise in piedi nel 2006 al convegno di Confindustria di Vicenza, appuntamento a cui aveva dato inizialmnete forfait a causa di un'improvvisa lombosciatalgia.
L'ex premier però stupì tutti. Arrivò in elicottero da Milano e attaccò i pessimisti - e cioè i gufi ante litteram - che non credevano nella ripresa: stampa, Romano Prodi, la sinistra. E gli imprenditori 'rossi' come Della Valle.



«Dov'è la crisi?», attaccò B di fianco a un Giulio Tremonti impassibile. «È la sinistra con i suoi giornali che inventa una crisi che non esiste per arrivare al potere. È lecito domandarsi se in Italia non ci sia già una situazione di pericolo per la democrazia».
A scaldare la platea tra fischi e applausi però fu l'attacco diretto a Della Valle: «Gli imprenditori che stanno a sinistra hanno scheletri negli armadi, sono sotto il manto protettivo della sinistra e di Magistratura democratica», sbottò l'ex Cav, mentre l'interessato, in platea, si limitò a scuotere il capo. Successivamente lasciò l'incarico nel board di Confindustria.
Sempre nel 2006 c'era stato un altro duello. Berlusconi è un «bugiardo e deve togliere le mani dal calcio» attaccò il patron della Fiorentina in un'intervista alla Gazzetta dello Sport entrando a gamba tesa nella polemica sui diritti tivù. Per tutta risposta Silvio allora presidente del Consiglio annunciò querela liquidando Della Valle come «burattinaio» nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.
IL PRECEDENTE DI PORTA A PORTA. Pochi mesi prima, però, l'imprenditore marchigiano lo aveva criticato frontalmente durante una puntata di Porta a Porta.
Davanti alle lamentele circa la faziosità del Corriere della Sera, Della Valle aveva ribattuto: «Il Corriere è un giornale che decide in piena libertà. Capisco che avendo altre abitudini in casa tua pensi che succeda dovunque». Poi passò a criticare la campagna elettorale fatta con «foglietti» che esaltavano i successi del governo, mentre per le famiglie italiane «la situazione» era «dura». «Se io ti vedo arrivare con un foglietto dove fai quattro disegnini», rincarò la dose, «mi cascano le braccia, gli italiani non sono analfabeti».
LA SFIDA E LE OSSA ROTTE. «Se il signor Della Valle volesse fare uno scontro con me ne uscirebbe con le ossa rotte», replicò il premier, pregando l'interlocutore di rivolgersi a lui dandogli del lei.
Per dirla tutta a Diego B non è mai piaciuto. «Da Berlusconi mi aspettavo di più», sbottò Diego nel 2004. Per rincarare la dose due anni dopo, auspicando la fine del governo del Cavaliere: «Non vedo l'ora che vada a casa».
Ma son passati anni. E le parole, si sa, volano. O si dimenticano.
Ora, c'è da scommetterci, Della Valle «numero uno» potrebbe persino dargli non solo del tu ma pure una pacca sulla spalla. Nel nome dei moderati, si intende.

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