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REAZIONI 5 Luglio Lug 2015 2321 05 luglio 2015

Greferendum, la giornata delle delegazioni italiane ad Atene

Grillo da piazza Syntagma e Salvini su Twitter: il fronte anti-Renzi festeggia il no greco. E poi Vendola e Fassina. Gli italiani che hanno vinto con Tsipras.

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La vittoria del no è la sconfitta di Renzi e Merkel. I partiti anti-europeisti e di sinistra brindano con moltissimi greci.
A partire da Beppe Grillo arrivato ad Atene con la delegazione pentastellata, che ha la proposta di indire un referendum pro o contro la moneta unica anche in Italia.
I 5 STELLE A PIAZZA SYNTAGMA. I 5 stelle hanno trascorso la giornata in piazza Syntagma, luoo simbolo del referendum. Grillo, al mattino, con alcuni membri del direttorio ha fatto un giro nella periferia ateniese, al Pireo.
Luigi Di Maio è statoi il primo a parlare: «Da domani l'Europa non sarà più la stessa, perché finalmente è passato il principio secondo cui un popolo può decidere il proprio destino». Intanto Alessandro Di Battista ha incontrato alcuni ministri del governo per stringere rapporti «a difesa della libertà di espressione del popolo» e contro «la perversa austerity della Germania».


Beppe Grillo incontra Temistocle, dal blog.

Ma ad Atene erano presenti anche i rappresentanti di Sel e della sinistra, riuniti nella sede di Syriza. Quando la tivù ha diffuso i primi dati l'urlo della sala è liberatorio. Nessuno in un primo momento ha azzardato commenti, poi l'entusiasmo ha vinto. Fassina ha abbracciato Loredana De Petris. E d'Attorre scattava foto con il cellulare.
VENDOLA: «UNA LEZIONE PER RENZI». Nichi Vendola ha esaltato la vittoria dell'«Europa dei popoli». I greci «hanno detto no all'Unione europea feroce che cancella i diritti sociali e sgretola il welfare», ha aggiunto, «Tsipras rappresenta non solo la dignità del popolo greco ma anche il primo governo d'Europa con la schiena dritta al cospetto delle oligarchie politico-finanziarie. Renzi dovrebbe imparare la bellezza della democrazia e la modernità dei diritti sociali».
«Non c'è nessun derby tra dracma e euro», ha poi ricordato Vendola. «È uno dei soliti falsi che confeziona il presidente del Consiglio. Né Syriza, né Tsipras propongono l'uscita dall'euro».
FASSINA: «ORA LA DEMOCRAZIA RITROVA SENSO». Per l'ex piddino Stefano Fassina, anche lui in trasferta ad Atene, «in Grecia ha vinto la speranza. È stata sconfitta la paura. Il popolo greco ha detto no alla condanna alla depressione economica e a un futuro di sudditanza politica». Grazie al governo Tsipras e a Syriza, ha aggiunto, «la democrazia ritrova senso in Grecia e in Europa. L'interesse nazionale di un Paese periferico torna in campo e rimette in discussione l'ordine tedesco dominante in Europa. Ora, si deve riaprire il negoziato con la Grecia per arrivare a un Memorandum che sia il primo passo per la radicale correzione di rotta necessaria a evitare il naufragio dell'economia e della democrazia dell'Eurozona». Naturalmente non è mancata una frecciata a Renzi: «Ora, il nostro presidente del Consiglio smetta di appiattirsi sul governo tedesco e cominci con autonomia politica a fare l'interesse dell'Italia. Si impegni per riapre il negoziato con la Grecia».
Sempre a sinistra Paolo Ferrero, di Prc, ha invitato a dar vita in Italia a una Siryza nostrana. A sorpresa Ferrero ha lanciato un appello a Grillo: «Lasci Farage e la deriva razzista e passi con la sinistra europea».

Salvini: «Uno schiaffone agli europirla»

Ma anche la destra ha di che festeggiare.
Per Matteo Salvini la vittoria del no è «uno schiaffone agli europirla. Se Renzi non ne prende atto è un folle», ha tuonato.


Al coro si è aggiunta Forza Italia con Deborah Bergamini e Antonio Tajani che, nonostante auspicassero la vittoria del sì, ora chiedono il superamento delle politiche di rigore volute dal Ppe e da Angela Merkel.
Tra gli azzurri, poi, c'è Maurizio Gasparri preoccupato per le conseguenze sull'Italia dagli Oxi greci. «L'Italia non può pagare le baby-pensioni di sfaccendati di altri Paesi».
LA MAGGIORANZA RILANCIA IL NEGOZIATO. Nella maggioranza tira un'altra aria. Nonostante il ministero del Tesoro e il premier abbiano a più riprese rassicurato circa la tenuta dell'Italia, resta la preoccupazione di mettere in campo una azione che prevenga esiti imprevedibili (come dimostra l'incontro lunedì tra il premier e il ministro Pier Carlo Padoan).
La priorità ora è rilanciare il negoziato. «Ora è giusto ricominciare a cercare un'intesa», ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Gli hanno fatto eco il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato e la vicepresidente della Camera Marina Sereni.
«Bisognerà prendere atto», ha osservato Gaetano Quagliariello di Ncd, «che l'Europa non può essere solo una moneta e che serve una Unione a due velocità».

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