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COSTUMI 5 Luglio Lug 2015 1200 05 luglio 2015

Iran, il bere troppo è ancora una piaga: 200 mila alcolizzati

A Teheran vini e alcol proibiti. Pena capitale per i recidivi. Però il consumo sale. E si aprono 150 centri di disintossicazione. Mentre gli affari in nero vanno forte.

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Bere alcol è un peccato contro Dio nella Repubblica islamica.
Eppure il governo stima che più di un milione di iraniani trasgredisca. E tra loro ci sarebbero circa 200 mila alcolizzati.
PENA DELLE FRUSTATE. I numeri reali potrebbero anche essere più alti: le stesse autorità ammettono che vini e distillati circolano facilmente in Iran, tra mercato nero e produzioni proprie, nonostante i controlli diffusi e la pena delle frustate in vigore, per quanto scarsamente applicata.
APERTI OLTRE 150 CENTRI. Per sanare la piaga sociale, il ministero della Salute ha confermato all'Agenzia iraniana degli studenti Isna l'apertura di più di 150 centri ambulatoriali di disintossicazione per alcolisti, sei quali entro il 2016 attrezzati anche per le degenze.
Un centro pilota è in funzione a Teheran da un anno e mezzo, in un luogo non rivelato. No comment anche sul numero dei pazienti trattati.

Chi beve lo fa in grandi quantità: arrivano i test per guidatori

Dal Kurdistan e dalla Turchia il contrabbando di alcolici è fiorente in Iran, un business di centinaia di milioni di euro.
Fino alla proibizione nel 1979 nelle case era costume diffuso farsi da soli la grappa persiana Aragh Sagi all'uvetta, un'abitudine mai del tutto abbandonata, in un Paese di giovani, dove l'età media è inferiore ai 30 anni.
A onor del vero, tra gli oltre 77 milioni di iraniani i bevitori dichiarati sono pochi, poco più dell'1% della popolazione.
Meno di un litro per adulto all'anno, ha rilevato nel 2014 anche l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).
OLTRE LA MEDIA UE. Ma quei pochi ingurgitano grandi quantità di alcol, mettendo a rischio la loro salute e l'incolumità altrui: sempre per l'Oms, chi in Iran trasgredisce consuma 25 litri all'anno a testa, un indice più elevato che in molti Stati europei.
Tant'è che in Iran, da qualche anno, la polizia fa test in strada per punire gli ubriachi al volante.
ALCOL AI PARTY PRIVATI. Venditori in nero e produttori consegnano le bottiglie proibite a domicilio alla ricca borghesia occidentalizzata, dove i costumi dei tempi dell'ultimo scià non sono mai venuti meno.
Nel chiuso degli appartamenti di lusso di Teheran e Isfahan, il fine settimana ragazzi organizzano party (le discoteche sono vietate) a base di vino e altri alcolici preparati in proprio.
PRODOTTI NON CONTROLLATI. Altro fattore che espone a maggiori rischi di salute chi consuma prodotti non controllati, per quanto la lavorazione del vino sia una rinomata tradizione persiana.

Per i consumatori di alcol recidivi c'è la pena di morte

Nel mondo le tracce più antiche di coltivazione di lavorazione del vino dai vigneti (5.400 a.C.) sono state trovate sulle rive azere del Mar Caspio e in Turchia orientale, nei territori delle allora dinastie persiane.
A Shiraz, nell'Iran Sud-Occidentale, si deve il nome de vitigno tra i più diffusi al mondo.
«Senza vino la primavera non dà gioia», scriveva nel XIV secolo il poeta persiano Shamsudin Mohammad Hafez di Shiraz.
IL CORANO DICE NO. Come in tutti gli Stati islamici, la rivoluzione khomeinista ha introdotto il divieto di produrre, vendere e bere alcolici poiché il testo sacro del Corano ordina di tenersi lontano «intossicanti (alcol e droghe, ndr), gioco d'azzardo e gli altari di idoli, abomini del diavolo».
RISCHIO PENA CAPITALE. Anche ai tempi di Maometto e nei Califfati ottomani i trasgressori erano condannati a decine di sferzate. Per questo dal Medioevo in Medio Oriente le coltivazioni di vino sono state progressivamente abbandonate.
In Iran solo i membri delle minoranze religiose - cristiani, ebrei e zoroastriani - sono autorizzati a preparare, distillare, fermentare e bere bevande alcoliche.
Per gli altri la pena è tuttora di decine di frustate e 6 mesi di galera, tramutata però nel pagamento di una cauzione per la prima trasgressione.
Ma per i recidivi le multe in denaro non vengono comminate e si può arrivare alla sentenza capitale.
40 DOLLARI PER UN BAILEYS. Ciò nonostante, ogni mese in Iran continuano a essere confiscate decine di migliaia di litri di liquore di contrabbando.
Una bottiglia di Baileys può costare più di 40 dollari, la metà il vino toscano “importato” dal Kurdistan. La birra è più economica: due lattine per 10 dollari.
I venditori del mercato nero rischiano ogni giorno l'arresto, ma si arricchiscono molto velocemente. Dopo ogni maxi sequestro, il prezzo della merce si impenna.

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