SCENARIO 5 Luglio Lug 2015 2111 05 luglio 2015

La Grecia vota no, cosa succede ora

Tsipras ha 14 giorni di tempo per un'intesa. E dipende tutto dai leader della Ue. Parigi e Roma gli tendono la mano. Ma Berlino lo gela: «Ha distrutto i ponti».

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La Grecia ha detto no alla Troika e soprattutto ha detto sì al suo primo ministro, che il 25 gennaio 2015, nella sera della sua elezione, aveva promesso: «L'austerity è finita». La vittoria del no oltre il 60% ha superato tutte le aspettative, dopo una settimana in cui la chiusura delle banche, ma anche le dichiarazioni che arrivavano da Bruxelles, aveva messo a dura prova i nervi dei cittadini ellenici. Il mantra del «votare no è uscire dall'euro» non ha convinto i greci.
SYRIZA: INTESA IN 48 ORE. La linea di Syriza era chiara: un no a questo accordo e torniamo al tavolo delle trattative per negoziare un'intesa migliore. Ma proprio qui nascono i problemi. La vittoria di Tsipras rafforza i partiti anti austerity anche in altri Paesi Ue, a partire da Podemos che secondo la stampa iberica avrebbe già guadagnato punti nei giorni del referendum greco. Ma mette a dura prova i partiti politici del Nord Europa, la Cdu di Angela Merkel in testa. E porta al tavolo negoziatori più divisi e e irrigiditi di prima.

Il partito spagnolo Podemos festeggia il risultato del referendum greco

Il vicepremier tedesco: «Tsipras ha distrutto il ponte con l'Ue»


Syriza chiede ai partner internazionali di chiudere il negoziato in tempi rapidi, anche «entro le prossime 48 ore». «Il governo greco ora andrà al nuovo negoziato con due nuovi elementi: il rapporto dell'Fmi sull'insostenibilità del debito greco e un nuovo mandato popolare», ha dichiarato l'uomo delle trattative, il capo negoziatore greco Euclid Tsakalotos.
IL RISCHIO DEL MURO CONTRO MURO. Ma già il 2 luglio il presidente dell'Eurogruppo, l'olandese Jeroen Dijsselbloem, aveva avvertito: Atene «non può pensare di poter ricominciare le trattative da zero». E nella serata del 5 luglio, le tensioni sono scoppiate. Il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha gelato il premier greco: «Ha distrutto l'ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e la Grecia».
SCHULZ: ORA AIUTI UMANITARI. Le sue parole acquistano ancora più peso perché Gabriel è anche presidente dell'Spd, il centrosinistra tedesco, lo stesso partito del presidente del parlamento Ue, Martin Schulz, numero uno dei socialisti europei. Schulz la sera del 5 luglio ha proposto addirittura un piano di aiuti umanitari per la Grecia: «Pensionati, bambini, gente comune, non dovrebbero pagare il prezzo della situazione drammatica in cui si trova il Paese e in cui l'ha portato il governo di quel Paese ora».
IL LEADER POLACCO: LASCINO L'EUROZONA. E il primo ministro polacco, Ewa Kopacz, è stato ancora più netto: Atene ha solo una strada: «lasciare l'Eurozona». Insomma, al no greco può contrapporsi ora il no dell'Europa del Nord. Ci sono altri 18 leader democraticamente eletti, come ha ricordato il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, che devono dire la loro. E il voto greco, invece di «guarire le ferite» dell'Europa come auspica il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, rischia di renderle più profonde.

La ghigliottina dei rimborsi resta: 14 giorni di tempo

Il risultato di Atene potrebbe al contrario essere la leva per una nuova stagione di solidarietà. Roma e Parigi tendono la mano. Il ministro dell'Economia italiano Pier Carlo Padoan ha chiesto un nuovo programma di aiuti che non si limiti «alla dimensione finanziaria' ma affronti «il bisogno di investimenti e profonde riforme delle istituzioni economiche necessarie per rimettere l'economia greca sulla strada di una crescita sostenibile».
Il suo omologo francese, Emmanuel Macron, ha invitato i governi europei a essere ragionevoli: «Sarebbe un errore storico schiacciare il popolo greco». Ma i duri del Nord conoscono i rapporti di forza: sulla testa dei greci oscillano ancora le scadenze dei rimborsi.
DOPO IL 20 LUGLIO, SISTEMA INSOLVIBILE. Le banche greche rischiano di rimanere a secco di contanti già martedì. Per questo la Banca di Grecia è pronta a presentare una richiesta di aumento di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela alla Bce. L'accordo deve essere trovato entro il 20 luglio, quando la Grecia deve rimborsare alla Bce 3,5 miliardi. Se non succederà allora il sistema bancario greco verrebbe dichiarato insolvibile e i rubinetti della Bce chiuderanno. Il governo di Atene sostiene che non sarà necessaria una valuta parallela. Ma il coltello non è solo dalla parte di Tsipras. E quello più tagliente è ancora in mano ai suoi creditori.

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