Alexis Tsipras Grecia 150703220040
CRISI GRECA 6 Luglio Lug 2015 0021 06 luglio 2015

Tsipras, che vi piaccia o no dovete ringraziarlo

Chiamatelo giocatore d'azzardo. Ma è grazie a lui se siamo qui a chiederci se l'Europa deve essere qualcosa di diverso.

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Alexis Tsipras.

Potete chiamarlo giocatore d'azzardo, puntare il dito contro le sue contraddizioni e spiegare che la sua squadra è arrogante, incompetente e non sta alle procedure. E, però, se vi sta a cuore il destino di quella cosa informe che chiamiamo Unione europea, Alexis Tsipras, dovreste ringraziarlo.
Ringraziarlo per il suo no, contrapposto ai meccanismi oliati del compromesso sempre al ribasso dei vertici europei. Ringraziarlo per aver guidato un gruppuscolo di politici mai stati al governo, e un Paese di dieci milioni di abitanti che non ha nulla da esportare, a porre all'Europa domande che dovrebbero farsi i suoi leader più potenti e le sue economie più in salute. Ringraziarlo perché se stiamo qui, e ora, a chiederci se è possibile che l'Europa sia qualcosa più di questo, è soprattutto merito suo.
NON È BASTATA ALBA DORATA. Non sono bastati i bollettini di guerra della disoccupazione, non è bastata l'orda barbara degli euroscettici, non è servito aprire le porte del nobile parlamento di Strasburgo ai neonazisti di Alba Dorata. La sfida dei “pazzi greci”, che accusano quella Bce che li sta tenendo in piedi di volerli uccidere, è la prima scossa che l'Europa sembra sentire davvero. E lo è perché hanno rischiato tutto e rischiano ancora di causare la peggiore sconfitta della storia del loro Paese.
LA GRANDE OPPORTUNITÀ. Il 6 luglio, al riaprire delle Borse, la festa di Piazza Syntagma potrebbe trasformarsi in tormento. E le trattative delle settimane a venire, con le opinioni pubbliche dei Paesi del Nord Europa indignate e la ghigliottina dei rimborsi sopra le testa, potrebbero trascinare Tsipras e i suoi in una drammatica e sanguinosa débacle. E, però, il premier greco ci sta offrendo la più grande opportunità da anni a questa parte. Decidere, finalmente, sul destino di questa Europa.

Quando l'Europa si farà o morirà, ci ricorderemo di Tsipras

Sappiamo tutti che non doveva andare così. Sappiamo tutti che la democrazia è greca di nome, ma che democratica è anche la Germania di Angela Merkel e di Wolfgang Schaeuble. Eppure proprio la Germania è stata così cieca e non all'altezza del suo ruolo di leader da meritarsi le approssimazioni e le citazioni da bignami dei discorsi di Pericle. Perché sappiamo anche che quando il capo economista dell'Fmi Olivier Blanchard si batteva il petto in pubblico per aver «sbagliato sull'austerity», nulla è stato fatto. I leader europei - Hollande e Merkel, Rajoy e Cameron e Letta-Renzi - avrebbero dovuto guardarsi in faccia e capire che così non si poteva più andare avanti. Le cifre e i dati messi in fila - i 20 punti di Prodotto interno lordo bruciati dall'inizio della crisi, il debito aumentato di una quota pari al 50% del Pil, appaiati al record di avanzo primario e di riforme raggiunti da Atene - erano sotto gli occhi di tutti.
Come era evidente che un Paese che non esporta, non può riprendersi con la mera svalutazione interna, cioè la riduzione becera degli stipendi dei suoi cittadini, la svendita delle loro condizioni di vita, il disconoscimento dei valori stessi dell'Unione.
UN SALTO POLITICO ATTESO DA 20 ANNI. Sarebbe stato necessario fare un salto politico vero, quello immaginato vent'anni fa dai padri dell'euro: aprire una discussione sulla fiscalità e sul bilancio e sulle potenzialità di investimento europee. Anche a costo di forzare i limiti, così come è stato fatto per la Bce, l'unico vero attuale pilastro dell'Eurozona. E invece gli occhi sono rimasti chiusi. O hanno preferito rivolgersi a chi non avrebbe mosso alcuna obiezione o quasi, il Pasok e Nea Demokratia, i partiti della corrutela che quella crisi hanno contribuito a alimentarla. L'Europa ha continuato con i suoi ritmi di sempre: vertici complessi e effetti inconsistenti. E le grandi svolte annunciate - gli investimenti della Bei chiesti da Hollande nel 2012, il piano Juncker con cui Renzi ha riempito il suo semestre europeo nel 2014 - sono costati una fatica e un lavoro diplomatico estremi, tanto quanto estrema è stata la vacuità dei risultati.
UNA FASE STORICAMENTE IMBARAZZANTE. Oggi Atene mette in discussione tutto questo. E lo fa senza avere rete di sicurezza. E lo fa anche per quei leader che non ne hanno avuto la forza. Il re taumaturgo Varoufakis dice ai microfoni di mezzo mondo che il voto greco inizia a «guarire le ferite dell'Europa». Sarebbe il frutto migliore di questo tempo storicamente imbarazzante. Una chance da cogliere immediatamente. Ma molto più al Nord stanno pensando semplicemente di liberarsi di lui e di quel fardello che è diventata la Grecia. Comunque vada, resta un fatto. Quando, un giorno non lontano, l'Europa si farà o morirà definitivamente di lenta agonia, ricorderemo tutti del coraggio di Alexis Tsipras, il giocatore di azzardo, arrogante, che non sta alle procedure. Perchè i leader politici, per essere tali, di coraggio hanno bisogno.

Twitter: @GioFaggionato

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