REPORTAGE 6 Luglio Lug 2015 1710 06 luglio 2015

Grecia, il trionfo dell'Oxi porta la firma dei giovani

Col 'no' vince la nuova generazione. Europeista ma intransigente con Bruxelles. «Non ci faremo comandare a casa nostra». Lettera43.it nella capitale greca. Foto.

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da Atene

Sono passate poche ore dal trionfo dell’Oxi al referendum greco, Atene si risveglia con il ricordo ancora impresso di piazza Syntagma colma di cittadini speranzosi per quel 61,3% che ha detto un secco no all’austerità e un convinto sì a un’Europa diversa (foto).
Il messaggio che il popolo greco ha lanciato è chiaro: questo non è un voto politico, questo è un voto per e con l’Europa. Il popolo e Alexis Tsipras, questo il binomio vincente.
Perché se il primo continua a sostenere il proprio premier, lui lo conduce per mano tra i meandri dell’Europa.
RIFLETTORI PUNTATI SU BRUXELLES. I riflettori si spostano da Atene a Bruxelles dove è iniziato il conto alla rovescia per cercare di risolvere la questione banche greche: non si sa ancora quando riapriranno ma per farlo hanno bisogno di liquidità e subito.
Il governo ellenico ha preso tutti in contropiede con l’annuncio di dimissioni da parte del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis.
Una decisione presa di comune accordo con Tsipras e volta ad accelerare i negoziati con Bruxelles.
ATTESA PER LA RIPRESA DEI NEGOZIATI. Il premier vuole convincere Mario Draghi a intervenire per dare garanzie alle banche greche, un'iniziativa che il capo della Bce può prendere alla luce delle circostanze di eccezionalità della situazione. Dall’altra parte bisogna spingere per un taglio del debito mandando all’Eurogruppo qualcuno che sappia farsi capire. Ed Euclid Tsakalotos può essere la persona giusta.
Il popolo greco aspetta ancora paziente e mantiene la calma riponendo tutte le sue speranze in quell’Oxi che nei giorni scorsi ha tappezzato le vie della capitale greca.
Un risultato che ha sorpreso molti fuori dal Paese ma che ad Atene era nell’aria. Il 5 luglio, appena qualche minuto dopo le 19, ora di chiusura dei seggi, piazza Syntagma ha iniziato ad accogliere sempre più persone. Quando si è capito che la partita era vinta migliaia di ateniesi sono scesi sotto il parlamento con bandiere in mano e sorrisi stampati sui volti.
È UN OXI ALLE UMILIAZIONI. Una mobilitazione superiore perfino a quella del 25 gennaio scorso, data che decretò la vittoria di Syriza e la salita al governo di Tsipras. Allora probabilmente le menti erano più leggere di oggi.
La chiusura delle banche ha messo a dura prova il sangue freddo della Grecia. «Sappiamo che la situazione è grave, il no non risolverà i problemi ma è un messaggio all’Europa», dice un giovane cittadino ateniese in piazza Syntagma. «L’Europa deve tornare libera e democratica».
Sono tanti i giovani e le giovani che si radunano per le strade, loro sono il bacino più forte dell’Oxi. Sono la dimostrazione che c’è una nuova generazione che vuole restare in Europa ma mantenendo la schiena dritta e senza ulteriori umiliazioni.

I giovani in coro: «Non ci faremo comandare a casa nostra»

Dicono di sentirsi greci ed europei ma l’orgoglio del loro popolo viene prima di tutto. «Non possiamo farci comandare a casa nostra con queste misure di austerità», spiega una ragazza mentre sventola la bandiera nazionale, «credo nell’Europa e questo è un messaggio per gli europei».
Molti giovani hanno passato la serata ad Exarchia con gli amici e le televisioni collegate con la Ert, la televisione pubblica greca, che ha riaperto da poche settimane per volere di Tsipras. Per le vie dello storico quartiere anarchico ci sono alcuni poliziotti a presidiare le strade in caso di scontri.
Per ora la situazione è sotto controllo e non è stata necessaria alcuna mobilitazione, il 5 luglio è stato solo tempo di festa e riflessione. Nonostante le notizie divulgate nei giorni scorsi nella stampa internazionale, i greci si sono mantenuti calmi prima e dopo il referendum. La posta in gioco è troppo alta per potersi permettere di perdere la pazienza.
L'IVASIONE DEGLI INDIGNADOS. In gioco non c’è solo il futuro della Grecia e il Sud Europa lo sa bene. Tanti spagnoli sventolano bandiere di Syriza intonando il ritornello «Syriza, Podemos, venceremos». Numerosi anche gli italiani, Nichi Vendola e l’ex Pd Stefano Fassina, ma pure il Movimento 5 Stelle ha compiuto un passo in direzione del partito di Tsipras che però ha ristabilito subito le distanze ricordando le allenza che i grillini vantano in Europa.
Beppe Grillo si è aggirato tra le vie di Atene insieme con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che ha sposato «questa politica greca che si rivolge al popolo», il deputato Alessandro Di Battista che ha commentato il passo indietro di Varoufakis come l’ennesima tacchetta che porterà Tsipras a gettare la spugna in Europa dopo averle provate tutte, anche cambiare il ministro tanto «disgustato» dai creditori.
L'OPPOSIZIONE ACCUSA IL COLPO. In ogni caso la vittoria del no ha scombussolato anche gli equilibri interni all’opposizione di governo.
Il partito Nea Democratia ha chiesto espressamente al suo leader Antonis Samaras di fare un passo indietro per indire un Congresso straordinario ed eleggere il nuovo leader con le primarie.
L’ex presidente di governo ha lasciato dopo essere stato prima sconfitto alle elezioni nazionali da Tsipras e poi dal risultato del referendum per cui si era espresso per il sì, con l’appoggio di tutte le televisioni private che hanno cercato di seminare il panico per scongiurare la sconfitta.
LA CALMA APPARENTE DEL DAY AFTER. I rappresentanti del Kke invece hanno deciso di presidiare le entrate dei seggi strappando le schede per esortare i cittadini ad annullare il voto. Il ministro dell’Interno Kammenos, leader dei Greci Indipendenti, è stato il primo ad arrivare a Zappeion, dove si svolgono le conferenze stampa, ed è stato accolto da applausi e incoraggiamenti. Sono, invece, scivolati ai margini della vita politica greca i parlamentari neofascisti di Alba Dorata che si erano allineati alla posizione del governo.
Atene il giorno dopo sembra essersi risvegliata in una normalità apparente, nonostante i mezzi pubblici continuino a essere gratuiti e le banche siano ancora chiuse.
«Io ho votato per il sì», confessa un signore mentre aspetta l’autobus, «ma spero comunque che il risultato del referendum possa muovere l’Europa verso di noi».

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