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TRATTATIVE 6 Luglio Lug 2015 1623 06 luglio 2015

Grecia, Merkel riapre il tavolo: i tedeschi sono stufi

La cancelliera lascia uno spiraglio a Tsipras. Specie adesso che Varoufakis è out. Ma Cdu e Spd pressano. E l'insofferenza degli elettori sale. I tormenti di Berlino.

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da Berlino

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Una domenica piena di segnali, quella del 5 luglio a Berlino, giorno del referendum in Grecia.
Caldo ateniese asfissiante per tutta la giornata, con temperature che hanno toccato uno dei record di sempre, 38 gradi, e poi in serata, in concomitanza con i risultati che rimbalzavano da Atene, una tempesta di pioggia, vento e fulmini che ha anche paralizzato per un po' gli aeroporti cittadini.
Come se Zeus avesse deciso di scatenare tutta la sua rabbia su quella che i greci considerano la capitale dell'austerità.
CHE SCHIAFFO A BERLINO. La vittoria del 'no' greco, specie nella misura in cui si è manifestata, è stata uno schiaffo alle posizioni di Berlino sulla gestione della crisi.
E come tale è stato avvertito da politici, stampa e opinione pubblica.
Piccate e sconfortate le prime reazioni che si sono inseguite sulle agenzie di stampa fin nella notte di domenica, con i rappresentanti della maggioranza in prima fila a disegnare scenari catastrofici.
RABBIA E DELUSIONE. Dalla Cdu all'Spd, con qualche lieve sfumatura fra i socialdemocratici, un coro unanime, misto di rabbia e delusione e una sola via d'uscita dalla crisi: Grexit.
Anche il leader dell'Spd, il vice cancelliere Sigmar Gabriel, era stato categorico in un'intervista al quotidiano berlinese Tagesspiegel, confermando ancora una volta la compattezza del governo tedesco, fattore importante in un momento difficile: «Con il 'no' al referendum è stato distrutto l'ultimo ponte che poteva collegare la Grecia all'Europa».
MERKEL NELLA BUFERA. Da destra e da sinistra, per motivi opposti, le critiche convergevano però su un unico punto geografico: la cancelleria Angela Merkel doveva sperimentare la sua prima, dura sconfitta politica.
Per gli uni, perché non aveva capito fin dall'inizio i bluff di Atene e aveva buttato nei vari fondi e pacchetti europei miliardi di euro dei contribuenti tedeschi, per gli altri perché al contrario aveva agito con tale rigidità da portare un intero popolo, quello greco, sull'orlo di una crisi di nervi.
STRATEGIA SCHIZOFRENICA. Per tutti, perché aveva fallito nella sua prova da politico più influente in Europa, mostrando una leadership temporeggiatrice, con una strategia schizofrenica, oscillante fra principi europeisti e pratiche di respiro nazionale.

Angela, la donna delle rovine

La copertina dello Spiegel sulla Merkel.

Lo Spiegel ha sintetizzato tutto in una copertina bruciante sul numero attualmente in edicola: Angela Merkel seduta sulle macerie del Partenone e il titolo 'Die Trummerfrau', la donna delle rovine, un bruciante richiamo al traballante mito delle donne tedesche che avrebbero contribuito alla ricostruzione del Paese nel Dopoguerra.
YANIS VIA, UN JOLLY. Poi, all'improvviso, la notizia delle dimissioni di Yanis Varoufakis ha un po' cambiato le carte in tavola.
E ha ridato in qualche modo fiato all'entourage della cancelliera, che forse si è ritrovata in mano un jolly da giocare: il ritorno al tavolo delle trattative senza perdere la faccia.
Così, quel muro di risentimento e di chiusura cementatosi con la vittoria del 'no' al referendum ha cominciato a mostrare qualche crepa.
LA PORTA È APERTA. E nella mattinata del 6 luglio Angela Merkel ha parlato per bocca del suo portavoce Steffen Seibert, nella consueta conferenza stampa di governo del lunedì.
Due sono stati i concetti importanti: da un lato la considerazione che sul piano contenutistico «non ci sono al momento presupposti per nuove trattative», dall'altro che «la porta per i colloqui resta sempre aperta».
GREXIT EVITABILE. Frasi non nuove, in verità. Ma il fatto che all'indomani di un 'no' così netto la cancelliera abbia riaperto uno spiraglio significa che la partita non è ancora chiusa e la Grexit può essere ancora evitata.

Tsipras deve tenere a bada l'ala radicale di Syriza

Euclid Tsakalotos e Yanis Varoufakis.

Tsipras ha compiuto un primo passo, sacrificando il suo ministro delle Finanze.
Ora Berlino attende di capire su quali nuove basi Atene intende impostare l'eventuale ripartenza. «La Grecia è ancora un Paese dell'Eurozona», ha scandito Seibert.
Nuove proposte, insomma, presentate attraverso il nuovo ministro delle Finanze Euclid Tsakalotos.
LA BCE IN PRIMA LINEA. Potrebbero bastare, se le pretese non saranno irragionevoli e se Tsipras userà il peso del referendum per avere più forza anche al suo interno per tenere a bada le spinte delle componenti più radicali del suo partito.
La cancelliera non si fa troppe illusioni e continuerà a esporsi poco, lasciando che siano le istituzioni europee (Banca centrale europea in testa) a gestire le fasi emergenziali dei prossimi giorni.
ELETTORI TEDESCHI STUFI. E soprattutto non la tirerà per le lunghe, vista l'insofferenza con cui gli elettori tedeschi ormai seguono la vicenda. Però è già qualcosa se la palla è stata ributtata nel campo greco, invece che essere ritirata dal gioco.
Nel frattempo la cancelliera è pronta a volare a Parigi, per ricucire le distanze emerse il giorno prima del referendum con il presidente francese François Hollande e presentare martedì 7 luglio a Bruxelles al vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dei 19 Paesi dell'euro (e all'Eurogruppo attraverso i rispettivi ministri finanziari) una posizione europea ben salda sul doppio pilastro franco-tedesco.
MANCA IL BUON SENSO. Tutto resta dunque ancora in movimento. E le speranze di un accordo sono legate alla considerazione che con una Grexit tutti i protagonisti di questa estenuante storia europea avrebbero molto da perdere.
Il problema è che il buon senso è stato l'ingrediente più assente nelle trattative degli ultimi mesi.

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