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PASSO INDIETRO 6 Luglio Lug 2015 0753 06 luglio 2015

Grecia, Yanis Varoufakis si è dimesso

Nonostante la vittoria del no, il titolare delle Finanze lascia: «Non voglio ostacolare Tsipras». Per il suo posto in corsa Dragasakis, Stathakis, Tsakalotos.

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Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni: lo ha reso noto lo stesso Varoufakis sul suo account Twitter, spiegando di voler favorire così l'accordo tra il premer Alexis Tsipras e i creditori internazionali.
In pole position per prendere il suo posto ci sono tre nomi, secondo la stampa greca. Innanzitutto il vice premier, scelta preferita da Alexis Tsipras, Yannis Dragasakis, che però non avrebbe mostrato interesse per questa carica. C'è poi George Stathakis, attuale ministro per lo Sviluppo, ma una sua nomina provocherebbe un mini rimpasto di governo. Infine Euclid Tsakalotos, il capo della squadra negoziale ellenica, che da tempo aveva sostituito Varoufakis nei rapporti con i partner internazionali.


MOSSA PER NON OSTACOLARE TSIPRAS. Dopo l'esito del referendum che ha visto la vittoria del no, ha scritto Varoufakis nel suo blog annunciando le dimissioni, «presto lascerò» l'incarico saputo che alcuni ministri all'interno dell'Eurogruppo abbiano «una preferenza per la mia assenza dal meeting».
«PORTERÒ IL DISGUSTO DEI CREDITORI CON ORGOGLIO». «Considero un mio dovere», scrive ancora il ministro, «non ostacolare l'intesa e aiutare il premier Alexis Tsipras nel suo tentativo di arrivare ad una intesa con l'Eurogruppo. E porterò il disgusto dei creditori con orgoglio».


Il post di Varoufakis sul suo blog.


Varoufakis, l'outsider che stava antipatico a Bruxelles

Yanis Varoufakis.

Da icona anti-austerity a mastino di Alexis Tsipras, a poche ore dall'apertura delle urne referendarie Varoufakis aveva attaccato i creditori di Atene, accusandoli addirittura di «terrorismo». Poi il discorso in diretta tivù in t-shirt e le dimissioni annunciate con un semplice tweet. Così il ministro delle Finanze greco ha rotto tutti gli schemi.
Classe 1961, economista (master Essex e Cambridge), di buona famiglia (il padre era un importante ex manager di Stato), un fratello giudice, aveva interpretato il ruolo del duro, mostrando la 'faccia feroce' del governo greco.
BORDATE CONTRO L'UE. Messo da parte il suo sorriso glamour e accattivante, dalle colonne de El Mundo si era lanciato a testa bassa contro i 'nemici' di Bruxelles con toni aggressivi. L'ultima bordata prima del voto. «Posso dire che tutto quello che sta accadendo in Grecia in questi giorni - aveva attaccato Varoufakis - lo avevano preparato fin dall'inizio, che già cinque mesi fa era pronto un piano per farla finita con un governo che non accettava di farsi ricattare dall'establishment europeo».
DAL GLAMOUR ALLA RABBIA. La rabbia al posto del glamour. Addio alle foto su Paris Match, in cui gigioneggiava abbracciato alla sua mondanissima compagna Danae Stratou, sulla terrazza della sua casa con vista Partenone. Foto che lo misero in difficoltà anche in patria, decisamente in contrasto con le drammatiche condizioni di vita di tanti dei suoi elettori. E per quelle immagini arrivò a chiedere perfino scusa.
NON AVEVA LA STIMA DEI NEGOZIATORI. In questi mesi, Varoufakis è stato al centro delle interminabili trattative per trovare un'intesa sostenibile sul buco dei conti di Atene. Ma a Bruxelles ormai da tempo non godeva più di fiducia e grande stima. Tanti negoziatori facevano trapelare la loro insofferenza nei suoi confronti, a differenza di Tsipras che comunque ha sempre mantenuto un contatto, anche umano, con i vertici delle istituzioni Ue.

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