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EDITORIALE 6 Luglio Lug 2015 1106 06 luglio 2015

Merkel si rassegni, l'Ue così com'è non funziona

Il voto greco è un no a questa rigida interpretazione di Europa. Senza socializzazione del debito, Bruxelles è destinata a fallire. Cacciare Atene? Non risolve nulla. Altre mele sono sul punto di marcire.

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Sintetiche e parziali riflessioni sul no greco mentre grande è la confusione sotto il cielo, e l’euroburocrazia si sveglia il giorno dopo con la stessa sensazione di chi ha subito un colpo non previsto (ma davvero a Berlino e Bruxelles erano convinti di una vittoria del sì?).

1. Non è un voto contro l'idea di Europa, ma la sua interpretazione

Quello greco non è un voto contro l’idea di Europa ma sul modo in cui viene interpretata.
LE CONTRADDIZIONI DEL PATTO DI STABILITÀ. Così non funziona più, e qualcuno se n’era accorto anni orsono quando definì «stupido» il patto di stabilità su cui poggiano le sue fondamenta. Ma quel patto stupido era e (con buona pace dei piccoli aggiustamenti) stupido è rimasto, solo che la crisi dell’economia mondiale ne ha fatto esplodere tutte le contraddizioni

2. La malattia del debito non si cura con altre dosi di debito

Con la Grecia, Europa e Troika hanno fallito per un motivo molto semplice: non si guarisce dalla malattia del debito somministrando altre dosi di debito.
NULLA PUÒ ANCHE IL PIÙ RIGOROSO PIANO D'AUSTERITY. È una omeopatia che non funziona, specie quando quel debito ha raggiunto il 180% del Pil e nulla può anche il più rigoroso e inflessibile piano di austerità che si possa immaginare.

3. Cacciare la Grecia non salverà l'Eurozona

La Germania, al di là del gioco delle parti tra la cancelliera e il suo ministro delle Finanze, spinge chiaramente per una uscita della Grecia dalla moneta unica.
ALTRE MELE SONO SUL PUNTO DI MARCIRE. Una posizione comprensibile ma sbagliata, perché basata sull’illusione che - una volta isolata la mela marcia - l’Eurozona (e la sua egemonia su di essa) sia salva.
Ma nel paniere ci siano altre mele sul punto di marcire.

4. Non c'è Unione europea senza socializzazione del debito

La vittoria di Tsipras evidenzia un dato che a Berlino non vogliono sentire: potremmo chiamarlo la socializzazione del debito.
Impensabile che la costruzione europea possa resistere se gli inquilini più ricchi non si fanno carico della debolezza di quelli più poveri.
SERVONO GLI EUROBOND O UN FONDO AD HOC. E qui ritornano d’attualità vecchie proposte rapidamente scivolate nei cassetti: gli Eurobond o la creazione di un Fondo per la gestione del debito comunitario eccedente al 60% del Pil che, piaccia o meno, resta uno dei parametri fondativi dell’Unione.

5. Crescono gli ostacoli alle politiche di austerity

Merkel insiste sulla necessità che i Paesi membri procedano sui piani di riduzione della spesa pubblica.
Sulla carta non fa una piega, ma ci sono due ostacoli non da poco.
GOVERNI RILUTTANTI A TAGLIARE ANCORA. I governi nazionali sono riluttanti a tagliare ulteriormente politiche di welfare che ne minano il già labile consenso.
In secondo luogo è difficile impugnare la forbice quando la decrescita allarga drammaticamente la quota dei senza lavoro e comprime i salari di quelli che un lavoro ce l’hanno.

6. Berlino deve fare una scelta che condizionerà il futuro dell'Ue

La Germania ora è davanti a un bivio.
PER TENERE IN PIEDI L'EUROPA SERVE UN SACRIFICIO. O si fa carico di tenere in piedi l’Europa anche a costo di sacrificare lo straripante surplus della sua bilancia commerciale che l’ha sin qui resa isola felice in mezzo al mare in tempesta, o la snobba scommettendo sulla capacità della sua economia di prosperare perché comunque competitiva su altri e ben più ricchi mercati (Cina e Russia in primis).

7. Tsipras ha alternative economiche a Bruxelles

La vittoria di Syriza pone una questione di geopolitica non da poco. Tsipras, nonostante le dichiarazioni di fedeltà atlantica, potrebbe cadere nella tentazione di approvvigionarsi ad altri forni. Perché stare con un creditore che ti stringe la corda al collo quando se ne presenta uno pronto a mettere mano al portafoglio senza strozzarti?
IL PIL GRECO VALE 250 MILIARDI DI DOLLARI. Arabi, russi, cinesi e persino turchi sono entrati a piedi uniti in Occidente comprandosi pezzi pregiati del suo sistema industriale, aziende simbolo che in molti casi hanno intrecciato la loro storia con la sua.
Da qui a comprarsi gli Stati (i 250 miliardi di dollari del Pil greco sono un ventesimo della capitalizzazione della borsa di Shanghai) il passo è breve.

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