Renzi, futuro Ue in cultura e ricerca
MAMBO 8 Luglio Lug 2015 1443 08 luglio 2015

Com'è difficile scrivere di Renzi e della sua Italietta

Ho una crisi di rigetto verso il premier e la sua parabola discendente.

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Ho smesso di scrivere Mambo per una decina di giorni perché ho avuto una vera e propria crisi di rigetto dalla, e della, politica.
Ero in overdose. Scrivere di Renzi, degli amici di Renzi, dei nemici di Renzi, delle gesta di Renzi, delle sue gaffes, dei suoi errori, dei suoi (rari) successi mi aveva estenuato. Non ne potevo più.
Credo di essere un italiano medio e questa mia crisi di rigetto è probabilmente largamente condivisa. Solo che io per mestiere, e scelta, faccio quello che analizza la politica, la seziona, ne coglie, o cerca di coglierne, gli spostamenti, che scruta le novità o ne intravvede le conferme.
Uno che pensa che persino Razzi sia, non solo antropologicamente, un personaggio interessante, ma anche un testimone del suo tempo.
POLITICA PERSA NELLA CRISI DEL RENZISMO. Questo calo di tensione verso la politica nasce dalla crisi del renzismo, fenomeno a me culturalmente estraneo ma indubbiamente fra i più interessanti e coinvolgenti degli ultimi anni. Non è solo crisi di risultati e crisi di immagine ma è soprattutto crisi di prospettiva. Amici e nemici, pensavano a Renzi come al personaggio che avrebbe cambiato l’Italia e, un po’, anche gli italiani. Alcuni temevano, soprattutto nel Pd, che avesse successo, altri, da fuori, tifavano per lui anche se non innamorati della sua, diciamo così, filosofia di vita e politica.
Il Renzi degli ultimi tempi sembra invece un uccello dalle piume appesantite che vola basso, che spesso cambia direzione, che si convince sempre più che il problema della sua politica è solo che non riesce a comunicarla (vorrei ricordargli che questa lamentela è stata la stessa litania di tutti ma proprio tutti i premier e segretari di partito quando sentivano cambiare il vento).
È PASSATO L'EFFETTO ALLUCINOGENO. Invece il dato di fondo è quello che dicevo all’inizio. Il premier ci ha mandato in overdose. Troppo Renzi e poi, come accade con le cose forti, ti accorgi che passato l’effetto allucinogeno, la situazione non è migliore, anzi è peggiore, di prima.
Vedete come si è smontato il Renzi europeo. Il suo semestre è stato del tutto inutile. La sua rappresentante in Europa è poca cosa. Non viene addirittura convocato. Nessuno dei fronti aperti è stato chiuso: la scuola esploderà a settembre-ottobre, il lavoro pure, il parlamento diventerà un Vietnam.
Se le cose stanno così come tutti quelli che vanno in overdose ho di fronte a me alcune scelte: o cambio spacciatore, o smetto, o mi lascio andare.
Forse sceglierò un’altra strada. Guardare e raccontare con ancora maggiore disincanto. L’Italia non è terra di statisti né di rivoluzioni. È, retorica a parte, un piccolo Paese che ha molte eccellenze al proprio interno ma di cui nel mondo di parla solo perché è sponda di migranti (ieri perché confine Est-Ovest).
Poca cosa cioè, come la sua classe dirigente.

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