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RISORSE 9 Luglio Lug 2015 1000 09 luglio 2015

Eufrate senz'acqua: Isis e Iraq assieme contro la Turchia

Jihadisti e Baghdad, fronda anti-Ankara: Erdogan abusa delle risorse idriche. Rischio siccità e carestia nella regione. Così i fiumi si trasformano in armi.

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da Beirut

Dighe lungo l'Eufrate.

Per quanto possa sembrare impossibile, il governo iracheno e i vertici dell’Isis si trovano d’accordo su una questione vitale per l’intera Regione: la Turchia sta abusando delle risorse idriche comuni.
Lo dimostrerebbe il crollo di circa il 50% della portata dell’acqua dell’Eufrate.
RISCHIO CARESTIA. Il grande fiume scorre per 2.700 chilometri dalla Turchia orientale, attraversa la Siria e l’Iraq contribuendo alla fertilità della leggendaria Mesopotamia, la mezzaluna Fertile.
Il diminuito apporto d’acqua ha già causato in Iraq un crollo della produzione agricola, minacciando una carestia che in tempo di guerra fa ancora più paura.
AVVERSARIO COMUNE. Iraq e Isis affermano entrambi che la Turchia deve rilasciare più acqua dalle dighe per ricostituire la portata naturale del fiume nella zona della Mesopotamia, dove la siccità metterebbe in pericolo milioni di persone.
Si deve sottolineare però che la situazione irachena è aggravata dalla presenza dell’Isis, che occupa una parte rilevante del bacino idrico dell’Eufrate e controlla un’importante diga a Ramadi.
ARMA JIHADISTA. Gli uomini del Califfo usano l’impianto come arma, tagliando ulteriormente le risorse idriche a disposizione del governo di Baghdad.
La Turchia dal canto suo dichiara che si deve occupare del suo territorio e sta investendo miliardi di dollari nella costruzione di nuove dighe e impianti d'irrigazione per garantirsi l’approvvigionamento idrico.
22 SBARRAMENTI. Il governo turco sta realizzando le ultime sei dighe di un progetto che prevedeva la realizzazione di 22 sbarramenti nella regione Sud-Orientale del Paese.
Le dighe sono costruite principalmente lungo il corso turco dell’Eufrate e del Tigri, prima del loro arrivo in Siria e in Iraq.
Il progetto, nonostante le ripetute proteste di Baghdad, dovrebbe concludersi entro il 2016.

Azione unilaterale turca: anche il Tigri nel mirino

Il presidente turco Erdogan.

Il ricercatore americano Jay Famiglietti ha scritto recentemente che «nella regione la questione non è più di quale stato sia la responsabilità, ma l’incapacità dei governi di accordarsi sulla gestione delle acque dei fiumi al di là dei confini politici. La Turchia ha agito in modo unilaterale e ha modificato significativamente la quantità di flusso dei fiumi ai paesi a valle».
ACCORDO CON LA SIRIA. La Turchia aveva firmato un accordo con la Siria nel 1987 in cui si impegnava a mantenere circa un terzo della portata media storica dell’Eufrate calcolata dalla Fao (Agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura).
Non esistono accordi simili tra Iraq e Ankara e non c’è nessun trattato internazionale riguardo allo sfruttamento del Tigri.
QUESTIONE INTERNAZIONALE. Secondo alcune fonti turche il governo punta a regolare il flusso del Tigri allo stesso livello di quello dell’Eufrate.
La mancanza di un accordo internazionale a livello di bacino è certamente un ostacolo alla soluzione della contesa, e non sembrano sufficienti gli accordi bilaterali sulla ripartizione delle acque tra la Turchia e la Siria e la Siria e l’Iraq.
«PERICOLO DESTABILIZZAZIONE». Adel Darwish, autore di saggi sulla questione dell’acqua in Medio Oriente, ha spiegato: «Il progetto della Turchia di prelevare ancora più acqua rischia di precipitare la Regione in una destabilizzazione ancora maggiore. La Turchia ritiene di poter agire impunemente, mentre gli altri Paesi sono impegnati a combattere Isis».

Il Califfato: «Uso illegittimo del nostro fiume»

Una bandiera dell'Isis.

La posizione della Turchia alimenta le tensioni con l’Iraq.
Shorooq al-Abayachi, vice capo della commissione agricoltura e acqua del parlamento iracheno, ha dichiarato che «i livelli dell’acqua sono al minimo storico perché la Turchia sta prelevando più del dovuto».
L'Isis concorda con le autorità di Baghdad.
In un video diffuso a maggio 2015 un leader del Califfato diceva rabbioso che «la scarsità d’acqua è la più grande sfida che ci aspetta», accusando la Turchia di ridurre le forniture e di esercitare un controllo illegittimo sul «nostro fiume».
L'ISIS COME SADDAM. Intanto, lo Stato islamico si è impadronito degli importanti impianti per l’acqua a Ramadi, in Siria, e della diga di Haditha, in Iraq.
E, come aveva già fatto Saddam Hussein, trasforma la gestione dell’acqua in una potente arma.
Nel 1990 il dittatore iracheno fece prosciugare diverse aree umide del Paese per punire la popolazione locale che si opponeva al suo regime.
SICCITÀ PER ANNI. I risultati furono siccità e carestia: solo negli ultimi anni è stato possibile tornare a coltivare e ad allevare bestiame in quelle zone.
Ora, secondo alcuni media arabi, le zone umide sono nuovamente e deliberatamente prosciugate, questa volta da parte dell'Isis che utilizza tecniche simili a quelle usate dal dittatore per tagliare l’acqua.

Nel 2025 in pericolo 1,8 miliardi di persone

Bambini si tuffano nel fiume Eufrate.

Il Medio Oriente non è la sola area del mondo che deve affrontare questioni idriche internazionali.
Sono 261 i bacini transfrontalieri che garantiscono la vita al 40% della popolazione mondiale.
Secondo le Nazioni unite il numero di abitanti del pianeta colpiti dalla scarsità a causa dei cambiamenti climatici nel 2025 sarà raddoppiato, raggiungendo la cifra di 1,8 miliardi di persone.
PROBLEMA GLOBALE. Quello che sta accadendo nei Paesi arabi potrebbe essere solo l’anteprima di una tragedia a livello planetario.
«Non c’è acqua a sufficienza nella Regione e il conflitto con l'Isis ha indebolito ulteriormente la capacità dell’Iraq e della Siria di negoziare accordi per la condivisione delle risorse con la Turchia», ha detto ancora Darwish.
CONFLITTO ALIMENTATO. Il risultato più probabile è l’innescarsi di un pericoloso circolo vizioso, in cui la mancanza d’acqua alimenta il conflitto, che a sua volta aggrava la gestione e la manutenzione delle risorse riducendone la disponibilità.
«L’acqua ha avuto un ruolo significativo nello scatenarsi della guerra civile in Siria», ha scritto Famiglietti, «e avrà ancora un peso decisivo sul futuro della Regione».

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