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NAZARENO BIS 9 Luglio Lug 2015 2029 09 luglio 2015

Renzi-Berlusconi, si studia un Patto 2.0 per il rilancio

Verdiniani verso lo strappo. Ma per la riforma del Senato potrebbe non bastare. Matteo prepara il riavvicinamento a Silvio. Che può cavalcarlo per risollevarsi.

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Il premier Matteo Renzi.

Una riforma del Senato val bene un nuovo Patto del Nazareno. Magari ridotto, “light”, ma comunque efficace per entrambi i contraenti.
La necessità di Matteo Renzi di portare a casa uno dei provvedimenti chiave, su cui si è giocato «l'osso del collo» al suo arrivo a Palazzo Chigi, infatti, si sposa perfettamente con l'esigenza di Silvio Berlusconi di uscire dalla morsa populista della Lega a trazione Salvini.
Ma dopo mesi di scontri e accuse ora il problema è trovare la chiave giusta per far metabolizzare un nuovo accordo ai rispettivi elettorati e ai possibili alleati.
BASSANINI FA DA PONTIERE? Secondo quanto riferito off the record a Lettera43.it, nelle stanze dei bottoni di Pd e Forza Italia c'è già chi lavora per trovare una soluzione, anche se per ora la quadra è ben lontana dall'essere trovata.
La soluzione al momento è quella di affidarsi a pontieri discreti, di sicuro affidamento e fedeltà: da ambienti vicini al premier si parla addirittura di Franco Bassanini, ormai ex presidente della Cassa depositi e prestiti, passato in pianta stabile nell'organico di Palazzo Chigi come consigliere del premier.
I suoi trascorsi gli hanno lasciato ottime entrature nel centrodestra, ma al momento non ci sono conferme né ufficiali né ufficiose che sia lui l'uomo delle trattative scelto da Renzi.
VERDINI VERSO LO STRAPPO. Così come Berlusconi non si affiderà a Denis Verdini come canale di comunicazione con il leader fiorentino.
Il senatore forzista da tempo non è più nelle grazie del Cavaliere, tanto che all'orizzonte si prospetta un addio clamoroso, annunciato giovedì 9 luglio dal passaggio al gruppo misto di Palazzo Madama di uno dei parlamentari più vicini all'ex coordinatore, Riccardo Conti, che entro pochi giorni potrebbe essere seguito da un'altra decina di colleghi in rotta con la attuale linea politica degli azzurri.
Ad allargare lo strappo, la decisione di quattro deputati vicini a Verdini di votare sì alla riforma della scuola, contrariamente al resto del gruppo.

Dai 'galleggiatori' ai 'nazareni': le quattro anime di Forza Italia

Denis Verdini e l'ex premier Silvio Berlusconi in Senato.

Tuttavia, in Forza Italia è difficile capire quale sia la linea predominante, visto che le voci di dentro di Piazza San Lorenzo in Lucina raccontano di un gruppo spaccato in tre o addirittura quattro anime.
I fedelissimi che seguiranno Silvio ovunque senza fare mai domande, i «galleggiatori» che restano al fianco di Berlusconi ma non disdegnano di strizzare l'occhio anche a Matteo Salvini, i «nazareni» che vorrebbero finire il lavoro di riforme iniziato con il governo Renzi e i delusi. Categoria, quest'ultima, trasversale alle altre.
GLI ANTIRENZIANI FANNO MURO. Pure nel Pd la mela è spaccata. Nella prima metà si ritrovano i «peones» che seguono le indicazioni del premier-segretario e le opposizioni dialoganti.
I primi ovviamente accetteranno ogni scelta, i secondi invece chiedono, per ingoiare un rospo del genere, quantomeno posti di responsabilità da esibire alle rispettive basi.
Nella seconda metà, riservata agli antirenziani militanti, invece, il nome di Berlusconi è bandito da ogni rosa di possibilità di dialogo e per questo faranno tutto ciò che è nelle loro possibilità (poche per la verità) per farlo saltare.
DUE PARTITI IN CERCA DI SLANCIO. Renzi e il Cav sanno che questa partita è decisiva e non vogliono lasciare nulla al caso. Ecco perché la riforma del Senato è stata rinviata a settembre: prendere qualche altra settimana di tempo per trovare una soluzione potrebbe rivelarsi una mossa utile ai due possibili contraenti. Come suggeriscono i numeri: quando il Patto era in piedi, infatti, il Pd viaggiava al 40% e Forza Italia al 16. Oggi, invece, i dem sono al 32-33% e gli azzurri relegati al 10, praticamente nel ruolo di portatori d'acqua della Lega.
Trovare un punto d'intesa potrebbe ridare slancio alle politiche dei due partiti e forse anche dei rispettivi leader. Nulla ancora, però, è stato deciso. I pontieri sono al lavoro e non è scontato che alla fine un accordo venga trovato. In quel caso le urne sarebbero più vicine. E chi avrà più fiato per correre vincerà.

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