Alexis Tsipras Premier 150708194815
DIPLOMATICAMENTE 9 Luglio Lug 2015 1126 09 luglio 2015

Tsipras esca dallo stallo: ora in Ue serve dialogo

La Grecia accantoni la battaglia ideologica per trovare un compromesso.

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Alexis Tsipras, premier greco.

Alexis Tsipras è arrivato al governo del Paese nel gennaio di quest’anno perché il popolo greco, stremato dalla terapia del rigore che le tre famiglie (si fa per dire) dei suoi creditori – Commissione, Bce e Fmi - gli hanno imposto, ha creduto nella sua capacità di trovare una terapia diversa, socialmente più sostenibile ed economicamente più vitale, per uscire dalla crisi. Dando in qualche modo l’impressione di esaltarne la peculiarità rispetto agli altri Stati che, parimenti colpiti dalla crisi, avevano comunque sofferto un percorso di riforme similari e di fare comunque della Grecia un capitolo decisivo per una svolta strategica della stessa Unione.
Svolta tanto più radicale da essere “usata” dai più diversi movimenti politici che con motivazioni e soluzioni diverse, addirittura diametralmente opposte, sono andate additando nell’attuale architettura europea, e nell’euro in particolare, la fonte di tutti i mali.
DA LE PEN A SALVINI, GLI STRANI ALLEATI DI ATENE. Ricordiamo come su quest’onda greca abbiano veleggiato, anche se strumentalmente, personaggi come Le Pen, Grillo, Farage e Salvini. Ricordiamo anche che questa deriva non ha affatto indebolito lo schieramento dei fautori dei “compiti-a-casa-prima-di-tutto” né ha indotto, purtroppo, i “riformisti/rifondazionisti”, mi si perdoni la rozza sintesi, a tracciare paradigmi e calendari di revisione strutturale sui quali costruire alleanze politicamente credibili all’interno dell’Unione.
La risultante è stata che da gennaio a giugno si è lasciata la barra del timone europeo a una governance protesa più a cercare un minimo comune denominatore che di volare alto, come si diceva un tempo, di tracciare cioè un orizzonte strategico di crescente fusione di sovranità degli Stati membri, di ridare in definitiva applicazione progressiva ai principi fondanti dell’Unione europea. Che è cosa ben diversa dal rincorrere l’esempio/alibi del bilancio americano – basato su una uniformità di regole condivise che solo in tempi lunghi e con grande laboriosità potremo cercare di colmare, mentre la crisi morde adesso - ovvero della strategia anti-crisi di Obama, irripetibile nelle attuali condizioni di squilibrio inter europeo.
TRATTATIVE AVVOLTE NELLA NEBBIA. Su questo sfondo Tsipras ha cercato di forzare la mano ad una Troika che non ha cambiato natura e filosofia per il solo fatto di essere chiamata in modo diverso. Ha dimostrato abilità negoziale e un accenno di disinvolta lealtà (Russia e Cina), mosse indisponenti (Varufakis) e chiamate di soccorso all’alleato americano. Ma è difficile per il leader greco vincere in una partita che dovrebbe essere giocata a carte scoperte tenendo le proprie nascoste e dando l’impressione di voler fare affidamento più sul jolly della solidarietà che sui punti guadagnati effettivamente.
Cinque mesi si sono consumati su questo schema defatigante, con alti e bassi sempre avvolti, purtroppo, in un’improvvida nebbia che ha reso la lettura delle posizioni dei partner influenzata più dalle posizioni ideologiche – in primis una generale e fondata diffidenza nei riguardi del Fmi - che dalla conoscenza dei fatti. E senza che ci si interrogasse con molta franchezza sull’esito di un referendum nel quale si chiedesse alla popolazione europea la disponibilità a perdere una parte significativa del credito vantato nei confronti della Grecia (267 miliardi di cui 40 circa arrivano dall’Italia) e anzi ad aumentarlo con nuove tasse.
LA POLEMICA FAZIOSA CONTRO LE BANCHE. A conti fatti è meglio non averlo fatto – Ponzio Pilato docet - anche se ciò farebbe inorridire i difensori del referendum come massima espressione della democrazia partecipata. E pazienza se ciò ha finito per caricare di responsabilità il sistema bancario, come ha cercato di fare anche qualche nostro illustre patriota che nel dire una cosa vera – il trasferimento di gran parte dei prestiti concessi alle banche francesi e tedesche - vi ha malignamente insinuato una perfida voluttà di perseguire il malessere del popolo greco.
Il punto di rottura è avvenuto nel momento in cui sembrava essersi abbozzata, finalmente, un’ipotesi di compromesso. Tsipras l’ha evidentemente considerata piuttosto indigesta e soprattutto povera di risorse suscettibili di aprire uno sbocco di ripresa economica. Ha temuto di essere giubilato politicamente e ha deciso di rivolgersi al suo popolo.
Mossa azzardata, ma necessitata dall’esigenza di un mandato politico proporzionato alla delicatezza del momento. Ne ha ricevuto uno che è andato al di là delle sue stesse aspettative e lo ha voluto rafforzare ulteriormente col sostegno di gran parte dello schieramento politico del Paese.

Tsipras verso il compromesso obbligato

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Con questo capitale politico Tsipras è tornato a confrontarsi con i vertici dell’eurozona, senza Varufakis ma anche senza proposte, con l’evidente obiettivo di misurarlo, il suo capitale, con gli umori dell’Eurogruppo e del parlamento europeo; magari contando anche sull’effetto che avrebbero potuto esercitare i rinnovati segnali di attenzione di governi extra-europei come gli Stati Uniti o la Russia. Ma non gli ha giovato molto.
Dai vertici ha ricevuto infatti un responso poco confortante. Ha prevalso la linea Merkel che ha coniugato solidarietà e responsabilità in termini tanto più incisivi quanto più rispondenti al sentire di una vasta area europea, inclusiva anche di Paesi che certo non possono vantare una particolare virtuosità come l’Italia. Penso che Tsipras l’abbia compreso e per questo abbia preannunciato una prossima proposta di compromesso.
NECESSARIA UNA SINTESI NEGOZIALE. Certamente vi è stato ancor più incoraggiato dall’andamento del dibattito in seno al parlamento europeo dove è emerso il sostegno, tanto strumentale quanto inquietante, delle forze più populiste e razziste (dai già ricordati Le Pen, Salvini, Farage e altri) del panorama politico di Strasburgo. E dove anche i parlamentari dichiaratisi più aperti a una soluzione equa e solidaristica hanno di fatto, tutti, sollecitato il primo ministro greco a presentare un suo piano di riforme sul quale cercare una convergenza tempestiva.
Mentre dai rappresentanti dei Paesi già destinatari della terapia diretta o indiretta della Troika è venuto a Tsipras un monito, variamente esplicitato, a evitare un vittimismo ideologico o una rivendicazione di speciale democraticità, sulla cui base pretendere un trattamento diverso per la Grecia.
E se non sono mancate le voci levatesi a favore di una svolta che apra al superamento della prevalente logica del rigore, su cui in realtà Commissione e Consiglio stanno già lavorando, sono stati prevalenti i richiami rivolti a Tsipras perché metta subito Commissione e Consiglio in condizione di ricercare un punto di sintesi negoziale.
ALEXIS DA DURO A DIALOGANTE. Penso che il leader di Syriza abbia colto anche questo messaggio parlamentare giacché, a fronte di un esordio nel segno dell’assertività e imperniato sull’equazione «sorte della Grecia = sorte dell’Europa», mi è parso più dialogante in sede di replica, dove pur reclamando la sovranità del “come” affrontare la crisi nei diversi capitoli di intervento, si è sentito in dovere di valorizzare il “già fatto”, anche se insufficiente, e di confermare l’impegno a un programma di riforme suscettibili di chiudere il negoziato entro domenica 12 luglio.
Resta da osservare che se pensava di acquisire consenso richiamando ancora una volta il grande gesto di solidarietà compiuto a favore della Germania nel 1953, ha sbagliato. Così come non gli ha giovato esporsi al garbato ammonimento di Junker che, citando esempi concreti, ha rivendicato il costruttivo ruolo “politico” (non tecnocratico) suo personale e della Commissione per favorire un’intesa articolata sui conti, la difesa dei greci più vulnerabili e le misure destinabili alla ripresa.
A Tsipras la prossima mossa e al Consiglio il responso, definitivo. Con la minor sofferenza aggiuntiva, si spera, per il popolo greco.

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