Obama Tsirpas 150709123104
INTERVENTISMO 9 Luglio Lug 2015 1225 09 luglio 2015

Usa vs Ue, perché Obama vuole salvare la Grecia

Il ruolo nella Nato. Le basi nel Mediterraneo. E la competizione con Russia e Cina. Perché gli Stati Uniti sfidano Bruxelles e Berlino per salvare la Grecia.

  • ...

La telefonata è arrivata la sera dell'Eurogruppo. Il 7 luglio Barack Obama ha voluto esprimere ad Alexis Tsipras «la speranza degli Stati uniti in un successo dei negoziati».
La notizia del colloquio diretto tra Washington e Atene è stata riportata da fonti del governo ellenico nel giorno dell'ennesimo confronto con i partner europei. Da settimane la linea tra la Casa Bianca, le cancellerie europee e i palazzi di Bruxelles, scotta. Il pressing degli Usa sui partner del Vecchio Continente, Germania in testa, è stato costante, e si è incarnato soprattutto nelle prese di posizione e nell'attivismo del segretario al Tesoro Jack Lew.
OBAMA IN PRESSING SU MERKEL. Ma negli ultimi giorni Obama sembra aver preso in mano il dossier, richiamando più volte la cancelliera Angela Merkel a prendere in considerazione tutte le implicazioni legate a un'uscita della Grecia dall'Eurozona.
E cioè i timori, crescenti da parte americana, che le scosse provenienti dall'Europa possano turbare la stabilità economica e il sentiero di crescita appena riagguantati. E poi la grande partita geopolitica con la Russia. E con la Cina in seconda battuta. Perdere la Grecia, agli occhi di Washington, significa perdere un territorio strategico per quel blocco occidentale che gli Usa fotografano ancora come quello della Guerra Fredda, con l'aggiunta oggi dei Paesi dell'Est Europa e dell'ultima arrivata Ucraina. Una ferita più dolorosa di quella che potrebbero subire i mercati finanziari europei.

Le basi Nato in Grecia (Economist).

La Casa Bianca non vuole lasciare il dossier nelle mani degli europei

La Casa Bianca, convinta sostenitrice delle politiche espansive, continua a battere sullo stesso chiodo: il taglio del debito alla Grecia. Sia attraverso il Fondo monetario internazionale (Fmi), di cui il governo americano detiene il 40% delle quote, sia con esplicite prese di posizione a favore della ristrutturazione del debito ellenico, cioè l'obiettivo principale del premier Tsipras e della sua squadra di negoziatori.
Gli americani non hanno avuto paura di giocare duro. Nonostante le rimostranze dei Paesi Ue il Fmi ha pubblicato la sua relazione sull'insostenibilità del debito ellenico a pochi giorni dal referendum indetto dal governo greco, dando a Tsipras il migliore degli assist possibili.
L'INCURSIONE DEL TESORO AMERICANO. E l'8 luglio, a 24 ore dall'Eurogruppo in cui i ministri delle Finanze e i leader europei hanno praticamente rigettato l'ipotesi di un haircut, il segretario al Tesoro Lew ha dato il sostegno esplicito all'analisi dell'organizzazione di Washington, sottolineando ancora la necessità di un accordo: «Il debito greco non è sostenibile e il Fondo ha ragione a concentrarsi sul debito di Atene: la Grecia ha bisogno di avere una traiettoria sostenibile».
Pressing e 'incursioni di campo' che hanno origine soprattutto nella grande battaglia geopolitica americana. Seppur con importanti riflessi economici. Nei verbali della Federal Reserve resi pubblici l' 8 luglio si legge la preoccupazione della banca centrale statunitense per gli sviluppi della crisi greca. L'incertezza su Atene assieme alle notizie in arrivo dalla Cina, secondo gli analisti, avrebbero indotto la Fed a far slittare l'atteso rialzo dei tassi di interesse.
INCOGNITE DA RUSSIA, GRECIA E MEDIO ORIENTE. Il Fmi, nelle ultime stime diramate il 7 luglio, prevede che l'economia Usa crescerà del 2,5% nel 2015 e del 3% l'anno successivo.
Ma nel suo rapporto mette in guardia: «Rischi da Russia-Ucraina, Grecia e Medio Oriente rappresentano un jolly imprevedibile con negativi effetti sugli Stati Uniti».
Nella loro strategia anti russa gli Usa non si sono fatti grandi problemi a scavalcare l'Unione europea e la sua politica estera frammentata. E con la guerra in Ucraina in corso, e la promessa ai Paesi dell'Europa dell'Est di fornire armi pesanti contro Vladimir Putin, ora non possono vedere la Grecia, l'appendice meridionale dell'Alleanza Atlantica, finire in un terreno ignoto ad analisti e economisti o, peggio, tra le braccia russe. E non hanno alcuna intenzione di lasciar decidere la partita ai litigiosi europei.
E così si spiega il fatto che Tsipras, incapace di creare un clima di fiducia con i partner Ue, sia stato invece in grado di portare a casa il sostegno 'condizionato' del governo a stelle e strisce. Cinguettando con Putin, si è fatto corteggiare da Obama.

Una manifestazione contro le basi Nato e i raid Usa in Siria (Gettyimages).

Il programma iniziale di Syriza: «Abbandonare la Nato»

Alla Casa Bianca sanno benissimo che la Russia non ha soldi da spendere per la piccola Atene. Ma sanno anche che i capitali invece li ha Pechino, che in Grecia ha un hub strategico come il porto del Pireo. La Cina tuttavia pensa al corridoio greco come la porta di ingresso al mercato unico europeo e, date le preziose garanzie che l'Europa ha dato agli investimenti del Dragone in terra ellenica, non fa certo il tifo per la Grexit.
ATENE GEOPOLICAMENTE FONDAMENTALE. Ma a Washington l'attivismo cinese preoccupa. E soprattutto preoccupa il dossier militare e geopolitico. «La Nato è preoccupata dell'evoluzione del rapporto tra Atene e Mosca», ha dichiarato a Business Insider Thomas Wright, esperto di Strategia del think tank di Washington, Brookings Institute. «La Grecia è diventata parte delle trame geopolitiche che si sviluppano attorno agli eventi europei»
Il 6 luglio, il giorno dopo il trionfo di Tsipras al referendum, un funzionario dell'Alleanza atlantica ha spiegato che il governo di Atene ha confermato tutti i suoi impegni nella Nato.
L'inquietudine americana, però, è lecita. Nel programma di Syriza la promessa di uscire dal Patto Atlantico è scritta nera su bianco. E nel 2011 il partito dell'attuale premier si era opposto alla concessione ai soldati americani della base Nato di Souda e di quella dell'aviazione greca a Kalamata, nel Peloponneso, per le operazioni della guerra in Libia.
SECONDO BUDGET MILITARE DOPO GLI USA. Per capire quanto importante sia la Grecia per la Nato, si può partire dai numeri.
In un'Europa che non investe nei suoi eserciti e fa ancora prepotentemente affidamento sulle forze americane, Atene resta il secondo Paese Nato per budget militare in proporzione al Pil, seconda solo agli Usa e tra i pochissimi che raggiunge gli obiettivi di investimento dell'Alleanza. E poco importa se il 74% della spesa va a pagare i salari dei militari.
Quando la Commissione europea ha chiesto un taglio di 400 milioni alle spese per la Difesa, dilazionati da Tsipras in 200 milioni quest'anno e il resto in quelli a venire, il direttore dell'Alleanza Atlantica in persona John Stoltenberg ha dichiarato di aspettarsi che «Atene continui a spendere il suo 2% del Pil».

La base di Souda, nell'isola di Creta (Gettyimages). 

La promessa del ministro Kammenos: nuova base Nato nell'Egeo

Oggi in Grecia c'è un corpo militare Nato di stanza a Tessalonica e quattro basi a disposizione dell'Alleanza Atlantica in posizioni strategiche: a Ovest, affacciato sull'Adriatico c'è l'aeroporto di Preveza in uso all'aeronautica ellenica e alla Nato, nell'isola di Creta, praticamente al centro del Mediterraneo, si trovano un impianto per testare i missili e soprattutto la base navale di Baia di Souda, capace di ospitare durante il conflitto libico le navi cisterna francesi e oltre 400 marines americani, ma anche di fare da base di decollo per gli aerei Usa diretti nei cieli della Siria.
E dalla base aeronautica di Larissa, nel Nord del Paese, possono decollare gli aerei Awacs dotati di radar a lungo raggio.
UN'OFFERTA GENEROSA. Un patrimonio che gli Usa non vogliono certo lasciare andare. E a Atene sembrano averlo ben presente. Le mosse del ministro della Difesa di Tsipras, Panos Kammenos, membro del partito nazionalista degli Indipendenti greci, sono passate quasi inosservate.
Ma il 15 maggio 2015, mentre i negoziati tra Grecia e Brusells group erano ancora in alto mare, Kammenos ha annunciato di aver visionato uno studio del suo dicastero sulle esigenze dell'Alleanza atlantica e di avere l'intenzione di proporre agli Usa la creazione di una nuova base aerea Nato nel Mar Egeo.
Una boutade o una puntata delle 'trattative' per il salvataggio di Atene?

Correlati

Potresti esserti perso