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RIFORME 10 Luglio Lug 2015 1730 10 luglio 2015

Bergoglio in America Latina: cambiamento, Vangelo e Marxismo

Papa Francesco riparte dal Sud del suo Continente. Tra ritorno del Concilio vaticano II e sacerdoti dalla parte dei poveri. Oltre la teologia della liberazione.

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Trovare «un'alternativa umana alla globalizzazione escludente», all'«ambizione sfrenata del denaro, sterco del diavolo».
Ai movimenti popolari dell'America latina Francesco chiede di essere «seminatori di cambiamento», di «ribellarsi alle ingiustizie sociali».
L'enciclica 'Laudato sì' dell'imperativo morale al rifiuto del sistema dominante che ha sfruttato e oppresso gli uomini, fino a distruggere la Terra, trova la sua forza d'azione nel Sud del mondo più vicino al papa argentino, dove cristianesimo e marxismo si sono incrociati.
«L'ALLEGRIA DEL VANGELO». Il continente dei campesinos e dei dittatori, delle masse di poveri dal cuore cattolico e rivoluzionario, dei preti marxisti e delle battaglie ambientaliste.
«Parlo dei problemi comuni a tutti i latino-americani e, in generale, a tutta l'umanità. Hanno una matrice globale e che nessuno Stato è in grado di risolverli da solo», ha detto Francesco dalla Bolivia di Evo Morales.
Il papa missionario degli ultimi doveva partire dalla sua gente, per il messaggio di redenzione dell'umanità che ha sottomesso i più deboli e ferito «sorella terra». Jorge Mario Bergoglio è arrivato in Ecuador, poi è volato in Bolivia, infine è atteso in Paraguay, a portare «l'allegria del Vangelo».
NEL SUD DEL MONDO. Tre Paesi piccoli, fuori dall'agenda geopolitica mondiale e tra i più poveri del Sud America.
Un «viaggio impegnativo», ha commentato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, attraverso terre segnate dai colpi di Stato.
Da dove un papa non comunista, ma amato dalla sinistra e temuto dai conservatori, vuole propagare il suo progetto di ritorno alle origini del Cristianesimo e attuare i propositi del Concilio Vaticano II.

Dopo Romero, Luis Espinal Camps: i sacerdoti dalla parte dei poveri

La manifestazione a San Salvador per il 30esimo anniversario della morte di monsignor Romero (2010).

A mezzo secolo dal sinodo indetto dal “papa buono” per scrutare i «segni dei tempi», il gesuita Jorge Mario Bergoglio pensa che non ci sia più molto tempo.
Dipinge un mondo arrivato al capolinea ma, con ottimismo, crede ancora nella possibilità di riscatto e cambiamento.
«Una necessità», ha ribadito, che deve essere un «processo», perché è dai processi, piuttosto che dalle rotture, che nascono «sincere conversioni».
La rivoluzione consapevole di Francesco vuol dire, per esempio, beatificare l'arcivescovo salvadoregno Oscar Romero, ucciso nel 1980 dagli squadroni della morte per aver difeso i fragili e denunciato gli orrori della dittatura.
Ma troppo vicino alla teologia della liberazione per veder riconosciuto dalle gerarchie vaticane il suo sacrificio per la giustizia dei popolo.
'LUCHO', PRETE SCOMODO. Francesco è il papa della che ha sbloccato la canonizzazione di Giovanni Paolo XXIII, il papa del Concilio che chiamò al rinnovamento la Chiesa, una Chiesa pastorale, non più arroccata sui dogmi.
Ed è il papa «dalla fine del mondo» che, atterrato alla Paz, dopo il saluto ai poveri e agli umili, ha pregato sul luogo dell'eccidio di Luis Espinal Camps, il gesuita spagnolo torturato e ucciso nel 1980 dal regime militare per aver difeso i minatori, «una vittima degli interessi di chi non voleva che combattesse per la libertà del Paese», ha detto il pontefice.
Anche “Lucho”, il Romero boliviano, era un prete scomodo.
SOCIALISMO CRISTIANO. In America latina esplodeva la teologia della liberazione e Camps allora scolpiva il crocifisso con la falce e il martello che Morales, presidente socialista bolivariano, avrebbe donato in copia a Bergoglio come «simbolo dei contadini e degli operai, parte del popolo di Dio».
«Francesco non è un marxista e non è mai stato un esponente della teologia della liberazione», spiega a Lettera43.it don Gianfranco Formenton, prete pacifista che negli Anni 80 ha vissuto in America Latina, «ma nella visione cosmologica e antropologica di cambiamento radicale che propone rientrano grandi sacerdoti come Romero e Camps, che si sono spesi con immensa causa per la povertà».

Francesco, il papa del ritorno al Concilio Vaticano II: purificazione e riforme

Papa Francesco ha urgenza di purificazione e riforme.
Il Conclave lo ha eletto al soglio di Pietro dopo la prima rinuncia per “ingravescente aetate”di un pontefice in 2000 anni di storia, una sorta di nuovo anno zero per il Vaticano, la ripartenza dallo spartiacque del Concilio vaticano II, congelato da una Chiesa risultata essere meno coraggiosa di quanto papa Roncalli pensava.
L'apertura ad affrontare i grandi temi della modernità, capire e redimere un'umanità ormai lontanissima dai dogmi e sul baratro dell'autodistruzione è la missione di Bergoglio, attaccato con l'etichetta di comunista dalle strutture e lobby di potere, anche cattoliche, che vogliono frenare in tutti i modi le riforme discusse dal Concilio vaticano tra il 1962 e il 1965.
TEORIA DELLA LIBERAZIONE. A Santa Marta Francesco ha ricevuto Gustavo Gutierrez, tra i padri della teologia della liberazione, ed Estela Carlotto, leader delle nonne di Plaza del Mayo, altra icona della sinistra radicale, anche catto-comunista.
Ma non è questo il punto. Bergoglio è oltre la teologia della liberazione, la sua richiesta di eguaglianza e giustizia tra gli uomini è cristiana, precede il socialismo di Marx.
«Nel suo pontificato Francesco sta riabilitando tutti i maestri conciliari, riprende un discorso interrotto. La teoria della liberazione, tra l'altro, è una delle letture teologiche su Dio e non è mai stata condannata come eresia», precisa Formenton, «certamente ha goduto di pochissima simpatia tra le gerarchie vaticane sospettose, ma solo alcuni suoi aspetti, in particolare quelli vicini alla lettura marxista, sono stati condannati».
DA BENEDETTO XVI A FRANCESCO. Di Gutierrez è stato allievo anche il cardinale Gerhard Müller, il prefetto della Dottrina della Fede nominato da Ratzinger, a sua volta «uno dei grandi padri del Concilio vaticano II».
«Lo ha scritto, nel 2005 fu eletto per riformare la Chiesa. Già allora era emerso il nome di Bergoglio», ricorda. Un altro pontificato lungo, come quello di Giovanni Paolo II, ma riformista. Ma mancò il coraggio al Conclave. «Benedetto XVI, un grande papa, un papa umilissimo, l'ha avuto e con un gesto ha cambiato il corso della Chiesa», conclude Formenton.
È arrivata la forza di Francesco a volere il «cambiamento, senza paura».

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