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FOCUS 10 Luglio Lug 2015 1419 10 luglio 2015

Grecia, il piano di Tsipras piace all'Ue non a Syriza

Atene presenta un piano tagli da 12 miliardi. Applaudito dall'Europa. Ma che rischia di spaccare Syriza. E aprire le porte a un governo di larghe intese.

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Alexis Tsipras durante una seduta del parlamento greco.

Respinta dal 61% dei greci nel referendum del 5 luglio, l’austerity si rimaterializza ad Atene. E lo fa nella bozza di tagli e nuove tasse che Alexis Tsipras ha presentato ai creditori internazionali per farsi sbloccare gli aiuti indispensabili per evitare il fallimento del suo Paese.
A essere pignoli, il leader greco ha presentato un insieme di misure che è più oneroso delle piattaforma (la sua e quella dell’ex Troika) discussa prima della rottura e che valevano rispettivamente 7,5 e 8,5 miliardi.
Infatti l’ultimo pacchetto vale oltre 12 miliardi di euro, anche se la Grecia chiede in cambio, tra aiuti diretti e prestiti ponte, qualcosa come 50 miliardi per il prossimo triennio, cioè 20 miliardi in più rispetto a a quello che si erano detti finora disposti a concedere i partner. In comune le due piattaforme hanno la richieste di spalmare su più anni i tagli.
IL PRESSING PER LO SCONTO SUL DEBITO. Ora, da capire, c’è solamente se Tsipras può ottenere i voti in parlamento, visto che una fetta cospicua di eletti di Syriza già manifesta il suo imbarazzo per una soluzione che smentisce il risultato del referendum. Ed è proprio per questo che il premier greco fa pressioni sui partner per ottenere uno sconto sul debito (quasi il 75 per cento del totale) in mano alle istituzione internazionali.
Nel pomeriggio il giornalista di Liberation Jean Quatremer ha rivelato che l'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis avrebbe esortato i suoi compagni a respingere il piano presentato da Tsipras a Bruxelles. Ed è montato un vero giallo quando, su Twitter, l'ex ministro ha annunciato che «non sarà presente al voto in Parlamento per ragioni di famiglia».
Poi una piccola retromarcia, e sempre con un tweet, per appoggiare il suo successore Euclid Tsakalotos e il proprio endorsement alle richieste di ristrutturazione del debito, suo vecchio cavallo di battaglia.
Certo è che la strada seguita da Tsipras sta via via rompendo le ultime resistenze nei partner europei. L’accordo potrebbe essere già stretto all’Eurogruppo in programma sabato 11 luglio, senza dover scomodare l’Eurosummit previsto per le 24 ore successive, che comunque rimane programmato.
Persino il falco Jereon Dijsselbloem si è mostrato ottimista. Dopo aver avuto tra le mani il piano greco, il leader del consesso che riunisce i ministri finanziari dell’area euro si è spinto nel dire che «l'Eurogruppo potrebbe prendere decisioni importanti» e che siamo finalmente di fronte a «un testo accurato».
Concetto ribadito anche dal filoellenico François Hollande. Il presidente francese ha parlato di «programma serio e credibile». Mentre anche Berlino dà il beneficio d’inventario ed evita bocciature preventive in stile Schaüble. «Il governo tedesco non giudica per ora le proposte di Alexis Tsipras, perché tocca prima alle tre istituzioni una verifica», ha fatto sapere il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert.
CREDITORI SODDISFATTI, SIRYZA NO. Ma a ben guardare il piano greco davvero risponde in larghissima parte a tutte le richieste dei creditori.
E tanto basta per capire che Tsipras farà fatica a farlo approvare dal suo partito. In cambio di un sostegno finanziario pari ad almeno 53,5 miliardi di euro nel prossimo triennio il premier innanzitutto conferma i tagli sulle pensioni baby (in Grecia si applica in maniera molto estensiva il concetto di lavoro usurante) portando entro al 2022 l’età di ritiro a 67 anni. L’obiettivo è risparmiare tra lo 0,25% e lo 0,50% del Prodotto interno lordo (Pil) nel 2015 e l'1% dal 2016 in poi.

Salvi gli armatori, ma si tagliano le spese della difesa

Rispetto ai proclami non c’è la cancellazione del privilegio costituzionale, che permette agli armatori di non pagare tasse sugli utili realizzati all’estero. La minaccia del settore, l’unico a essere liquido in Grecia, di scappare a Cipro ha avuto successo.
Anche se il governo ha fatto sapere che gli presenterà il conto sia attraverso l’imposta sulle imprese (dal 26 al 28 per cento) e quelle sui movimenti e l’acquisto di beni di lusso (dal 10 al 13 per cento). Sotto la dizione contributo di solidarietà si nasconde una patrimoniale che colpisce chiunque guadagni più di 30mila euro all’anno lordi.
AUMENTA L'IVA PER RISTORANTI E ALBERGHI. Sul versante fiscale Tsipras accetta l’aumento dell’Iva come chiesto dalla Ue: via allo sconto alle isole entro il 2016, aliquota aumentata al 23% per ristoranti e catering, e per gli alberghi al 13%.
Ma il governo ha anche ceduto anche sui tagli alla difesa (300 milioni), respinti una settimana fa per non irritare l’alleato di destra Anel, e sul perimetro delle privatizzazioni.
Infatti Atene ha comunicato di voler vendere le quote rimanenti del colosso della telefonia Ote (ma non l’ex monopolista elettrico blindato dal capo della sinistra radicale Panagiotis Lafazanis). Presenterà piani credibili per la dismissione dei porti del Pireo e Salonicco o degli aeroporti, con i primi già sotto il controllo cinese e gli altri nel mirino di russi e tedeschi.
In cambio di tutto questo Tsipras vuole dagli alleati la ristrutturazione del debito e aiuti necessari a finanziare un piano di investimenti per 35 miliardi di euro per la crescita. Altrimenti sa già che non riuscirà ad avere i voti in parlamento per far passare il suo piano, visto che dall’ex Troika si pretende che Atene approvi una legge costituzionale che imponga l’applicazione di questo memorandum.
Conscio di questo Tsipras il 9 luglio ha convocato il parlamento e chiesto loro di votare sì, perché «siamo di fronte a una decisione cruciale: in questa decisione siamo tutti insieme».
LAFAZANIS VERSO LE DIMISSIONI. Entro le 12 di sabato 11 ci dovrebbe essere il responso definitico, ma è già chiaro che buona parte del suo partito, Syriza, gli voterà contro.
Il ministro dell'Energia, e come detto vera anima della sinistra del partito, Panagiotis Lafazanis, ha già minacciato la rottura: «Non vogliamo un terzo piano di salvataggio con misure di austerità ancora più dure».
Nella mattinata del 10 luglio, durante il direttivo dei parlamentari, in molti hanno usato il termine tradimento e parlato di una piattaforma «non è compatibile con il nostro programma». Alla stessa riunione ha partecipato anche il premier, il quale sarebbe stato accolto da applausi scroscianti soltanto da una parte dei presenti.
La sinistra radicale di Syriza controlla un terzo del gruppo parlamentare. Ma Tsipras ha dalla sua un asso nella manica: il 5 luglio scorso, assieme con il “dimissionamento” di Yanis Varoufakis, ha annunciato la nascita di un gruppo parlamentare trasversale, dal quale è stata esclusa solo Alba Dorata per trattare con l’ex Troika.
È dai gruppi come gli europeisti Paso, Nea Demokratia o Potami che può trovare i voti necessari. Dopo forse sarà necessario creare un governo di large intese, ma la Grecia non può aspettare più.
Senza risorse per pagare stipendi e pensioni, con le banche chiuse e la disoccupazione in crescita, l’attività economica congelata: in queste ore Elstat ha comunicato che la produzione industriale a maggio è calata del 4 per cento rispetto a un anno fa. Il tutto mentre il governo annuncia una recessione nel 2015 vicina al 3%, mentre fino a qualche mese fa si stimava una crescita di mezzo punto di Pil.

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