Sotto Marino Definitiva 150710191218
SUCCESSIONE 10 Luglio Lug 2015 1700 10 luglio 2015

Mafia capitale, totonomine a Roma per il dopo Marino

Renzi vuole sostituire il sindaco. Ma con chi? In pole Bianca Berlinguer del Tg3. Oppure Marchini, Gabrielli, Franceschini e Giachetti. Obiettivo: votare nel 2016.

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L'onestà non basta, governare bene è un'altra cosa.
Per il Partito democratico non è un tabù tornare alle urne nella capitale.
Per ora Marino è stato 'graziato' dalla relazione del prefetto Franco Gabrielli: «Il sindaco ha dato alcuni non trascurabili segnali di discontinuità», è il succo del documento.
NON STAI SERENO. Ma il premier rottamatore Matteo Renzi ha avvisato: «Fossi in Ignazio non starei tranquillo. Nel 2016 si vota nelle grandi città. Torino, Milano, Bologna, Napoli. Forse Roma».
Sulla città eterna si addensano nubi foschissime, con il commissario del Pd romano Matteo Orfini sotto protezione perché nel mirino dei clan del malaffare, e con la spada di Damocle di nuove inchieste e nuovi indagati per Mafia capitale.
VERSO LO 'SFRATTO'. Secondo Orfini, che è anche presidente del Pd, il commissariamento della giunta capitolina è ancora improbabile.
Ma segreteria del partito (Renzi e la vice Debora Serracchiani) si è stretta compatta per lo sfratto di Marino e prepara suoi possibili sostituti.
MARINO ALL'ALTEZZA? «Se necessario, procederemo a sciogliere del Comune. I cittadini chiedono che Roma sia gestita bene. Marino deve essere all’altezza di questa sfida. Solo lui può sapere se se la sente», ha detto il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi, vicinissima al premier.
La relazione della Commissione d'inchiesta del ministero dell'Interno su Mafia capitale ha rilevato che, al momento, il reato di associazione mafiosa non è imputabile al sindaco e alla sua squadra, bensì alla precedente amministrazione di Gianni Alemanno.
RENZI HA UN PIANO B. Ma si scava e Marino è sotto pesante mobbing.
Fuori dalle Mura leonine ancora è tutto da organizzare per il Giubileo straordinario che inizia l'8 dicembre 2015 e il governo ha pure congelato il decreto ad hoc del Campidoglio.
Dovesse essere costretto anche alle dimissioni da sindaco, il Pd ha nel cassetto un piano B con una lista di candidati alla successione.
UN VOLTO POPOLARE. Renziani di comprovata fiducia, come il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini, o anche d'adozione, come la giornalista Bianca Berlinguer.
Volti comunque popolari, come l'imprenditore sconfitto alle Amministrative del 2013 Alfio Marchini, non alieni alle dinamiche di potere come Marino.

La zarina del Tg3 Berlinguer è il nome più gettonato

Il premier Matteo Renzi accanto al sindaco di Roma Ignazio Marino.  

La zarina di RaiTre è il nome che trova più eco nell'opinione pubblica nazionale.
La figlia Enrico Berlinger fa presa sulla gente e si sa muovere anche molto bene nei salotti della politica romana.
La sua candidatura potrebbe sfilare voti al Movimento 5 Stelle e - sempre che il Pd vinca le prossime Amministrative - per Renzi sarebbe spendibile come la prima donna eletta al Campidoglio.
I contatti tra la direttrice del Tg3 e la cerchia di fedelissimi del premier sarebbero già avviati. Ma è ancora piena riserva sulla sua disponibilità o meno a scendere in campo.
BEN VISTA A PALAZZO CHIGI. La giornalista, tra l'altro, secondo indiscrezioni è tentata dai renziani anche per sostituire, nella prossima stagione, Massimo Giannini alla conduzione di Ballarò.
Data per candidata Pd anche alle ultime Europee, Berlinguer pare insomma godere di molta simpatia a Palazzo Chigi.
E SE TORNASSE MARCHINI? Ma nella grande Roma non è da sottovalutare neanche il profilo di Marchini.
Tutti nella capitale conoscono l'erede dei costruttori partigiani («calce e martello», i «miliardari rossi»), che nel 1944 finirono il palazzo delle Botteghe oscure e lo donarono al Pci.
«Anche se non ho mai votato per il Partito comunista, ho sempre rispettato e ammirato l’autenticità della loro fede politica», rivendica ancora, nella sua biografia, l'imprenditore e politico pronto a «liberare Roma».
PRESE IL 9,5% NEL 2013. Marchini è convinto che nel 2016 si voterà di nuovo e il suo 9,5% del 2013, dopo pochi mesi di campagna elettorale, varrebbe già «il doppio».
«Marino è il passato, noi della lista Marchini ci siamo sospesi fino a quando non si dimetterà», ha affermato.
Ma anche se ormai si dichiara «oltre la destra e alla sinistra», prima di correre da indipendente in liste civiche, nel 2012 l'imprenditore e politico romano raccolse firme per partecipare alle primarie del Pd.
PIACE PURE A BERLUSCONI. Adesso Marchini piace molto a Silvio Berlusconi. Ma pure tra Renzi e il Cavaliere, a suo tempo, era attrazione reciproca.
Il rottamatore è da sempre vicino all'imprenditoria e, per vincere, non è esclusa neanche un'alleanza tra il Pd e la finanza rossa romana, sotto forma di appoggio alla lista civica di Marchini.

In ballo anche i renziani Giachetti e Franceschini

Dario Franceschini giura nel governo Renzi (Getty).


Per tamponare il buco al Campidoglio, i nomi politici che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Roberto Giachetti, vice presidente della Camera, renziano doc.
Ma molto conosciuto a Roma (da ex radicale, verde e infine fondatore della Margherita) per essere stato capo di Gabinetto del due volte sindaco Francesco Rutelli.
La notista politica Maria Teresa Meli, renziana, ha lanciato Giachetti come il più caldeggiato, «l'uomo ideale» per Renzi e i fedelissimi intenti a ghigliottinare Marino.
C'È UN'IDEA GABRIELLI. Il diretto interessato starebbe però opponendo resistenze.
E in alternativa, il premier potrebbe affidarsi al prefetto di Roma Franco Gabrielli, in pole per seguire il capitolo del Giubileo e che presto avrà anche in mano la relazione finale della Commissione per sciogliere o meno il Comune.
Nel piano B per Roma c'è comunque un altro profilo molto caro a Renzi, quello di Dario Franceschini, ferrarese da anni di casa nella capitale. Soprattutto, un politico al quale il premier sembra dovere molto.
SI PARLÒ DI QUIRINALE. Risulta infatti a Letterar43.it da fonti dell'inner circle del ministro alla Cultura (ambienti della vecchia Margherita) che due inverni fa, mentre il governo Letta traballava e Renzi scalava la segreteria del Pd, a Franceschini, ministro anche sotto Letta, venisse offerta l'esca del Quirinale.
Poi c'è stato il tradimento («mi hai pugnalato alle spalle», avrebbe accusato Enrico Letta).
L'ex segretario del Pd è rispuntato, non rottamato tra i rottamabili, tra i membri del governo Renzi. E ora ritorna anche come possibile successore di Marino.
CORTEI CONTRO MARINO. Né i veltroniani, né i renziani e neanche parecchi rutelliani vogliono più il sindaco-chirurgo al Campidoglio. Con Marino restano solo alcuni bersaniani e la sinistra radicale, anche la sua amministrazione frana.
L’assessore renziano alla Mobilità Guido Improta ha lasciato la giunta. La renziana Silvia Scozzese, titolare del Bilancio, è sulla porta.
Come minimo, un altro rimpasto al Campidoglio. Ma i romani che sfilano in strada urlano «dimissioni».

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