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IPSE DIXIT 10 Luglio Lug 2015 1351 10 luglio 2015

Renzi intercettato su Letta: «Non è cattivo, solo incapace»

Matteo su Enrico: «È incapace, governiamolo da fuori. Sarebbe perfetto per il Colle».

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Enrico Letta? «Lui non è capace, non è cattivo, non è proprio capace. E quindi... però l'alternativa è governarlo da fuori...», «sarebbe perfetto per il Quirinale», diceva il segretario del Pd Matteo Renzi al generale Michele Adinolfi l'11 gennaio 2014, spiegandogli in soldoni la sua strategia per arrivare a palazzo Chigi: «Berlusconi è con me».
L'INTERCETTAZIONE DI ADINOLFI. Telefonata che però è stata intercettata nell'ambito dell'inchiesta Cpl Concordia nella quale Adinolfi risultava indagato per una sospetta fuga di notizie (posizione poi archiviata su richiesta del pm John Woodcock) e pubblicata da Il Fatto Quotidiano.
Renzi dunque aveva, inutilmente, offerto a Letta il Colle per Palazzo Chigi. Però il piano presentava qualche ostacolo.
L'OFFERTA CHE ENRICO POTEVA RIFIUTARE. «Bisogna aspettare agosto del 2016 (quando Letta compirà 50 anni, soglia minima per l'elezione, ndr). Quell'altro non c'arriva, capito? Me l'ha già detto», diceva Renzi riferendosi a Letta e Napolitano.
Che tra i due toscani non corresse buon sangue era noto. E confermato anche dal glaciale passaggio della campanella, il 22 febbraio 2014.

Enrico Letta e Matteo Renzi.


Ma mentre Renzi dava dell'incapace all'allora premier e compagno (sic!) di partito con l'amico Adinolfi, in pubblico ostentava rispetto e apprezzamento per il pisano. Continuando a sostenere che «no, no, no», lui non mirava a palazzo Chigi, fino all'hashtag ormai entrato nel gergo politico #enricostaisereno.
Il sostegno al governo non era minimamente in discussione, anzi.
FIRENZE SOSTIENE UN PISANO. «Il massimo servizio che può fare una città come Firenze è sostenere un premier pisano», scherzava il primo cittadino fiorentino il 25 aprile 2013. «Battute a parte, il suo è un tentativo che io e la mia amministrazione sosterremo. Saremo al suo fianco perchè quando si sta 60 giorni senza governo e le aziende chiudono, compito della politica è trovare delle soluzioni».

Letta e Renzi il primo ottobre 2013.  

«IO CONTRO LETTA? UNA BARZELLETTA». Pochi mesi dopo, il 5 luglio, Renzi, durante la presentazione del suo Oltre la Rottamazione a Rainews24 assicurava: «Questa storia che io sono contro Letta è una barzelletta perfetta. Se Letta fa bene - e io lo spero - l’Italia sta meglio. E io prima di essere sindaco e candidato, sono cittadino italiano e voglio che Letta faccia bene».
Ogni occasione era buona per appoggiare e sostenere Enrico.
«IL MIO PD NON SAREBBE CON LA MATITA BLU». «Gli ho detto che, se diventassi segretario del Pd, non mi chiederei ogni giorno cosa fare per danneggiare lui e Alfano», diceva Matteo a La Stampa il 6 ottobre 2013. «Il mio non sarebbe un Pd con la matita rossa e blu per fare le pulci al governo». Letta non se l'era nemmeno presa per il viaggio da Angela Merkel del sindaco di Firenze. «Mi aveva cercato lei, dopo aver letto una mia intervista sul vostro giornale. Ho preso un volo privato, il colloquio era previsto dalle 6 e 30 alle 7 e 30. Mi ha ricevuto alle 6 e 28 e alle 7 e 28 ha guardato l’orologio e mi ha congedato. Ama l’Italia, ci sta aspettando. Dice che abbiamo un grande leader, Napolitano. E mi ha parlato bene anche di Enrico».
Dunque anche Angela parlava bene di Enrico.
«LETTA PUÒ ARRIVARE AL 2018». Tanto valeva allora che il suo governo restasse in vita. Ma fino a quando? «Letta può arrivare al 2018», annunciava un baldanzoso Renzi il 18 dicembre 2013 durante la presentazione del libro Sale, zucchero e caffè di Bruno Vespa. A raffreddare l'entusiasmo intervenne Angelino Alfano, anche allora ministro dell'interno: «Io sono più pessimista, non credo possa farcela», disse.
«Non mi sono candidato per creare problemi ma per aiutare», sottolineava due giorni dopo chiedendo di farla finita con il «balletto sulla durata del governo». Per aggiungere: «La legislatura può arrivare fino al 2018. Non mi sono candidato per creare problemi, ma per aiutare».
Dopo Natale, però, i toni erano un po' cambiati.
«NON FACCIO MANFRINA PER FREGARLO». «Non sto facendo tutta questa manfrina per fregare Letta. Lanciamo l’hashtag : #enricostaisereno, nessuno vuole prendere il tuo posto», scriveva su Twitter Renzi in gennaio. Sfoderando però la matita blu: «In questi nove mesi non si sono fatti passi avanti sulle riforme». Campagna rilanciata anche dal salotto de Le Invasioni barbariche.


Maria Elena Boschi, responsabile dem delle Riforme, non poteva che sostenere Matteo il rottamatore. «Il mio augurio è che Renzi diventi premier attraverso l'investitura popolare. In questa fase abbiamo, però, la necessità di procedere speditamente sul piano delle riforme sulle quali il partito è unito», dichiarava il 9 febbraio. «Abbiamo anche il bisogno urgente di dare uno stimolo forte al governo che nell'ultimo mese, mese e mezzo, sembra essersi bloccato. La sfida più importate oggi, infatti, oltre a quella delle riforme».
L'INSEDIAMENTO IL 22 FEBBRAIO. Un desiderio, quello di Maria Elena, che si è realizzato a metà. perché il 14 febbraio Letta si è dimesso, vero. E Renzi il 22 febbraio si è insediato a Palazzo Chigi. Però dell'investitura popolare nemmeno l'ombra.

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