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MAMBO 10 Luglio Lug 2015 1258 10 luglio 2015

Renzi si liberi di Marino: con lui non c'è futuro

Per non perdere Roma il premier deve ricostruire il partito. Impossibile se il sindaco resta al suo posto.

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Matteo Renzi e Ignazio Marino.

La vicenda di Roma dà il segno a una stagione politica in cui si decide poco.
Di più. In cui il principio di autorità, ingannevolmente cambiato come autoritarismo, viene meno mentre ne cresce la domanda fra la gente comune.
Il povero Marino non c’entra nulla con le recenti disgrazie della città, tanto meno con la morte del bimbo in una stazione della metropolitana.
Tuttavia il suo arrivo sul luogo della disgrazia è stato accolto da fischi e urla come accade tutte le volte che la manifestazione di popolo è spontanea e non organizzata dalla sua parte politica.
MARINO NON È PERCEPITO COME UN SINDACO. Marino vuole presentarsi come vittima dei poteri forti e occulti. Che fossero e siano forti si è visto. Occulti proprio non si può dire, visto che certi personaggi giravano nelle stanze del Comune che questo sindaco, e alcuni di quelli che lo hanno preceduto, poteva controllare.
Resta il fatto che Marino non è fra gli accusati di Mafia capitale, ma è considerato dal prefetto Gabrielli un timido contraltare al potere criminale insediato negli uffici comunali, al centro come nelle circoscrizioni.
Il vero guaio di Marino è che non è percepito, non a caso, come un sindaco.
È RIUSCITO A RACCOGLIERE L'UNANIMITÀ DEL DISSENSO. Ne abbiamo visti, anche a Roma, di bravi e di non bravi, di carismatici e in ombra, ma nessuno come Marino è riuscito a raccogliere l’unanimità dal dissenso al punto che i sondaggi dicono che pochi di quelli che lo hanno votato lo rivoterebbero.
Lo sostiene, invece, una parte del Pd, quella incardinata su Matteo Orfini che forse teme il voto anticipato e soprattutto non ha un sindaco da contrapporre a Marchini, Meloni o l’uomo o donna dei 5 Stelle (veri favoriti).
Renzi deve ragionare in altro modo se riuscirà a uscire dalla gabbia fiorentina (avete notato che in quasi tutte le nomine ci sono quasi esclusivamente fiorentini o toscani? All’Unità ne ha piazzati tre nei tre ruoli apicali, poi dicono di noi meridionali e del povero De Mita).
RENZI DEVE CHIEDERGLI DI LASCIARE. Il ragionamento di Renzi deve ruotare, invece, attorno al fatto che perdere Roma poco prima del voto politico è una campana a morto.
Per non perdere Roma deve ricostruire il suo partito, dargli libertà di movimento, cercare un buon nome per il Campidoglio. Tutto questo si può fare se Marino va via.
L’ostinazione di Marino di fronte all’ammissione del proprio personale fallimento è sanitariamente comprensibile, ma politicamente no.
La resistenza dei suoi burocrati di partito è un ostacolo allla nascita di un vero Pd. Ma Renzi deve chiedere a Marino di lasciare. Gli dia un incarico, lo promuova, trovi un sistema civile per fargli capire che lì non può stare.
Altrimenti con Marino finiranno le ambizioni ventennali del potere renziano dopo appena 24 mesi circa.

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