Giovandomenico Lepore 110909122901
PROFILO 12 Luglio Lug 2015 1300 12 luglio 2015

Lepore, le poltrone dell'ex procuratore di Napoli

Osservatorio anti-camorra. Camera di commercio. Comitati vari e associazioni. Il magistrato napoletano in pensione colleziona incarichi: «Mica tutti pagati».

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Giovandomenico Lepore.

«Uè, uè... specifichiamo bene: non sono tutti incarichi retribuiti. Ci manca solo che arriva la Finanza qua...».
Giovandomenico Lepore è l'ex procuratore di Napoli.
Ora è in pensione. Sarebbe in pensione, a dire il vero.
Da quando ha attaccato la toga al chiodo ha collezionato una mezza dozzina di poltrone.
Chi lo vuole di qua, chi lo vuole di là.
È un po' come Figaro. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano.
«MI TENGO IMPEGNATO». E a Lettera43.it Lepore ridendo ammette: «Mi tengo impegnato, diciamo».
Appena qualche giorno fa è stato nominato presidente del comitato di vigilanza del Cira, il centro aerospaziale campano misto pubblico-privato.
«Saremo in tre a far parte di quest'organo, mi insedierò tra qualche giorno», aggiunge.
Presidente Lepore, ma come fa a seguire tutto? «Eh». Sospira.
CAMORRA E SCIENZA. Segue elenco: è direttore dell'Osservatorio anti-camorra di Napoli, componente del comitato etico dell'Asl Na1, presidente della commissione giuridica Aci Napoli, presidente della Corte arbitrale della Camera di commercio di Napoli, presidente del comitato scientifico “Associazione italiana organismi di vigilanza 231”, presidente dell'organismo di vigilanza della Banca di credito cooperativo. E ora, appunto, il Cira.
E quasi sfotte: «Ma sicuramente ce n'è qualche altro che ora non mi ricordo. Ce ne stanno un sacco».

Non tutto retribuito: «Quasi quasi ci rimetto»

Solo alcuni di questi impegni professionali sono però retribuiti.
Lo è l'ultimo, quello di Capua.
Ci tiene a specificare però che non si sta mica arricchendo. «Quasi quasi ci rimetto».
Lepore è arrivato al vertice dell'ufficio giudiziario napoletano dopo gli anni complicati di Agostino Cordova, tutt'altra pasta: zero contatti coi giornalisti e sigaro borbottante tra le labbra arrabbiate.
Lepore no. Ha uno stile che l'ha reso una celebrità tra gli addetti ai lavori, e non solo per l'abitudine di tenere le conferenze stampa in dialetto.
CAMICETTA E SIMPATIA. Ai tempi degli interrogatori sui presunti ricatti di Valter Lavitola a Silvio Berlusconi, il buon Mimì si presentò alle telecamere di Sky con una camicetta che manco Magnum PI ai bei tempi.
Era fine agosto, e probabilmente Giandomenico stava partendo per le vacanze.
Lo agguantarono con un piede sull'aliscafo e l'altro sul pontile. Ma lui non si sottrasse, pur in bilico.
FEELING COI CRONISTI. È sempre andato d'accordo coi giornalisti che, quando andò via, gli fecero addirittura un regalino di cui ancora oggi va tutto orgoglioso.
Certo, sotto la sua gestione alcuni cronisti sono stati messi sotto intercettazione senza tanti problemi, ma che volete che sia.
TENSIONI CON SILVIO. Tornando a Lavitola, minacciò di mandare i carabinieri a prendere l'allora premier che sfuggiva come un capitone alla convocazione dei pm.
Ci mise la faccia, Lepore, in quel braccio di ferro. Ma Silvio riuscì a sgattaiolare risparmiandosi la foto coi militari ai lati come Pinocchio.

“Sciuliate”, pizza e crocchè

L'ex capo della squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani.

Quando esplose l'inchiesta antimafia che ingiustamente travolse l'ex capo della Squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani per una supposta fuga di notizie a favore di un imprenditore in odore di camorra, il procuratore Lepore mica usò qualche barocca formula diplomatica per motivare l'indagine sul super poliziotto fino a quel momento irreprensibile.
No, tutt'altro. Disse semplicemente: «Vittorio ha pigliat 'na “sciuliata”».
UNO SCIVOLONE. Ovvero, Vittorio è inciampato. È scivolato.
In realtà, come dimostreranno le due assoluzioni in primo e secondo grado di Pisani, la “sciuliata” l'avevano presa i suoi pm, ma è acqua passata.
Per capire il personaggio: la moglie Gloria Caruso, in una divertentissima intervista a Gianluca Abate del Corriere del Mezzogiorno, rivelò l'insospettabile “vizietto” del coniuge.
PRANZO ALL'AUTISTA. «Ogni mattina», raccontò, «gli preparavo il pranzo da portare in ufficio: 30 grammi di pane, insalata e una fettina di carne magra. Un giorno, poi, il suo autista mi fece i complimenti per come cucinavo. Così scoprii che Mimmi regalava il cestino che gli facevo al suo autista, e per sé invece ordinava pizza e crocchè».
Certo, Lepore avrebbe potuto fare un po' di autocritica sui tanti fallimenti giudiziari napoletani nel libro che nel 2014 ha dato alle stampe.
IN SERVIZIO PERMANENTE. Il titolo è perfettamente in linea con lo stato delle cose in Italia: Chiamatela pure giustizia (se vi pare).
Non male, detto da chi ha fatto questo mestiere per oltre 40 anni e che oggi si è inventato il lavoro di magistrato in pensione in servizio permanente effettivo.

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