Tsipras, taglio debito per ridare soldi
EDITORIALE 13 Luglio Lug 2015 1028 13 luglio 2015

Da oggi Atene è diventata un collaterale bancario

L'accordo dell'Eurosummit sancisce la svendita all’incanto di un intero Paese.

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Accordo trovato, ma a un prezzo che lo renderà difficilmente accettabile dai greci.
Da oggi il Paese è praticamente un collaterale bancario, visto i 50 miliardi di euro chiesti a garanzia di nuovi aiuti per circa 85. E poco importa che il Fondo che li gestirà sia ad Atene e non in Lussemburgo, come recitavano le richieste iniziali. E che nella stesura finale dell’intesa possa trasformarsi da garanzia a Fondo di privatizzazione, ovvero un veicolo dove il governo greco farebbe confluire i suoi asset da mettere sul mercato. Sostanzialmente, la svendita all’incanto di un intero Paese.
TSIPRAS COME UN PUGILE SUONATO. Nella più nervosa e drammatica giornata che l’Ue abbia mai vissuto dalla sua fondazione, Tsipras sembrava un pugile suonato disposto ad accettare quasi tutto, ovvero un accordo peggiore di quello che il suo popolo aveva bocciato al referendum. E la Germania un carnefice freddo e beffardo che si accaniva con straordinaria spietatezza sulla sua vittima.
La prima versione delle condizioni cui avrebbe dovuto sottostare Atene prefigurava una sua resa incondizionata e umiliante, e sembrava fatta apposta per buttar fuori la Grecia. La seconda ci va vicino, perché di qui al 15 luglio il governo greco dovrebbe varare quel colossale quanto improbabile piano di riforme che non gli è riuscito in 10 anni.
FINTO SCONTRO MERKEL E SCHAUBLE. La Germania, vero dominus della trattativa, ha finto di giocare due parti in commedia.
Da un lato l’inflessibile ministro delle Finanze Wolfang Schauble perfetto nel recitare la parte del falco, dall’altra la cancelliera Merkel, formalmente più morbida ma nella sostanza totalmente d’accordo con lui.
Una tattica che ha funzionato perfettamente, visto che quello trovato non è un compromesso ma una versione appena più edulcorata dello spietato decalogo di condizioni imposte inizialmente ad Atene per dare via libera al terzo massiccio piano di aiuti.
L'EMERGENZA NON PUÒ DIRSI FINITA. Sulla sensazione dello scampato pericolo i titoli di Stato greci a due anni hanno dimezzato quel 60% di interessi cui prezzavano la dimensione del rischio, ma è sembrato più una reazione istintiva dei mercati i cui investitori non hanno ancora ponderato bene la portata dell’accordo.
La palla passa ora al parlamento di Atene, chiamato a ratificare un’intesa destinata a spaccare Syriza (ovvero quello che voleva Berlino), la cui demagogia ha mostrato fiato corto, e destabilizzare il Paese.
Il che significa che, lungi dall’essere accantonata, Grexit è ancora un’opzione possibile che solo i greci, accettando il brutale commissariamento da parte della Troika e la totale perdita di sovranità, possono a questo punto evitare. Naturalmente trangugiando l'imbevibile medicina.

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