Atene Dayafter 150706175702
L'INTERVISTA 13 Luglio Lug 2015 1540 13 luglio 2015

Grecia - Ue, Varoufakis: «Tsipras ha ripiegato»

L'ex ministro delle Finanze: «Avevo altri piani, preparare il Paese alla Grexit».

 

  • ...

Il sorriso soddisfatto di Yanis Varoufakis.

Il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis non avrebbe ceduto. In una lunga intervista pubblicata su New Statement, il ministro dimissionario spiega i retroscena degli ultimi giorni di negoziati tra Atene e la Troika. E racconta che avrebbe voluto preparare il Paese a una possibile Grexit, senza superare la linea di non ritorno. Ma almeno mostrando di essere pronti a farlo.
Quel voto, nel cabinetto di guerra greco come lo chiama Varoufakis, finì con il ministro messo in minoranza quattro a due.
LA DECISIONE NELLA NOTTE DEL REFERENDUM. Poi c'è stato il referendum: «Ci ha dato una spinta incredibile, che avrebbe potuto giustificare questo tipo di risposta energetica (cioè il piano operativo per la Grexit, ndr) contro la Bce». Ma a quel punto, una volta ancora, le strade di Tsipras e del suo ministro si sono divise. «Quella notte il governo ha deciso che la volontà del popolo, questo clamoroso 'No' , non doveva portare a quel tipo di reazione».
«Al contrario», continua l'intervista, «ha portato a concessioni sul lato opposto, la riunione del Consiglio Ue con il nostro premier che ha accettato la premessa che qualunque cosa accadesse, qualunque cosa facessero dall'altro, non saremmo mai riusciti in alcun modo a sfidarli». «In sostanza», conclude l'economista australiano, «questo significa ripiegamento. Smettere di negoziare».

«In Ue completa assenza di scrupoli democratici. Ora sono in cima al mondo»

Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble.

Varoufakis parla chiaramente, si toglie qualche sassolino dalla scarpa e dice: «Mi sento in cima al mondo». «Non devo più vivere al ritmo di un calendario frenetico, che era assolutamente disumano». E ancora: «Sono sollevato». «Non devo sostenere più a lungo questa incredibile pressione a negoziare per una posizione che trovo difficile da difendere». In compenso spiega l'ex ministro che ha disertato il voto in parlamento sul negoziato con l'Ue, questi mesi di trattative durissime gli hanno fatto capire non solo che sui «poteri forti» aveva ragione ma che è «peggio di quanto avessi immaginato». «È stato divertente», dice ironico, «avere un posto in prima fila».
«COME SE NESSUNO AVESSE PARLATO». Quello che ha visto, ribadisce è «la completa mancanza di scrupoli democratici, a nome dei difensori presunti della democrazia in Europa». Al tavolo delle trattative, sostiene Varoufakis, i suoi ragionamenti non venivano nemmeno ascoltati: «Porti avanti argomenti su cui hai lavorato davvero e stai davanti solo a sguardi fissi nel vuoto. Come se nessuno avesse parlato. Potresti anche aver cantato l'inno nazionale svedese, avresti avuto la stessa risposta». Varoufakis spiega di essere stato in sintonia con diversi protagonisti delle trattative, in particolare con qualcuno dell'Fmi anche «ai livelli più alti» Ma tutti i segnali si fermavano a livello informale, il muro dell'Eurogruppo era in qualche modo invalicabile. Ma di non aver ricevuto la solidarietà degli «altri Paesi indebitati». «E la ragione», dice, «è che il loro più grande incubo era il nostro successo». «I loro elettori si sarebbero chiesti perché non avevano negoziato come noi».

«Schaeuble è sempre stato coerente: o stai sul cavallo o sei morto»

I ministri delle Finanze Sapin (Francia) e Schaeuble (Germania) a colloquio all'Eurogruppo.

Il ministro dimissionario ha persino parole positive per il suo arcinemico: «Schäuble», ammette, «è stato coerente in tutto. La sua visione era: non sto discutendo il programma - questo è stato accettato dal governo precedente e non possiamo permettere che un'elezione cambi nulla. Perché abbiamo elezioni tutto il tempo, siamo 19, se ogni volta che che ci fosse stata una elezione qualcosa cambiasse, gli accordi tra noi non significherebbero nulla».
«FORSE NON DOVREMMO PIÙ VOTARE». La reazione di Varoufakis è stata sarcastica: «Beh, forse non dovremmo semplicemente tenere più le elezioni per i paesi indebitati». Ma non ha ottenuto alcuna risposta. E oggi che è fuori dai giochi, dà la sua interpretazione. Probabilmente, spiega, loro pensano: «Sarebbe una buona idea, ma difficile da realizzare».
Con Merkel, Varoufakis non ha avuto contatti diretti, ma racconta di come la cancelliera abbia cercato di «placare» Tsipras: «Non lascerò che niente di terribile accada, basta fare i compiti a casa e collaborare con le istituzioni».
COME SU UN CAVALLO, O CI STAI O SEI MORTO. Ma, osserva l'economista, il numero uno dell'Eurogruppo e Schaeuble erano «molto chiari». Il ministro delle Finanze tedesco avrebbe usato una metafora «inqeuivocabile»: «è come essere su un cavallo o ci stai sopra o sei morto».
La sola voce di opposizione, stando alla versione di Varoufakis, è stata quella del ministro delle Finanze francesi Michel Sapin, un «rumore sottile»: «Doveva usare un linguaggio molto giudizioso, per non essere visto come un oppositore». E alla fine, si è sempre «piegato e accettato la linea ufficiale».

«Non siamo riusciti a sospendere il processo»

Alexis Tsipras durante una seduta del parlamento greco.

L'ammissione dell'ex ministro è amara: «Ci siamo sentiti, il governo si sentiva, di non essere riuscito a sospendere il processo». Da subito, spiega l'uomo che ha sconquassato per qualche mese i palazzi Ue, la linea è stata: «Questo è un Paese che si è arenato, che si è arenato da tempo. Sicuramente abbiamo bisogno di riformare questo Paese - siamo d'accordo su questo. E poiché il tempo è l'essenza, e nel corso dei negoziati la banca centrale stringeva liquidità per metterci sotto pressione, per farci soccombere, la mia proposta alla Troika era molto semplice: siamo d'accordo su tre o quattro importanti riforme, come il sistema fiscale, l'Iva, e cerchiamo di implementarle immediatamente. E voi rilassate le restrizioni di liquidità della Bce. Volete un accordo globale - cerchiamo di portare avanti negoziati - e nel frattempo cerchiamo di introdurre queste riforme in parlamento in base a un accordo tra noi e voi».
LEGGI INDIPENDENTI? AZIONE UNILATERALE OSTILE. Non ha funzionato. La risposta dell'Eurogruppo nella versione di Varoufaksi è stata: «Ci deve essere una revisione globale». Ma soprattutto, se i greci avessero introdotto una riforma, erano stati avvertiti: «Sarà considerata un'azione unilaterale ostile al processo di raggiungimento di un accordo». Secondo l'ex ministro, questo modo di condurre le trattative è stato poi rivoltato contro la Grecia: «E poi, naturalmente, qualche mese più tardi avrebbero detto ai media che non avevamo riformato il Paese e che avevano solo fatto perdere tempo!».
Poi però c'è stato lo strappo interno e quel voto nel gabinetto di guerra che l'ha messo in minoranza. Varoufakis spiega che non voleva una Grexit: l'idea, precisa, era quella di approntare il sistema esecutivo per renderla possibile, ma di «stare molto attenti a non attivarla». «Non volevo che diventasse una profezia che si autoavvera», argomenta, «Non volevo che fosse come il famoso detto di Nietzsche che se guardi nell'abisso abbastanza a lungo, l'abisso poi guarderà te. Ma ho anche creduto che nel momento in cui l'Eurogruppo ha tagliato fuori le nostre banche, dovevamo mettere in moto il processo».

Correlati

Potresti esserti perso