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TRATTATIVE 13 Luglio Lug 2015 2153 13 luglio 2015

Iran, accordo sul nucleare a un passo

Rohani festeggia, poi ritratta. Da risolvere la questione sull'embargo delle armi.

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Il presidente dell'Iran Hassan Rohani

L'accordo c'è, anche se ancora non si vede. La lunga strada che porta alla storica intesa sul nucleare tra l'Iran e le grandi potenze mondiali è a un passo dalla sua conclusione. Mancano solo le firme. O quasi.
Il via libero definitivo dovrebbe arrivare tra il 13 e il 14 luglio, secondo le indiscrezioni che emergono dalle riunioni di Vienna.
UN TWEET MODIFICATO. E probabilmente, per qualche minuto, era anche arrivato, poi c'è stato un passo indietro. C'è stato però abbastanza tempo perché il presidente iraniano Hassan Rohani potesse twittare che «l'accordo sull'Iran è la vittoria della diplomazia e del rispetto reciproco sull'antiquato modello di esclusione e coercizione». Pochi minuti online, prima che il tweet venisse cancellato e poi ripresentato con un fondamentale «se» davanti.
Il nodo del contendere sembra essere l'embargo sulle armi convenzionali e missili balistici che Teheran vuole revocato immediatamente. Dalla sua, il governo iraniano ha Russia e Cina, tradizionali fornitori di armi al Paese, contro gli Usa, che tengono conto anche delle preoccupazioni dei loro alleati nella regione mediorientale: Israele in prima fila.
«Ci siamo impegnati a impedire all'Iran di dotarsi di armi atomiche e questo impegno è ora valido più che mai», ha ribadito il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Mentre il suo ministro dell'Energia, Yuval Steinitz, ha affermato che quello che si profila «è un cattivo accordo, pieno di scappatoie».
«I negoziati continuano», ha fatto sapere la Casa Bianca, ma, ha detto il portavoce Josh Earnest, «ci sono ancora ostacoli all'accordo».
VERSO UNA REVOCA PROGRESSIVA DELL'EMBARGO. In mattinata alcune fonti avevano affermato che sulla questione dell'embargo sulle armi era stato raggiunto un compromesso, ovvero una revoca progressiva. Evidentemente si tratta di un compromesso che è ancora quantomeno in via di elaborazione. Ma di certo le delegazioni iraniana e dei Paesi del '5+1' (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Franca e Germania) stanno facendo di tutto per concludere positivamente il negoziato, avviato quasi due anni fa.
Avrebbero dovuto concludere entro il 30 giugno, poi hanno spostato la scadenza al 7 luglio, e ancora al 10 e poi alla mezzanotte del 13 luglio. E ormai un giorno in più o uno in meno non conta granché.
La vera fretta, semmai, era di chiudere entro il 7 luglio. In tal modo il Congresso degli Stati Uniti avrebbe avuto solo 30 giorni, e non 60, per valutare l'accordo, ed eventualmente respingerlo. Eventualità tutt'altro che remota, considerate le forti riserve avanzate non solo dai repubblicani, ma anche dai diversi democratici. Con più tempo a disposizione, frattanto, a Vienna ogni singola virgola delle circa 100 pagine del testo dell'accordo viene rivista, così come ognuno dei diversi allegati. Anche per questo ancora non si arriva al dunque, e il «se» inserito nel tweet di Rohani è ancora d'obbligo.

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